domenica 31 maggio 2015

LE DODICI FATICHE DELLO STUDENTE DI LETTERE


Cari lettori,
l'idea per questo post è nata mentre, la settimana scorsa, stavo leggendo Le fatiche di Hercule. In questo spassoso volumetto, l'arcinoto protagonista riflette sul suo nome, Hercule, e, mentre svolge il suo lavoro di detective privato, si rende conto di aver affrontato, nel corso della sua vita, dodici fatiche, simili a quelle compiute dal suo eroico omonimo. Ovviamente le “fatiche” sono altrettanti racconti gialli, che, come sempre – stiamo parlando di Agatha Christie! -, sono semplicemente geniali.


Una volta terminata la lettura, mi è capitato di pensare, proprio come Hercule Poirot – con il quale ho in comune solo l'altezza, purtroppo -, al mitico Ercole ed a tutti gli eroi della classicità che ho studiato durante i miei anni di liceo e di Università. Come spesso mi succede, mi è venuta un po' di nostalgia del passato, e mi sono consolata pensando che, in fondo, anche io ed i miei compagni della Facoltà di Lettere siamo riusciti a sopravvivere a tante, inenarrabili fatiche.


Senza dubbio, alcune di esse sono condivisibili anche con studenti di altre Facoltà.

Tuttavia, chiedo al lettore di essere clemente, perché, si sa, a noi “letterati” tocca ogni giorno convivere con tanti invincibili eroi, che, per quanto fatti di carta, non per questo non esistono, e possono rivelarsi dei modelli con i quali è piuttosto arduo reggere il confronto. Non me ne voglia il lettore se cerco di far sentire un po' eroici i miei colleghi.

Quali sono, dunque, le orride fatiche che chi si iscrive a Lettere deve mettere in conto?





1)Uccidere l'invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come trofeo. 
Non appena si iscrive al primo anno, l'impavido studente ha già un'idea chiarissima di quale sarà il primo mostro da affrontare. Lo sa bene, perché tutti gliene parlano: il suo nome è ribadito dagli studenti veterani, ripetuto dai tutor, sussurrato con paura e venerazione dalle matricole. Non si può far finta di niente, perché è semplicemente impossibile ignorare il Re della Foresta Accademica. Dovunque lo studente vada, si troverà sempre faccia a faccia con l'invincibile esame di Letteratura Italiana I, reso invulnerabile dai mitici poteri del malvagio volume Contini. È con lui che lo studente deve ingaggiare una battaglia impari: il libro opporrà un'ardua resistenza, grazie alle sue cosiddette chiose che non spiegano un accidente, al linguaggio più che ermetico ed ai testi in latino candidamente riportati senza traduzione. Tuttavia, se si studia a dovere, il leone riconosce la sconfitta. Lo studente, sgominato il Contini, esce dall'aula con il suo trofeo: un fogliettino con un giudizio che ti ammette alla seconda parte dell'esame. Pensavate forse che fosse finita lì?



2) Uccidere l'immortale Idra di Lerna.
Se l'Università fosse un videogioco, sicuramente, a questo punto, si salirebbe di livello. Già, perché se Letteratura Italiana I è un indiscusso sovrano, Latino I è un insaziabile mostro. Si tratta di uno di quegli esami infiniti, a più teste: parziale di Lingua, parziale di Letteratura, seminario... Ognuna di queste teste ha come guardiano un'assistente, solitamente giovane, professoressa di liceo classico e parecchio esigente. Inutile dire che fanno più paura queste ultime delle teste del mostro, no? Lo studente non ha scelta: deve decapitare tutte le teste, se vuole uccidere l'Idra. Spesso gli sembrerà di perdere il controllo della materia e si sentirà disorientato dalla quantità di materiale da preparare per l'esame. La decapitazione di alcune teste particolarmente toste potrebbe farlo uscire dall'aula esausto e insanguinato come Harry Potter dopo aver affrontato il Basilisco (che poi è della stessa famiglia dell'Idra di Lerna). Nel mio caso, una volta ci sono volute 10 ore. Tuttavia, l'eroico studente, se dotato di perseveranza, riuscirà anche in questa fatica.




