venerdì 15 dicembre 2017

IL MERCANTE DI VENEZIA

Un’originalissima versione dell’opera shakespeariana al Teatro Carcano





Cari lettori,


ultimo appuntamento con i “Consigli teatrali” prima delle festività natalizie!


Dopo Eduardo De Filippo e Molière, anche oggi parliamo di un autore conosciutissimo e molto amato: Shakespeare.



Sono infatti felice di presentarvi Il mercante di Venezia, grande classico della letteratura inglese, che viene però presentato al Teatro Carcano in una veste del tutto nuova.


Vediamo insieme che cosa rende così speciale questa rappresentazione!





L’originalità nel raccontare la storia





Ci sono soltanto due persone sulla scena: l’unico attore dello spettacolo, Davide Lorenzo Palla, ed il musicista che lo accompagna, Tiziano Cannas Aghedu.



La storia di Antonio, Bassanio e Shylock non è raccontata in modo tradizionale, con i dialoghi recitati tra differenti personaggi. Essa è invece materia di narrazione per uno straordinario monologo.


In poco più di un’ora e mezza, Davide Lorenzo Palla espone gli eventi, racconta aneddoti storici, ricostruisce interazioni e confronti tra i personaggi ed imita tutti i protagonisti della storia.



È così che lo spettatore viene a conoscenza della tristezza e delle preoccupazioni di Antonio, della romantica spavalderia di Bassanio, del sofferente desiderio di vendetta di Shylock.


Interessante anche la valorizzazione del personaggio del “gobbo” Lancillotto, servo dell’usuraio ebreo, che diventa il vero e proprio narratore della vicenda.



Grazie al potere della parola ed alla bravura dell’attore protagonista, chi assiste allo spettacolo si ritrova immediatamente catapultato nel mondo shakespeariano.





La centralità di Venezia e le scenografie





Il bellissimo sfondo utilizzato per lo spettacolo è una sorta di cartina geografica d’epoca, che illustra con dovizia di particolari la conformazione di Venezia al tempo della storia.


Man mano che procede con la narrazione, Davide Lorenzo Palla mostra allo spettatore degli scorci ormai perduti della città lagunare: il porto dal quale Antonio aspetta con apprensione le sue navi; il ponte di Rialto, oggi centro del turismo e ieri cuore del commercio; il ghetto, luogo dove Shylock e i suoi sono costretti a vivere segregati; le strette vie della città, per le quali hanno luogo delle mascherate che iniziano ben prima di Carnevale.



L’impressione che ha lo spettatore è che Venezia sia una protagonista silenziosa dell’opera shakespeariana.



In effetti, le particolari caratteristiche di cui è sempre stata dotata questa città, a partire dalla collocazione, passando per le tradizioni, fino ad arrivare al suo particolare ordinamento politico, la rendono una sorta di microcosmo.





Il coinvolgimento del pubblico




Uno dei motivi per cui, a mio parere, questo spettacolo sta riscuotendo tanto successo anche nelle scuole è il fatto che, prima della rappresentazione vera e propria, Davide Lorenzo Palla e Tiziano Cannas Aghedu coinvolgono il pubblico in un tentativo di ricostruzione dell’atmosfera teatrale del tempo.



Troppo spesso, infatti, si ha un’idea limitata della dimensione teatrale. Si tende a vedere il teatro come un luogo di nicchia, una sede di eventi culturali, e soprattutto un posto dove è necessario semplicemente stare zitti ed ascoltare.



Questa rappresentazione fa capire agli spettatori che il teatro è molto di più.


In particolare, al tempo di Shakespeare, esso era luogo di aggregazione ed anche di caos. La platea rumoreggiava, esprimeva il suo parere sullo spettacolo senza un grande riguardo per l’etichetta ed accoglieva i suoi attori preferiti come noi faremmo oggi con i divi del cinema.



