giovedì 17 gennaio 2019

LA PRESENTAZIONE DELL'ARTISTA

I PICCOLI POEMI IN PROSA   #1




Cari lettori,
dopo qualche mese ho deciso di riaprire la rubrica “Il momento dei classici”. 
Mi sono resa conto che questa sezione, rispetto ad altre, conteneva meno post, dal carattere piuttosto eterogeneo.

In questi giorni ho pensato di ripetere l’esperimento fatto con la rubrica "Donne straordinarie", per la quale ho creato alcune “serie”, e di dedicare alcuni post al commento di un’opera che amo moltissimo, i Piccoli poemi in prosa di Charles Baudelaire.


Come forse qualcuno di voi sa, questo poeta è in assoluto uno dei miei preferiti ed ho già dedicato questo post alle mie dieci poesie preferite tratte dalla sua raccolta I fiori del male.


Chi mi conosce abbastanza, però, sa che un solo post su Baudelaire per questo blog è decisamente troppo poco. 
Per questo motivo, come nei post della rubrica “Donne straordinarie” ho commentato insieme a voi la quasi totalità delle tragedie di Euripide, così in questa serie di post vorrei presentarvi, un po’ citando ed un po’ commentando, questi Piccoli poemi in prosa.

Ho deciso di andare per ordine e di raccontarveli dal primo all’ultimo, anche perché Baudelaire era molto meticoloso nello scegliere che ordine dare alle sue opere all’interno delle sue raccolte. 

Oggi vedremo insieme un primo “blocco” di piccoli poemi!



À HARSÈNE HOUSSAYE



Mio caro amico, vi invio un piccolo omaggio del quale non si potrebbe dire,
senza ingiustizia, che non ha né coda né testa, perché, al contrario,
è sia testa che coda, alternativamente e reciprocamente…


I Piccoli poemi in prosa si aprono con una dedica che rivela subito il carattere ironico e spesso amaramente sarcastico di Baudelaire. 

Houssaye, il destinatario dell’opera, era direttore di diverse riviste ed un eccellente erudito, ma, al contempo, un mediocre scrittore. Baudelaire, in questo suo piccolo prefazio, lo elogia un po’ troppo, forse perché spera di essere pubblicato, forse (più probabile) perché non resiste all’idea di prenderlo un po’ in giro.

In questo primo, breve componimento, il poeta esprime l’intenzione di voler scrivere un’opera che sia al contempo un insieme di tante piccole componenti ed un’unica entità. Egli esprime il desiderio di creare una prosa poetica, che sia musicale anche senza le rime, che sia fluida come i movimenti dell’anima. 
Per scoprire se sarà davvero così, non resta che leggere…



LO STRANIERO



- E allora...che cosa ami dunque tu, straordinario straniero?
- Io amo le nuvole...le nuvole che passano… laggiù… laggiù…
le meravigliose nuvole!


Lo straniero è un dialogo tra due personaggi ignoti. Il primo, che sembra essere un cittadino, probabilmente di Parigi, si rivolge al secondo, un non meglio precisato straniero, chiedendogli che cosa ami maggiormente.

Quest’ultimo risponde di non avere famiglia, di non conoscere il significato della parola amicizia, di non essere affezionato la patria e di non cercare né l’oro né la bellezza. Conclude affermando di amare soltanto le nuvole.


Con ogni probabilità, le nuvole, per il protagonista, rappresentano, se ferme, la tendenza a sognare e ad estraniarsi, se in movimento, la vastità dei luoghi lontani che egli deve ancora raggiungere.
Si comprende con facilità, dunque, come la sua condizione di straniero sia soprattutto esistenziale: proprio come il poeta, tutto ciò che è terreno gli è di fatto estraneo, perché vive in un mondo che egli stesso si è creato.



LA DISPERAZIONE DELLA VECCHIA



Ah! Per noi, sfortunate vecchie donne, è passata l’età di piacere,
persino agli innocenti; e facciamo orrore ai piccoli bambini
che vogliamo amare!”


