lunedì 8 giugno 2015

10 MOTIVI PER LEGGERE "L'AMICA GENIALE"



Cari lettori,
proprio oggi ho terminato la lettura di “Storia della bambina perduta”, il quarto ed ultimo romanzo della saga “L'amica geniale”, scritta da Elena Ferrante per le Edizioni e/o.

Questa serie ha avuto, di recente, un grande successo, ed è stata molto discussa da giornali e trasmissioni culturali di ogni tipo. Tuttavia, per chi non la conoscesse, ne riassumo brevemente il contenuto. I quattro romanzi raccontano la storia di due donne, Raffaella (detta Lila/Lina) ed Elena (detta Lenù/Lenuccia), partendo dall'infanzia, passando da adolescenza, giovinezza e maturità, fino ad arrivare alla vecchiaia. La storia è narrata in prima persona da Elena, la più studiosa e diligente delle due: è attraverso di lei che conosciamo Lila, una donna dura e fragile allo stesso tempo, capace di imprevedibili colpi di genio così come di crisi profondissime. Entrambe le donne sono state bambine e ragazze in un rione malfamato alla periferia di Napoli, ed entrambe, a loro modo, tentano per tutta la vita di combattere con il clima di povertà ed ignoranza che le circonda.




Se dovessi dare un parere del tutto soggettivo su questi romanzi, direi che si tratta, senza dubbio, di una delle saghe più belle che io abbia mai letto. È un vero e proprio poema epico, anche se scritto in prosa, ed il lettore non può che sentirsi prima coinvolto e poi stravolto dalle vicende delle due eroine.


Tuttavia, so bene che le opinioni personali (soprattutto le meno autorevoli) non sono sufficienti per convincere un potenziale lettore a scegliere un libro invece di un altro. È per questo motivo che ho pensato di scrivere una sorta di decalogo: dieci motivi per cui non solo il primo, ma tutti e quattro i romanzi della serie della Ferrante sono una lettura irrinunciabile. Spero tanto che, una volta terminato questo post, qualcuno di voi avrà la curiosità di andare in biblioteca e di provare almeno a sfogliare il primo volume.







1) “L'amica geniale” è, in assoluto, una delle letture più femministe che mi sia capitato di fare. 

Il messaggio centrale del romanzo è: qualsiasi donna può sottrarsi alla società sessista nella quale le è malauguratamente capitato di vivere, se solo prende atto della sua condizione e fa uso delle sue risorse migliori.

Lila prende la strada dell'indipendenza, dell'imprenditoria, delle nuove tecnologie. Lenuccia punta tutto sullo studio, sulla cultura, sulla possibilità di poter scrivere e diffondere le sue idee. Entrambe, però, creano qualcosa di nuovo, che non sarebbe stato possibile senza il loro coraggio, e l'autrice non fa mai pensare che una soluzione sia migliore dell'altra. Non vi è una distinzione tra “donne di casa” e “donne in affari”, tra “intellettuali” ed “ignoranti”. Le figure femminili per le quali, invece, non si intravede mai speranza di vita migliore, sono quelle che si consegnano del tutto ad una figura maschile di riferimento.







2) “L'amica geniale” è un ritratto realistico dell'Italia e della sua storia. 

Attraverso gli occhi delle due protagoniste, che hanno origini umilissime e lottano per decenni per potersi affermare, il lettore vede molto da vicino una serie di avvenimenti che hanno riguardato il nostro Paese. C'è il fascismo, il clima di paura, la difficoltà ad uscire dagli strascichi di una lunghissima guerra; ci sono gli anni '50, la lenta ripresa, i primi segnali di benessere; ci sono gli anni '60, il boom economico ed un'Italia che continua drammaticamente ad essere spaccata in due; c'è il clima di lotta politica, che sfocia nel terrorismo, tra gli anni '70 ed '80; ci sono tutti i casi di corruzione relativi all'inizio degli anni '90; è presente, infine, la contemporaneità, con una “medietà piena di orrori” che forse fa ancora più paura. La storia reale si mescola con quella fantastica, in quanto molti di questi eventi riguardano personaggi del romanzo, spesso anche di primo piano. Leggere questa storia significa conoscere molto di più dell'Italia e poter immaginare come si siano sentiti coloro che hanno vissuto alcune tappe fondamentali del secolo scorso.







3) “L'amica geniale” è un romanzo prevalentemente al femminile che come “protagonista geografica” non ha scelto le solite e super-utilizzate New York, Londra, Parigi. 

Non si è nemmeno fatto tentare dalle seduzioni di Milano o dal fascino eterno di Roma. “L'amica geniale” pone al centro Napoli, una città considerata ricca di poesia e storia quasi quanto la Capitale, ma anche tristemente famosa per le sue storie di degrado e di delinquenza. Le due anime della città convivono e si intrecciano in ogni momento, perché perfino la distinzione tra il centro storico di Napoli, i quartieri aristocratici in riva al mare ed i rioni popolari è molto più sottile di quello che si potrebbe immaginare. La serie di Elena Ferrante è un atto d'amore per la città di Napoli, nell'accezione più vera del termine. Invece dell'infatuazione per l'idea di una città, come tante volte mi è capitato di leggere, l'autrice ci presenta il legame indissolubile con la propria terra, l'incapacità dei personaggi di allontanarsene anche se sarebbe il miglior gesto da compiere, la nostalgia che si prova perfino per i ricordi più squallidi che legano ad essa le protagoniste.