Gli spettatori più giovani erano, secondo me, inizialmente un po’ confusi, ma molto divertiti. Sicuramente è stata un’ottima idea per sciogliere il ghiaccio e divertire fin da subito il pubblico.





La giustizia nella “commedia nera” shakespeariana





Come già raccontavo in questo post, dedicato alle opere shakespeariane che preferisco, è davvero difficile, per lo spettatore, non essere nemmeno un po’ solidali nei confronti di Shylock, che da implacabile villain si trasforma in una vittima della giustizia veneziana, costretto ad un’esistenza forse peggiore della morte.



In effetti, Il mercante di Venezia è considerata una “black comedy”, a metà tra la commedia ed il dramma.


Il lieto fine è garantito per le due coppie di innamorati, Bassanio e Portia e Jessica e Lorenzo.


Una felicità un po’ amara è riservata ad Antonio, che si salva da una sentenza di morte ed umilia il suo storico nemico, ma resta senza averi ed in preda alla sua solita malinconia (considerato anche che, dopo il matrimonio, la sua amicizia con Bassanio probabilmente non sarà più la stessa).


Per Shylock, invece, non c’è scampo: la sua storia è una vera e propria tragedia, che spinge lo spettatore a farsi alcune domande di carattere storico e sociale.






Lo spettacolo resterà al Teatro Carcano solo fino a domenica!


Consiglio a tutti coloro che abitano a Milano o in zona di prendere un biglietto… resterete molto soddisfatti!


Avete qualche altro spettacolo a tema Shakespeare da consigliarmi? Fatemi sapere!


Grazie per la lettura e al prossimo post :-)

lunedì 11 dicembre 2017

CHRISTMAS COUNTDOWN 2017 #2 : FILM PER LE FESTE: CONSIGLI IN ROSA DISNEY EDITION



...mancano 2 settimane a Natale!


Cari lettori,
bentrovati al secondo appuntamento con il “Christmas countdown 2017”!

Se lunedì scorso abbiamo parlato di "Natale&libri", oggi ho scelto di raccontarvi qualcosa a proposito di “Natale&cinema”, e quale momento migliore delle festività per parlare dei classici Disney? Non ditemi che nessuno di voi non ha mai trascorso le serate tra Natale e Capodanno a rivedere i cartoni animati della propria infanzia!


Come ben sapete, mi piace dare un discreto spazio sul blog all’universo femminile, ed ho già dedicato un post alle eroine più spontanee e simpatiche appartenenti all’universo dei romanzi rosa.
Mi è però venuto in mente che, pur avendovi proposto, tempo addietro, un booktag a tema "Principesse Disney", non vi ho mai detto quali siano le mie preferite.


Essendo un’avida lettrice di altri blog (vi osservo, eh!) mi è capitato di imbattermi in alcune analisi interessanti sulle figure delle principesse Disney e sul modo in cui esse siano cresciute e si siano evolute insieme al loro pubblico femminile.


In particolare, i critici distinguono quattro importanti terzetti di principesse, appartenenti ad altrettante epoche storiche.

Le prime tre principesse, ovvero Biancaneve, Cenerentola ed Aurora, incarnano un modello di donna classico ma ormai appartenente ad altri tempi: hanno un carattere (fin troppo) dolce, sono brave nei lavori casalinghi, sognano il loro principe.

Il secondo terzetto è composto da Ariel, Belle e Jasmine, tre ragazze tanto romantiche quanto curiose e predisposte all’avventura.

Il terzo gruppo è costituito da Mulan, Pocahontas e Tiana, vere e proprie eroine della loro storia, dalle cui decisioni dipende, per la prima volta, l’andamento della narrazione.
Infine le principesse di più recente creazione, ovvero Rapunzel, Merida ed il duo di sorelle Anna ed Elsa, sono l’emblema della giovane donna contemporanea: non esistono più regole fisse per loro, come, per esempio, il coronamento di un sogno d’amore, ma ognuna di loro si crea la sua felicità come meglio preferisce.