Baudelaire, spesso crudele nei confronti di giovani e belle donne che hanno rifiutato il suo amore, prova invece una curiosa simpatia nei confronti delle signore anziane, che talvolta sono protagoniste delle sue opere.


In questo piccolo poema, al centro della scena c’è una vecchia donna che sta prendendo parte ad una festa a casa di una giovane coppia che ha appena avuto il bambino. Quest’ultimo è bellissimo e sorridente, e la vecchia si avvicina per coccolarlo; il piccolo, però, spaventato dall’aspetto della donna, scoppia improvvisamente in pianto.

Scrivendo questa breve storia, il poeta è critico nei confronti della società: trova infatti insopportabile il fatto che, quando una donna perde gioventù e bellezza, rischi di essere messa da parte. Il dolore della vecchia protagonista è una sorta di atto di denuncia.



LA CONFESSIONE DELL’ARTISTA



Ed a volte la profondità del cielo mi costerna: la sua limpidità mi esaspera.
L’insensibilità del mare, l’immutabilità del suo spettacolo
mi ripugnano...Ah! Bisogna dunque eternamente soffrire,
o eternamente fuggire il bello?
Natura, incantatrice senza pietà, rivale sempre vittoriosa, lasciami!
Smettila di tentare i miei desideri ed il mio orgoglio!
Lo studio del bello è un duello in cui l’artista urla di terrore
prima di venire sconfitto.


Questo piccolo poema è una serie di immagini nostalgiche ed evocative e tratta un tema molto caro a Baudelaire: il rapporto tra l’artista e la natura.
Il poeta si sente straziato dalla giornata d’autunno che c’è al di fuori della finestra, e non può fare a meno di notare sia la dolcezza della luce che la malinconia della stagione. 


Il dubbio che assale ogni giorno l’artista è quello di essere troppo piccolo ed inadeguato rispetto alle tante ed immense seduzioni della natura, che spesso lasciano senza parole. Egli reputa che sarebbe meglio arrendersi, come in un duello, e restare in silenzio, piuttosto che rendere un cattivo servizio con la propria arte ad entità come il cielo ed il mare.

Questo è, per Baudelaire e per tanti altri, il tormento quotidiano che li spinge a migliorarsi costantemente ed a provare un rapporto di odio/amore nei confronti della natura.



UN PASSANTE



Personalmente, fui preso subito da una incommensurabile rabbia
nei confronti di quel magnifico imbecille, che mi sembrava
avesse concentrato in sé lo spirito della Francia intera.


Questo piccolo poema è satirico ed esprime rabbia e sconcerto nei confronti della società e della politica francese.


La mattina del primo gennaio, il poeta esce nella neve e vede un asino che trotta, frustato da uno zoticone. All’improvviso, da un angolo sbuca un galantuomo molto elegante, che si prodiga in saluti e complimenti nei confronti dell’asino.

La metafora è molto evidente: Baudelaire ce l’ha con i tanti ambiziosi leccapiedi della società francese, che seguono scioccamente degli “asini” della politica e della società senza nemmeno accorgersi che questi ultimi non sono solo stupidi, ma sono anche, a loro volta, trainati da un rozzo burattinaio.


Credo sinceramente che l’attualità di questo poemetto sia sconcertante!



LA CAMERA DOPPIA



Oh, sì! Il Tempo è ricomparso, il Tempo regna sovrano ora, ed insieme
all’orrido vecchio è tornata tutta la sua demoniaca corte di Ricordi,
di Rimpianti, di Spasmi, di Paure, di Angosce, di Incubi, di Colera e di Nevrosi…


Questo poema è diviso in due parti.

Nella prima il poeta sta vivendo uno stato di trance, forse perché sta dormendo o più probabilmente perché ha assunto delle droghe. Gli sembra di trovarsi in una camera bellissima, dai mobili di ottima fattura, con una luce rosata che dà la sensazione di essere fuori dal tempo, insieme ad una bellissima donna.

All’improvviso, però, qualcuno di non gradito bussa alla sua porta ed egli si risveglia, tornando ad essere dolorosamente consapevole della sua realtà: una stanza fin troppo modesta, la povertà ed una prostituta a fianco.