4) “L'amica geniale” è in grado, con pochissime frasi, di ribaltare completamente l'idea di bene e male che hanno la maggior parte delle persone. 

La stessa Lila è spesso definita “cattiva” da Lenuccia, ma l'accezione non sembra negativa, anzi, il lettore ha quasi l'impressione che si tratti di un complimento. La cosiddetta “bontà” di molti personaggi e, in modo particolare, di alcune figure maschili, si rivela una maschera inconsistente. L'idea è semplice ma efficace: nella realtà, i buoni ed i cattivi non esistono. Come l'autrice stessa scrive, “solo nei romanzi brutti la gente pensa sempre la cosa giusta, dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa, ci sono quelli simpatici e quelli antipatici, quelli buoni e quelli cattivi, tutto alla fine ti consola” (“Storia della bambina perduta, pag.429). Le due eroine non sono certo sempre dei modelli da imitare, anzi, spesso fanno gesti che potrebbero essere considerati meschini, o, a volte, addirittura sciocchi e senza senso; non per questo, però, risultano meno amate dal lettore. Esse vengono, invece, ancor più comprese nella loro umanità.






5) “L'amica geniale” non glorifica la classe sociale degli intellettuali a discapito delle persone più semplici e meno colte. 

Le persone che hanno potuto studiare e farsi una cultura sono spesso viste dalla narratrice Lenuccia come un'ancora di salvezza, soprattutto durante le prime fasi della sua vita; dopo un primo momento, però, esse rivelano un'inaspettata ristrettezza di vedute, un certo snobismo ed una superficiale ostinazione sulle proprie posizioni. Al contrario, può succedere che personaggi del tutto incolti si rivelino molto sensibili ed intelligenti.






6) “L'amica geniale” è una serie nella quale, incredibile ma vero, Litterae dant panem

Nel corso dei romanzi vengono presentate molte figure di scrittori, editori, professori, e si parla diffusamente del loro lavoro e di come essi lo gestiscano. Si tratta di uno spunto consolante, vero? Per me lo è sicuramente.






7) “L'amica geniale” non pone mai un freno alle passioni, nemmeno a quelle più basse ed inverosimili. 

Non esiste un giudizio morale se non quello che danno alcuni personaggi subalterni, che finiscono sempre per essere messi in cattiva luce. Nessuna debolezza, nessun piccolo gesto opaco viene taciuto, e la narrazione leggera, quasi casuale, spinge il lettore ad accettare con serenità ogni singolo evento e persino a comprendere le motivazioni personali dei personaggi.





8) “L'amica geniale” presenta una vera rarità, qualcosa che a me non è capitato praticamente mai di leggere: un triangolo amoroso tra due donne ed un uomo nel quale è quest'ultimo ad apparire nella luce peggiore. 

È veramente curioso, specie per una lettrice che ha già terminato decine di romanzi rosa, come me, leggere di un simile intreccio senza percepire una reale rivalità tra le donne, senza vedere il solito (e ritrito) siparietto delle due ragazze che “lottano” per la conquista dell'uomo. Non svelo altro, ma vale davvero la pena di leggere.






9) “L'amica geniale” non fa un'accorata difesa della maternità e della famiglia. 

Al contrario, nel corso di quattro romanzi, l'autrice racconta senza alcuna remora di violenze domestiche, spose bambine, matrimoni a cui le donne sono costrette, unioni tra persone sposate, divorzi, madri crudeli con le figlie e relazioni iniziate e terminate in brevissimo tempo. Quello che però più colpisce non è l'intreccio degli avvenimenti, ma il messaggio che sembra provenire. L'impressione che si ha, infatti, è che la vera felicità arrivi proprio nel momento in cui ci si è liberati da ogni etichettatura, da ogni forma, e si può vivere con serenità la formula personale che è stata scelta.






10) “L'amica geniale” non idealizza, ma al tempo stesso glorifica l'amicizia. 

Lila e Lenuccia, ad una prima lettura, potrebbero non risultare propriamente amiche, almeno non nel senso tradizionale del termine. Il loro, infatti, è un rapporto di amore-odio, minato dai costanti manrovesci della sorte, insidiato da inevitabili gelosie, sempre sottoposto agli scherzi della vita e del tempo che passa. Eppure, le due, nonostante litigi ed allontanamenti, tendono sempre a cercarsi, con un'intensità quasi dolorosa, consapevoli, anche dopo decenni, che l'una non è niente senza l'altra. È per questo che io credo che la loro non sia un'amicizia, come dice Lenuccia; io ritengo, invece, che la loro sia l'amicizia, ovvero la migliore possibile nell'arco di una vita intera, e, in ogni senso, la più autentica.





Spero che questo decalogo sia stato utile ed interessante per chi non conosce i romanzi.

Allo stesso modo, spero che le mie opinioni possano essere condivise e discusse da altri lettori della Ferrante. Come sempre, se qualcuno ha qualche risposta da darmi o qualche opinione diversa dalla mia… fatevi avanti!

Grazie mille a tutti coloro che mi leggono. Al prossimo post :-)

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