lunedì 19 gennaio 2026

POSTI SPECIALI DA VEDERE A SAVONA

 Una passeggiata invernale per la città




Cari lettori,

per la nostra rubrica “Eventi culturali”, come promesso, oggi vi racconto la gita a Savona che ho fatto durante le vacanze di Natale.


Come vi raccontavo settimana scorsa, ho approfittato della pausa invernale per stare un po’ a Varazze, la mia “seconda casa”, e, oltre a godermi il sole e il mare, ho anche partecipato a qualche manifestazione culturale del luogo, come “Presepiando” (che vi ho raccontato qua).


Pochi giorni prima di Capodanno, invece, sono tornata a Savona. Ogni tanto, specie il lunedì – giorno di mercato -, ci piace prendere il pullman e passare una giornata lì. Vi ho già “portati a spasso” virtualmente un paio di anni fa, con questo post.


Questa volta, però, forse complice la stagione festiva, ho fatto un giro diverso rispetto a quello che abitualmente faccio in estate, e ho visto qualche posto nuovo… così ho pensato, anche stavolta, di portarvi con me!



La Chiesa di Sant’Andrea


Essendo stata a Savona di lunedì, la prima tappa è stato il mercato diffuso, che, se si raggiunge la città in pullman, ha inizio in via Paleocapa (un grande vialone con dei portici). Lungo una piccola traversa del vialone c’è la chiesa di Sant’Andrea, che durante l’estate avevo trovato più volte chiusa e che invece questa volta - forse per via delle feste – ho trovato aperta.



L’interno è davvero splendido, affrescato e ricco di stucchi, fregi dorati, statue.



Oltre al pulpito ci sono anche dei balconcini che probabilmente un tempo venivano assegnati ai nobili della città o alle persone di riguardo.



Subito dopo l’ingresso, sulla destra, c’è una cappella dedicata alla Madonna, con un vero frammento della grotta di Lourdes.



La cattedrale


La chiesa principale di Savona, chiamata anche “cattedrale”, è famosa principalmente per una cappella affrescata, la Cappella Sistina. 

Proprio così, come quella celeberrima di Roma! 

Anche questa è una cappella dedicata a un Papa Sisto. Purtroppo, però, è visitabile solo nel weekend, e per poche ore. Quando riuscirò a vederla ve la mostrerò sicuramente!



Fortunatamente, però, la chiesa è sempre aperta, così stavolta sono riuscita a fare qualche foto! Anche questa, come Sant’Andrea, è riccamente affrescata e decorata.



Visto che eravamo ancora in piena stagione festiva, c’era anche un presepe in una delle cappelle… molto carino, fatto di statue bianco-beige.



Di particolarmente interessante c’è una cappella mariana che io ho trovato molto carina (e per chi vuole, c’è un quaderno a disposizione per scrivere un pensiero o una dedica)…



...e una costruzione di metallo che un tempo era uno dei confini della prigione di Papa Pio VII, intrappolato lì da Napoleone. Egli poteva assistere alla Messa, ma gli era assolutamente vietato parlare con altre persone.



La fortezza del Priamar


Nel pomeriggio, dopo aver girato un po’ tra città e mercato ed aver fatto un buon pranzetto, siamo andati a prendere il sole sul lungomare e poi abbiamo provato ad avvicinarci alla fortezza del Priamar, lo storico castello di Savona. 

Abbiamo scoperto che solo alcuni musei interni (come quello archeologico, ovviamente chiuso il lunedì) sono regolati da biglietti e orari; per il resto, camminare all’interno della fortezza è permesso liberamente.



Alcune parti della fortezza mi hanno ricordato il castello di Soncino (che vi ho raccontato a questo link): anche qui, per esempio, è stato costruito un fossato intorno al corpo centrale.



Salendo pian piano di livello ci sono degli spazi che, secondo me, in primavera e in estate diventano dei bellissimi giardini.



Poco prima di salire al belvedere, c’è un’ampia piazza che ospita il museo archeologico e alcune stanze in cui è stato imprigionato Giuseppe Mazzini.