Ho scelto le mie cinque eroine preferite attingendo da tutte le quattro categorie di cui vi ho parlato. Non è stato facile, dal momento che adoro i classici Disney, ma alla fine ho preferito parlarvi di queste…




Aurora – La bella addormentata nel bosco (1959)



La storia della piccola condannata da un terribile maleficio in culla e poi “adottata” dalle tre fate buone mi è sempre piaciuta molto.

Ho sentito molti critici e blogger lamentare il fatto che ad Aurora, pur essendo la protagonista, vengano affidate poche battute, e che il suo personaggio non sia particolarmente caratterizzato.
Io invece credo che la gentilezza, la bontà, l’onestà della protagonista siano molto ben descritte, anche se spesso in modo breve ed attraverso le parole degli altri. Nelle pellicole più riuscite, infatti, bastano poche parole, oppure dei gesti al momento giusto, per far capire molto di un personaggio.

La qualità che ammiro di più in Aurora è sicuramente la pazienza. Le tre fatine, infatti, sono buone e dolci quanto vogliamo, ma è innegabile che soffochino la ragazza con le loro premure e che spesso le insegnino a vedere pericoli in ogni dove. I loro continui battibecchi, poi, sono divertenti per lo spettatore, ma, al di fuori di un cartone animato, farebbero venire il mal di testa a chiunque.
Mi piace anche il fatto che Aurora sia la primissima eroina Disney che, incredibile!, tenta di rifiutare il principe a cui è stata promessa preferendogli Filippo, il ragazzo che ha incontrato nei boschi. Il fatto che poi i due siano la stessa persona ci fa chiaramente capire che siamo davanti ad una favola.



Belle – La bella e la bestia (1991)



Il primo motivo per cui Belle mi piace così tanto è il fatto che sia un’intellettuale ante litteram: la vita piccolo-borghese dei suoi concittadini non le interessa e preferisce trascorrere le giornate in libreria a scegliere nuovi romanzi da leggere (senza guardare dove va). Per questo motivo è additata come una ragazza tanto bella e gentile quanto stravagante. Anche suo padre viene discriminato a causa della sua passione per la scienza e delle sue strane invenzioni.
Una qualità che ugualmente apprezzo, accanto alla sua sete di sapere, è la capacità di pensare con la propria testa: ella non si fa spaventare dai giudizi altrui, non è interessata a Gaston (il belloccio del paese che cerca rozzamente di conquistarla) e difende il padre dalle prese in giro.


Si parla spesso de La bella e la bestia come di una storia che esalta la bellezza interiore a discapito di quella esteriore, e questo è certamente vero.
Io credo, però, che questo classico Disney sia anche e soprattutto un vero e proprio manifesto contro l’ignoranza di qualsiasi genere.

Sono sicuramente ignoranti i compaesani di Belle, che rifiutano a prescindere e guardano con sufficienza tutti coloro che svolgono un’attività (come la ragazza ed il padre) che loro non sono in grado di comprendere; è terribilmente ignorante Gaston, che pensa di essere il migliore per le sue abilità nella caccia e nella rissa, ma è soltanto un pericoloso sbruffone; sono ancora più ignoranti i suoi tirapiedi, che non ci pensano due volte a seguirlo passivamente e ad attaccare la Bestia, rea di essere soltanto qualcosa che loro non conoscono.

In questo senso Belle, supportata dall’amore della Bestia ed aiutata dal padre e dagli stravaganti amici del Castello, è una vera e propria eroina che porta con sé la luce del sapere e della verità.



Mulan (1998)



La protagonista di questo straordinario classico Disney non è appartenente ad una famiglia reale, ma è stata inserita nel gruppo delle principesse per i meriti che ella si è conquistata sul campo.

La giovane Mulan, all’inizio della pellicola, non è per niente sicura di quale sarà la sua strada. È la prima eroina Disney a trovarsi in una reale crisi di identità: ella si sente diversa dalle sue coetanee e sente di non essere portata per quello che ci si aspetterebbe da lei.