3) Catturare la cerva di Cerinea. 
Giunti al secondo anno, il piano di studi si fa più flessibile. Questo comporta l'inserimento di esami un po' più interessanti, sicuramente più piacevoli, ed anche la possibilità, se lo si vuole, di cambiare alcune regole del piano di studi. È allora che lo studente fa la conoscenza di una figura eterea ed inafferrabile: il coordinatore del piano di studi. Un personaggio simpatico e affabile, senza alcun dubbio. Anche disponibile, eh! Per cinque secondi, di sicuro. Sempre che lo si riesca a catturare e non fugga via con due balzi affermando di avere altri 25 colloqui oltre a quello con il malcapitato. Per l'intero mese di Ottobre la sua figura diventa mitica, e c'è persino chi, spinto all'esasperazione, lo insegue fino in mensa o alla toilette, con risultati piuttosto scarsi. In ogni caso, gli studenti che cercano di andare nel suo studio hanno l'occasione di compiere un'opera di bene: salveranno infatti la vita ai suoi tesisti, che hanno cercato più volte di appendersi al lampadario dello studio.


4) Catturare il cinghiale di Erimanto. Al terzo anno della Triennale, la preparazione andrebbe completata con un laboratorio universitario o, a scelta, con uno stage. Lo studente, il più delle volte, non avrà dubbi: lanciando per aria penne, appunti e libroni, dirà la fatidica frase: “Basta stare tutto il giorno in Università! Mi cerco uno stage!” Dopotutto, chi rifiuterebbe una volonterosa persona che vuole lavorare gratis? Parecchia gente, ecco chi. La maggior parte degli studenti inizierà già precocemente a considerare il mondo del lavoro come una sorta di cinghiale imbufalito: esso, infatti, ha paura di farsi mangiare anche solo un pelo, quindi ti carica senza pietà. Le scuole richiederanno una trafila burocratica tale da far svenire la segretaria di un notaio, le case editrici ribatteranno che ormai non c'è più lavoro nemmeno per i salariati, gli uffici del comune e le biblioteche risponderanno che si entra solo su concorso!, e quanto ai teatri, ai giornali ed altri enti culturali... beh, diciamo solo che mostreranno le zanne.Alcuni studenti più abili e fortunati riusciranno a portare a casa il tanto sospirato stage. Molti di più di accontenteranno di un laboratorio in Università, venendo meno a quello che avevano detto all'inizio.



5) Ripulire in un giorno le stalle di Augia.Avete presente com'è la camera di uno studente universitario (non solo di Lettere), ed in modo particolare le mensole dei libri, dopo una sessione d'esami? Il povero ragazzo, dopo aver concluso, vorrebbe soltanto mangiare e dormire per giorni; tuttavia, non gli è possibile. Fogli volanti per il ripasso e blocchi di appunti ingombrano il letto, altri libri hanno svolto per giorni la funzione di cuscino, dalla mensola si solleva una polvere che si attacca in gola e spesso si scopre con orrore uno schema riassuntivo di fianco alla tazza del bagno.Accettare di vivere in tali condizioni sarebbe un po' come decidere di andare a vivere in una stalla.È così che, dopo la sessione d'esame, ha inizio la sessione pulizie di primavera, che personalmente ho sempre chiamato “Operazione Cenerella”. Se non altro, per pulire e riordinare non c'è più bisogno di strizzarsi il cervello.