In cima al belvedere ci sono ancora alcune delle armi storiche che servivano a difendere la città secoli prima…



Savona dall’alto è davvero bella! Anche per questo ogni tanto mi piace tornare…



In giro per Savona durante le feste…


Come vi dicevo, abbiamo scelto il lunedì per la nostra gita perché ci piace il mercato (che è molto ampio e diffuso per tutta la città), e per la prima volta abbiamo dato un’occhiata anche al mercato civico al coperto, composto principalmente da banchi alimentari.



La città era vestita a festa ed alcune vetrine natalizie erano davvero splendide!



Ho fotografato anche tanti edifici storici: a volte bisogna aguzzare la vista, perché tanti sono tra gli stradoni e gli incroci, ma qualche perla nascosta c’è!



Al piano terra di questo palazzo c’è un Libraccio dove ho trovato tre volumi a pochi euro… e così, anche in trasferta, non mi dimentico mai dei libri!



E poi c’è il mare, che sistema sempre tutto!




Considerati anche il sole e il mare, direi che è una giornata che mi ha allargato il cuore! 

Che ne pensate? Siete stati a Savona? 

Se sì vi è piaciuto? Se no, vi ho incuriosito? 

Fatemi sapere! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 15 gennaio 2026

STORIE PER BAMBINI E RAGAZZI

 Due romanzi di Giulia Carcasi e Bianca Pitzorno




Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture… a tema”, facciamo non uno, ma ben due salti indietro nel tempo… sia dal punto di vista storico che quello dell’età.


Gennaio è il mese in cui si concludono le feste, il periodo post Epifania (che porta altri doni, dopo quelli natalizi), il momento in cui l’inverno è al culmine e anche in famiglia o tra amici si leggono romanzi e si guardano film.


Per questo motivo oggi ho pensato di proporvi due letture per ragazzi: la prima che mi ha riportato agli anni delle scuole superiori (era stato un libro molto letto in quegli anni, ma io l’ho recuperato solo ora), la seconda che è nata dalla penna di una scrittrice per bambini e ragazzi.


Sono due letture che avevo fatto prima di Natale, ma, tra il Christmas Countdown e le feste, non ero ancora riuscita a parlarvene. A me sono piaciute molto… mi è sembrato di tornare quasi indietro nel tempo! Spero di avervi incuriosito…



Ma le stelle quante sono, di Giulia Carcasi


Alice e Carlo frequentano l’ultimo anno di liceo: sono in classe insieme, e manca sempre meno alla Maturità.


Le loro vite potrebbero sembrare quelle di due adolescenti comuni, ma sotto la superficie c’è molto che non si vede.

Alice ha un padre sempre più assente, una madre che piange e dorme il più possibile per non pensare ai continui tradimenti del marito ed una sorella piccola, Camilla, che ha preso lei come punto di riferimento. Ella si sente l’unica che cerca di tenere la famiglia unita. 

In più c’è la scuola: il rendimento va bene, le relazioni non sempre. A parte l’amica del cuore Carolina, spesso Alice non si trova con il resto della classe, si ritiene diversa e lontana, soprattutto perché non ha avuto molte esperienze affettive e crede di essere “indietro”.


Carlo, invece, si sente intrappolato nell’ordinarietà della sua tranquilla famiglia, come se non avesse nessuno per confidarsi. Così, giorno dopo giorno, egli si avvicina agli amici “sbagliati”, che non solo lo allontanano dallo studio in un momento molto delicato, ma rischiano anche di spingerlo su strade pericolose.


Alice e Carlo sono stati molto amici, anzi, Carlo ha sempre provato qualcosa per Alice… in segreto, ovviamente. Ma sono capitati troppi imprevisti e cambiamenti nelle vite di entrambi, così essi, senza neanche volerlo davvero o capire il perché, si sono allontanati.


Alice inizia a frequentare Giorgio, un ragazzo che non è nemmeno sicura le piaccia veramente e che non le dice sempre la verità (anzi), ma che frequenta i giri “in” e fa tutte le cose “giuste”. Insieme a lui ella si illude di costruire una relazione vera, ma sa bene di stare creando un castello di carte.