La camera doppia riprende la tematica, già presente ne I fiori del male, del Tempo che insegue l’uomo come se fosse il suo schiavo e lo obbliga a vivere, soffrendo un po’ di più ogni giorno. 
Immaginare un luogo diverso è una dolce fuga per il poeta, ma il risveglio da questo sogno è sempre molto amaro.



A CIASCUNO LA SUA CHIMERA



Sotto un cielo grigio, in una grande pianura polverosa, senza sentieri,
senza prato, senza un cardo, senza un’ortica, incontrai molti uomini che
marciavano curvi. Ognuno di loro portava sul dorso un’enorme Chimera,
pesante quanto un sacco di farina o di carbone, o il rifornimento di
un soldato romano…


La Chimera è una creatura mitologica, un ibrido tra tre animali diversi. Nel linguaggio comune è poi diventata un termine che indica un sogno continuamente inseguito dall’uomo, spesso irraggiungibile.


In questo piccolo poema, fortemente metaforico, il protagonista vede molti uomini curvi, che marciano con delle Chimere sulle spalle, le quali si aggrappano con violenza ai loro portatori e rendono la loro camminata una vera sofferenza.
Gli uomini non sanno dove sono diretti, ma sanno che da qualche parte si deve pur andare.

Questa è, secondo Baudelaire, la condanna dell’uomo: essere perennemente insoddisfatti, portarsi sempre dietro una pesante Chimera che rende il presente duro da sopportare, anche nei momenti più belli e positivi dell’esistenza.



IL FOLLE E LA VENERE



Ed i suoi occhi dicevano: “Io sono l’ultimo ed il più solitario degli umani,
privato di amore ed amicizia, e ben inferiore in questo al più imperfetto degli animali. Ciò nonostante sono fatto, anche io, per comprendere e sentire
l’immortale Bellezza! Ah! Dea! Abbiate pietà della mia tristezza e del mio delirio!”


In questo piccolo poema in prosa il protagonista sta passeggiando nel parco e la piacevolezza della giornata svanisce nel momento in cui vede un pazzo, un uomo preso in giro da tutti, che si rivolge con gli occhi ad una statua della dea Venere, implorando comprensione almeno da lei.

Il poeta si sente molto vicino al pazzo, dal momento che egli stesso è stato spesso considerato così. Per nessuno dei due, però, sembra esserci conforto nell’amore e nella bellezza, perché la dea Venere resta indifferente alle suppliche di entrambi.




Questi sono i primi “poemi in prosa” che ho deciso di presentarvi!
Li conoscete? Vi sono piaciuti? Quale vi ha colpito maggiormente?
Cosa pensate della mia scelta di conoscere meglio Baudelaire insieme?
Aspetto i vostri commenti!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

12 commenti :

  1. Cara Silvia, qui non ce che di scegliere tutti belli!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso.
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tomaso! Hai ragione, sono tutti bellissimi brani. Buona giornata anche a te :-)

      Elimina
  2. Ciao :)
    Purtroppo ammetto che non è un genere che mi piace molto, però con questo post mi hai incuriosita!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Gaia! Sono contenta di averti comunque interessata!

      Elimina
  3. Ciao Silvia, non conosco molto bene Baudelaire, ma i poemetti che hai presentato sembrano davvero interessanti :-)

    RispondiElimina
  4. Cara Silvia, da me c'è un premio anche per te, sebbene non nominata, perchè ho voluto dare spazio a blog per me nuovi, sempre se ti va. Ciao ciao.
    sinforosa

    RispondiElimina
  5. Anch'io ti ho nominata per un premio ➡ http://gattaracinefila.blogspot.com/2019/01/ho-ricevuto-il-sunshine-blogger-award.html
    Non conoscevo questi poemetti di Baudelaire, grazie per avermeli fatti scoprire!😊

    RispondiElimina
  6. post interessante e mi ha incuriosito molto. Belle anche le immagini. Buona domenica. Ciao

    RispondiElimina