La sua decisione di travestirsi da uomo e di andare in guerra contro gli Unni sembra essere presa d’impulso, nell’intento di salvare l’anziano e malato padre. Il legame di Mulan con la famiglia ed il desiderio di non deludere i genitori sono sicuramente degli elementi importanti, ma, secondo me, gioca un ruolo fondamentale anche il fatto che ella intraveda di fronte a sé la possibilità di un destino diverso.

Se Mulan avesse infatti soltanto voluto sostituirsi al padre, sarebbe stata sicuramente una presenza invisibile (o quasi) nell’esercito. Ella, invece, si impegna, si fa notare con la sua imbranataggine, e, quando il capitano delle guardie la caccia via perché la reputa una recluta troppo scarsa, ella ritorna e gli dimostra che si sbaglia.

Il perché di questo suo comportamento si ricollega a ciò di cui abbiamo parlato all’inizio: Mulan ha finalmente trovato qualcosa che le dà la possibilità di avere un posto nel mondo e di fare qualcosa di utile per se stessa e per gli altri.
Aiutata da un trio di improbabili amici, dal draghetto Mushu (doppiato da un Enrico Papi al top della forma), dal suo inseparabile cavallo e da un grillo decisamente fortunato, la nostra “eroina per caso” riuscirà ad entrare nella storia e nella leggenda.



Tiana – La principessa e il ranocchio (2009)



Questo classico Disney, ambientato in Louisiana tra musica e ristoranti, ha lo straordinario merito di aver introdotto dei personaggi davvero al di fuori degli stereotipi.
L’aspetto che mi ha più colpito è la rappresentazione dell’eroe maschile, il Principe Naveen, trasformato in ranocchio da un malvagio mago voodoo.
Scordatevi l’intrepido Filippo che affronta foreste di rovi e draghi per la sua Aurora, o il capitano delle guardie di Mulan che darebbe la vita per i suoi soldati.
Naveen è un simpatico mascalzone che non combina nulla tutto il giorno ed è in rotta con i genitori, che gli hanno comprensibilmente tagliato i fondi.

Considerata la natura di Tiana, l’eroina, è facile immaginare che l’incontro tra i due sia un vero e proprio scontro.
La nostra protagonista, infatti, non potrebbe essere più volitiva e determinata: orfana di padre, sogna di coronare il desiderio del genitore scomparso, ovvero quello di aprire un ristorante. Giorno dopo giorno, ella si destreggia tra lavori e lavoretti per poter racimolare la somma necessaria, e non si arrende davanti ai ripetuti rifiuti ed alle prese in giro.
Nel momento in cui il bacio del principe-ranocchio Naveen la tramuta in una rana, per lei ha inizio un’inaspettata e straordinaria avventura, alla ricerca di quelli che sono i suoi veri desideri.


La principessa e il ranocchio insegna a prendere le proprie decisioni con testa e cuore insieme, senza eccedere né in idealismo né in romanticismo.
Inoltre, la storia di Tiana, ragazza povera di periferia che insegue il sogno di essere una piccola imprenditrice, è un bell’esempio al femminile di riscatto sociale, forse il primo della Disney.



Merida – Ribelle (2012)



Concludiamo questa carrellata di eroine Disney con la principessa contemporanea che mi somiglia decisamente di più, e non solo per i capelli (per chi non mi conosce di persona: sì, ho la chioma di Merida, solo un po’ più corta e color castano chiaro).


Siamo nel V secolo e la giovane erede al trono di Scozia ha un padre che adora (sentimento ricambiato), una madre con cui cerca di non litigare e tre fratellini ai quali sembra essere concesso tutto.