6)Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo.Questi orrendi uccelli dal becco aguzzo sono pericolosissimi, in quanto affamati di carne umana. Purtroppo per lo studente, essi possono assumere moltissime forme diverse e celarsi dietro le persone più insospettabili. Le loro tecniche di attacco più tristemente note sono:Lettere? Cosa vuoi fare, insegnare? (faccia schifata)”Lettere? Ma esiste ancora?”Beh, tu fai Lettere, di cosa ti lamenti, basta studiare!” (riservato alle donne) “Se fai Lettere, cerca di trovare un marito ricco!”No no, lascia, faccio io, tu fai Lettere, non hai senso pratico per queste cose!”Lettere? Ma ti piace davvero?” Purtroppo, più che la dispersione, spesso si verifica la fuga dello studente. In fondo, è un vecchio problema: Litterae non dant panem. Lo dicevano già ai nostri colleghi nell'antica Roma. Consoliamoci.



7)Catturare il toro di Creta.Prima o poi, nel corso del terzo ed ultimo anno di Triennale, giunge il momento in cui lo studente si rende conto di dover chiudere il cerchio. In altre parole, è necessario trovare un relatore, scegliere un argomento e scrivere la Tesi Triennale. Lo studente spesso temporeggia, è indeciso e si trova in difficoltà. Di solito, considerata la Facoltà, è uno il pensiero che, alla fine, lo convince: ma sì, dai, tanto devo fare per forza la Specialistica, se sbaglio qualcosa farò di meglio la prossima volta. Semplice, ma efficace. È così che lo studente senza macchia e senza paura prende il toro per le corna e si porta a casa la tanto sudata Laurea Triennale. Non ha avuto bisogno di andare a Creta, ma si sente comunque soddisfatto, perché ha detto “fine” ad un pezzo del suo percorso, perché ha potuto finalmente prendere con sé un mattoncino del Palazzo Accademico nel quale si è perso per anni.



8)Rubare le cavalle di Diomede.Il nostro caro studente adesso è alla Specialistica. Capisce che non è più il tempo di scherzare (lo è mai stato?), e che fuori lo attende il mondo del lavoro e la vita adulta. In un tentativo quanto mai eroico di aiutarlo, l'Università organizza conferenze di tutti i tipi, sempre, naturalmente, dedicate agli studenti della Specialistica. Pomeriggi in cui si conoscono professionisti, si presentano master, si parla del mondo del lavoro. Per quanto riguarda, però, chi si è iscritto a Lettere, spiace dire che questi incontri rasentano il penoso. Per spiegare il perché, è necessario soffermarsi un attimo sulla figura di Diomede. Si tratta di un eroe particolare: è fortissimo, invincibile, presissimo da quello che fa, ma un po' troppo concentrato sulla sua carriera di eroe omerico, e, per questo, una volta, senza accorgersene, ferisce in battaglia Afrodite, la dea dell'amore. Ecco, i signori che tengono queste conferenze sono un po' dei Diomede: provocano ferite mortali ai grandi amori dei letterati. Sono spesso dei formatori di aziende, e non si rendono conto di parlare di strategie di marketing, di selezione del personale e di tecniche di problem solving a persone che hanno appena trascorso due ore a tentare di capire se Baudelaire si identificava di più in un albatro o in un cimitero di notte. Inutile dire che queste persone escono dalla conferenza con la sensazione di non essere decisamente pronti a far parte del mondo del lavoro. Che cosa c'entrano le cavalle, dite voi? Beh, non molto. Di solito, però, in questi casi allo studente viene una grandissima fame nervosa. Una bistecca equina potrebbe essere di dimensioni proporzionali al buco nello stomaco. Buon appetito!