La tradizione del suo regno prevede che ella si sposi con uno degli eredi dei tre clan amici, ma Merida non ha la minima intenzione di permettere che qualcun altro (ovvero sua madre) decida del suo futuro. Il litigio delle due donne spinge la ragazza, disperata, a rivolgersi ad una fattucchiera affinché la madre cambi idea. L’incantesimo della strega, però, avrà effetti davvero imprevisti…


Ribelle è una storia di principesse assolutamente originale e diversa da tutte le altre. L’elemento “amore” è tutto tranne che tradizionale: non c’è nessun eroe a fianco della protagonista, nessun matrimonio a parte quello che si tenta di imporre e nessun abbandono della famiglia d’origine a favore di una nuova vita.

Al contrario, la grande impresa di Merida è quella di riscoprire e di vedere sotto un’altra luce i legami familiari.
Ella, infatti, complici i suoi hobbies e le sue abitudini, si è sentita per anni in sintonia con il padre, trascurando però la parte femminile di sé e della sua famiglia. Il conflitto con la madre le insegnerà che gli strappi causati dall’orgoglio si possono riparare, che finora non aveva visto parte della sua famiglia nella giusta luce e, soprattutto, che a volte capita proprio di doversi prendere cura dei propri genitori.

La conquista dell’indipendenza, dunque, si può raggiungere solo dopo aver compreso a fondo le proprie radici.




Attendo i vostri pareri! Quali sono le vostre eroine Disney preferite?
Che cosa vi piace di loro? Fatemi sapere!
Grazie per la lettura. Al prossimo post

giovedì 7 dicembre 2017

CINEFORUM AUTUNNO INOLTRATO 2017

Recensione dei film che ho visto



Cari lettori,
oggi, per i nostri “Consigli cinematografici”, vi parlo nuovamente dei film visti presso il Cinecircolo Robert Bresson in questo periodo.

Come raccontavo in questo post, dedicato ai film visti nel corso della prima parte dell’autunno, è da qualche anno che mi capita, tutte le volte che posso, di frequentare questo valido cinecircolo, che presenta sempre una stagione interessante.

La prima tranche di film visti mi aveva lasciato piuttosto soddisfatta, questa mi è piaciuta ancora di più!
Ecco le mie recensioni!



TUTTO QUELLO CHE VUOI, di Francesco Bruni



Il protagonista di questo film è Alessandro, ragazzo di 22 anni che abita a Trastevere, non ha mai finito la scuola, si rifiuta di lavorare con il padre e non fa che perdere tempo con i suoi tre migliori amici.

Quando viene trovato a spacciare dalla polizia, egli si vede costretto a scegliere tra una punizione esemplare ed un lavoro come badante da un anziano signore.
È così che egli conosce Giorgio, un uomo che in vita è stato letterato e poeta di grande fama, ma che, ormai ottantacinquenne, è solo un vedovo malato di alzheimer.

I due imparano a conoscersi nel corso di una serie di passeggiate pomeridiane. Alessandro trova strano quell’elegante signore che ogni tanto inizia a raccontare storie di guerra o di poesia, e che alcuni giorni è così confuso da non ricordare nemmeno il suo nome, ma, a poco a poco, finisce per affezionarsi a lui.

Giorgio, però, custodisce un segreto, nascosto tra le sue poesie e le sue confuse memorie, che potrebbe rivelarsi la fortuna di Alessandro e dei suoi amici.


Questa è, finora, la mia pellicola preferita tra quelle viste in questa stagione al cinecircolo. La storia raccontata è di rara delicatezza, il tema della malattia mentale è trattato con sorprendente leggerezza e non mancano né serietà né divertimento.
Semplicemente strepitoso Giuliano Montaldo, che crea un personaggio davvero indimenticabile. Niente di negativo da dire.


Valutazione: cinque stelle



LE COSE CHE VERRANNO, di Mia Hansen-Løve



Una professoressa di filosofia cinquantenne, Nathalie, si divide abbastanza serenamente tra lavoro e famiglia.

All’improvviso, però, tutto sembra crollare: scioperi e disordini rendono caotica la sua scuola; la madre, da sempre sola, inizia a pretendere attenzioni continue, dandole non poche preoccupazioni; la casa editrice con la quale collabora non le rinnova il contratto per un nuovo manuale; il marito, infine, la tradisce e la lascia.

Confusa e depressa, Nathalie si rifugia in un’amicizia piuttosto ambigua con un suo ex alunno, che a sua volta si occupa di filosofia.
La ritrovata libertà la spiazzerà, ma le darà anche la forza di ripensare a se stessa come persona indipendente, al di là di tutti i suoi ruoli.


Questa commedia è gradevole, a tratti amara, ma anche intelligente ed arguta. Interessanti i continui richiami alla filosofia, specie a quella contemporanea, che è uno dei temi centrali della pellicola e che sembra essere la chiave di lettura per ogni piccolo o grande dramma quotidiano.


Valutazione: quattro stelle



AMORE E INGANNI, di With Stillman



Questa bellissima commedia in costume è ambientata in Inghilterra, alla fine del 1700.

La protagonista della storia è Lady Susan, una donna appena rimasta vedova e costretta a trasferirsi, insieme alla figlia Frederica, in un paesino di campagna, Churchill, nel quale risiedono i parenti del marito defunto.

Lady Susan non è amata dai cognati, poiché ama la vita sregolata, non si è mai curata del marito e lo ha tradito più volte, ma riesce comunque a restare a Churchill perché ha una figlia ancora adolescente. Ella ha un piano: con l’aiuto di un’amica americana che vive ancora a Londra, vorrebbe riuscire a far sposare Frederica con Sir James Martin, un ricco quanto sciocco giovanotto.

Mentre è a Churchill, inoltre, ella accetta il corteggiamento del giovane Reginald, fratello di sua cognata, creando un ulteriore scandalo.


Tratto da un romanzo epistolare postumo di Jane Austen, Amore e inganni ha per protagonista una donna molto lontana dall’amatissima Elizabeth Bennett e dalle sorelle di Ragione e sentimento. Lady Susan è un personaggio incredibilmente negativo, che manipola chiunque per i propri scopi e riesce sempre ad ottenere quello che vuole.

Con la creazione di questa figura femminile, Jane Austen voleva chiaramente denunciare lo stato di disperazione ed ansia nel quale spesso si trovavano le zitelle e le vedove del suo tempo, costrette, senza un uomo e con poche possibilità di lavorare, a vivere di compromessi, di ospitalità altrui e di sotterfugi.


Valutazione: quattro stelle e mezza



QUELLO CHE SO DI LEI, di Martin Provost



Claire, una donna di quasi cinquant’anni, conduce un’esistenza piuttosto monotona e solitaria. Ha un figlio universitario ormai indipendente ed un lavoro come ostetrica che ama, anche se purtroppo il reparto maternità del suo ospedale sta per chiudere.

Un giorno riceve una telefonata inaspettata da una donna che aveva da tempo cercato di dimenticare: si tratta di Béatrice, un’amante del suo ormai defunto padre.
Ella è malata, si sente sola e cerca l’appoggio di quella che lei, in qualche modo, considera una figliastra.

Le due donne non vanno subito d’accordo: tanto Claire è seria, composta e morigerata, quanto Béatrice fatica a rinunciare ai vizi ed ai piaceri della vita.
Attraverso la reciproca conoscenza, però, la prima imparerà a sorridere di più e la seconda si sentirà a casa per la prima volta nella sua vita.


Una storia drammatica, delicata, forse un po’ lunga ma sempre ben raccontata.
Sullo sfondo di una Parigi primaverile dal cielo grigio e dai tanti fiori colorati, due figure femminili molto diverse tra loro riescono a fare un bilancio della loro vita ed a imprimerle una svolta. Ottima l’interpretazione delle due attrici protagoniste, Catherine Frot e Catherine Deneuve.