9)Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni.Per il nostro studente, la Laurea Triennale sembra appena conseguita. Per questo motivo, egli desidererebbe soltanto riposarsi sugli allori, ma non sempre è consigliabile. La scelta dell'argomento per la Tesi di Laurea Magistrale, infatti, incombe. Questa volta la Tesi non può essere considerata una “prova generale”, ma rappresenta il congedo definitivo dagli studi. Sarà la dimostrazione ultima delle tue competenze e delle tue abilità, una sorta di prezioso monile di cui fregiarti ogni volta che, nel tuo precario futuro, dovrai far capire quanto tu valga(“Sa, comunque ho svolto una Tesi su questo argomento, che ha richiesto, lei capisce, una certa mole di lavoro da sbrigare...”).
Per questo motivo, la scelta è spesso difficile, anche perché molte materie sono gettonate e molti professori richiestissimi. Per amore di verità, occorre aggiungere che tanti studenti tornano dallo stesso relatore della Triennale. Anche io l'ho fatto, dal momento che mi ero trovata molto bene. In ogni caso, anche se con fatica, perfino la cintura di Ippolita viene conquistata.


10)Rubare i buoi di Gerione. Lo studente è ormai arrivato agli esami dell'ultimo semestre. Deve scegliere quelle tre, quattro materie che darà per ultime. Solitamente, avendo ormai fatto fuori, in quasi cinque anni, tutti i corsi davvero importanti, egli inserisce tranquillamente materie complementari, corsi di approfondimento, discipline più leggere. Ringalluzzito ed esaltato dalla fine delle fatiche che si sta avvicinando, egli si dice: “Ho sconfitto il Leone Nemeo! Ho decapitato tutte le teste dell'Idra di Lerna! Che cosa sarà mai, portare al pascolo un po' di mucche?!?” Ed è qui che si sbaglia. Già, perché, anche tra i giovanissimi, il tempo passa. Il peggio è ormai alle spalle, si intravede la fine, e mettersi a studiare, anche per materie di poco conto, diventa di giorno in giorno più faticoso. È un momento quasi surreale per il letterato medio: si rende conto, infatti, che perfino lui non si appassiona più a studiare. La fine dell'ultima sessione viene festeggiata con un baccanale in piena regola.



11)Rubare i pomi d'oro del giardino delle Esperidi.
I pomi d'oro, com'è noto, sono custoditi da tre Esperidi. Nello specifico, la domanda di approvazione dell'argomento, la domanda di laurea ed il modulo di consegna della Tesi. Le Tre Esperidi se ne stanno ben acquattate nell'impenetrabile giardino della segreteria accademica. Esso è fatto di siepi umane di studenti scocciati, di sportelli a cui si accede con un numeretto (sì, come dal macellaio) e di alberi squartati in maniera inquietante e trasformati in un mucchio di carta inutile, anzi, dannosa, della quale non fregherà mai nulla a nessuno. Solo grazie al superamento delle tre Esperidi si potranno gustare i dolci frutti della laurea. Il nostro eroe è allo stremo, ma non ha intenzione di mollare, e, seppur strisciando, si trascina verso l'ultima fatica.

12)Portare vivo Cerbero, il cane a tre teste guardiano degli Inferi, a Micene.È il momento, tanto temuto e tanto atteso, della Laurea Magistrale. L'ultimo mostro, quello che, nei momenti peggiori, ha fatto intravedere le porte dell'Inferno, è finalmente sconfitto, e l'eroe può affermare di aver portato a termine tutte le sue fatiche.Ma come, direte voi... Cerbero va portato a Micene? La culla dell'antica civiltà greca? Il luogo dove tutto è iniziatoAhimé, sì. Quella che sembra una fine non è nient'altro che un inizio. Al di là delle spalle dell'ormai ex-studente si celano altri cinghiali, altri leoni, altre idre di Lerna ed altri mostri sconosciuti, non tutti così ben ordinati e disponibili a ingaggiare la lotta come i loro predecessori.
Se non altro, questa volta saremo pronti ad affrontarli da eroi.





Grazie di cuore a tutti quelli che sono arrivati in fondo a questa lettura. Non sapete quanto mi renda felice sapere che questo spazio è visitato da qualcuno ogni giorno e vedere che le visualizzazioni continuano a salire. Nel caso qualcuno volesse lasciare anche un piccolo commento, ne sarei felicissima. A presto :-)

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