Valutazione: quattro stelle



LOVING, di Jeff Nichols



Siamo nel 1959, in Virginia. Richard Loving, un contadino e muratore di pelle bianca, chiede la mano di Mildred, la sua fidanzata, una ragazza di colore. I due si recano in segreto a Washington e si sposano, ma l’unione non è valida nel loro Stato.
Essi si scontrano subito con le autorità locali e vengono costretti a lasciare la Virginia e ad andare in esilio per ben 25 anni. Dopo un decennio, la nascita di tre figli e tante lettere senza risposta, il caso Loving cattura l’attenzione della Lega per i Diritti Civili. Saranno due giovani avvocati, un po’ inesperti ma molto volonterosi, ad esporre la questione di fronte alla Corte Suprema.


Tratto da una storia vera, Loving è una vicenda d’amore e di soprusi sociali. I due coniugi sono vittime delle leggi razziali e dell’arretratezza che caratterizzava ancora alcuni degli Stati Uniti negli anni ‘50 e ‘60.

Il regista fa sì che l’attenzione dello spettatore si concentri sulla famiglia Loving, sulla sua quotidianità, sul suo desiderio di una vita normale.
Simpaticissimi i due avvocati, imbranati ma di buon cuore. Del tutto condannate, invece, le autorità della Virginia, che sembrano difendere con tutte le loro forze un mondo separatista che non ha più ragione di esistere.
Una storia intensa e drammatica, che spinge alla riflessione.


Valutazione: cinque stelle



FORTUNATA, di Sergio Castellitto



Fortunata è una madre separata che vive con la figlia Barbara in una periferia degradata fuori Roma. La vita non è facile per lei: ella vorrebbe aprire un negozio come parrucchiera, ma non ha i mezzi per farlo, e si limita a lavorare a domicilio; deve affrontare l’atteggiamento violento dell’ex marito, che tenta in ogni modo di ricattarla; il suo unico amico è un ragazzo bipolare che vive con l’anziana madre, malata di Alzheimer.

Un giorno il giudice che si occupa della separazione persuade Fortunata a portare Barbara da uno psicologo. L’incontro con quest’ultimo cambierà la vita di entrambe.


La coppia (sul lavoro e nella vita) Mazzantini-Castellitto ci ha abituato ad una serie di drammi intensi e passionali, e questa volta non fa eccezione. Il film è spesso un pugno nello stomaco, ma riesce a non diventare melenso grazie ad una serie di ottime prove d’attore (Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi). Una pellicola comunque interessante per gli amanti del cinema italiano.


Valutazione: tre stelle e mezza



LA PELLE DELL’ORSO, di Marco Segato



Questo interessante film ci porta sulle Dolomiti negli anni ‘50, tra cave di marmo e piccole realtà paesane.

Il protagonista, Pietro, è un vedovo evitato da tutti e spesso preso in giro. È un uomo dal carattere scostante e difficile, e l’unica persona che gli è realmente affezionata è il figlio quattordicenne Domenico.

Una notte, un orso che tutti chiamano “Il diavolo” abbandona per la prima volta i boschi, sfonda una delle stalle ed uccide una mucca.
Le autorità del paese dichiarano aperta la “caccia all’orso” ed è proprio Pietro ad offrirsi di uccidere la bestia ed a scommettere un anno del suo stipendio.

Egli fa questa scelta perché sente di non avere nulla da perdere, ma, non appena sarà partito, il figlio lo verrà a cercare e gli dimostrerà che c’è ancora un’avventura da vivere insieme.


Sono rimasta davvero colpita da questo film, che sembra un po’ lento all’inizio, ma poi diventa una pellicola d’avventura in piena regola, tenendoti con il fiato in sospeso. Bellissimi i paesaggi delle Dolomiti.


Valutazione: quattro stelle




Questi sono i film che ho visto in questo periodo!
Li conoscete? Vi sono piaciuti?
Ce n'è qualcuno a cui siete interessati? Fatemi sapere!
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)