Carlo trova rifugio tra le braccia di Ludovica, una ragazza che lo sceglie solo perché è l’unico single del gruppo dei più trasgressivi. Eppure, con la coda dell’occhio, egli guarda sempre Alice. E intanto la Maturità si avvicina…



Ma le stelle quante sono era uscito quando ero alle superiori ed era stato letto da praticamente metà della mia classe. Sinceramente non ricordo nemmeno perché non l’abbia letto anche io, visto che al tempo avevo comprato un po’ di tormentoni di quegli anni (Federico Moccia, Melissa P, i libri delle Ragazzine…). Fatto sta che non l’ho fatto, e ho trovato questo volume quasi per caso alla fine di quest’estate su una bancarella.


Questo romanzo è un antesignano dell’ormai celeberrimo “doppio POV”, un classico dei romance: la storia è raccontata da una parte dal punto di vista di Alice, poi da quello di Carlo, a mo’ di doppio libro.


Sapete che noi millennials tra i 30 e i 40 (aiuto, che paura fa scrivere questa cifra, per fortuna manca ancora un po’) a volte cadiamo nella nostalgia dei primi anni 2000. Ebbene, in questo romanzo ho ritrovato tutto: le marche di vestiti che andavano di moda al tempo, le canzoni più famose, le abitudini del weekend di un mondo ancora sostanzialmente analogico e sì, non solo il bello, anche una serie di credenze che fortunatamente oggi, se non sono state proprio estirpate, sono comunque meno diffuse.


Mi sembra di intuire, per esempio, che chi ha la metà dei miei anni (eh già, quest’estate saranno 18 anni dalla mia Maturità) adesso sia più salutista anche da molto giovane – io ci scherzo sopra, ma tutto sommato è meglio che vadano di moda il matcha latte e il pilates in tutina rosa, invece che il Bacardi Breezer e girare con i motorini facendo cavolate - e soprattutto sia più disposto ad accettare le diversità, dalle più grandi alle più piccole. Se c’è un merito di questo mondo digitale, sicuramente è quello di aver “normalizzato” una pluralità di stili di vita: vent’anni fa c’era praticamente un solo modello di adolescente in e a quello, bene o male, ci si conformava.


Devo dire che mi sono rivista anche un po’ in Alice, non certo dal punto di vista familiare perché io sono stata e sono tuttora fortunatissima, ma per quel suo sentimento, del genere: “Ok, la scuola va bene, ma sento che c’è tanto fuori”. Quella curiosità verso il mondo, quella voglia di fare qualcosa di costruttivo e non solo di ciondolare in compagnia nel tempo libero (anche in questo le nuove generazioni sono meglio di noi), quella sensazione che oltre le mura del liceo e la Maturità ci sia tanto altro, che affascina ma che fa anche paura.


Come vedete, tanti ricordi da rispolverare. È un romanzo che consiglierei, per ovvi motivi, soprattutto ai miei coetanei… ma non solo.



La bambina col falcone, di Bianca Pitzorno


La storia ha inizio nel 1215 nel castello di Aquisgrana, in una calda giornata di festa.


Messer Rinaldo Rufo, falconiere di Federico II, ha seguito il suo signore in Germania, per assistere alla sua incoronazione come imperatore. Sono tempi turbolenti e Federico, appena sale al trono, annuncia una nuova Crociata. Messer Rinaldo non ha alcun desiderio di andare in Outremer (come un tempo si chiamava la Palestina), e pensa che nemmeno il nuovo imperatore – più interessato alla cultura e all’amministrazione locale che alle guerre sante – ne abbia, ma è anche consapevole del fatto che dichiarare una Crociata sia un atto dovuto in quel momento storico.


Nel frattempo, mentre Federico II inventa una scusa dietro l’altra per rimandare di anno in anno la Crociata, Messer Rufo riporta la sua famiglia in Puglia, dove essi trascorrono molti anni felici.


La matrona di famiglia, Madonna Yvette, si occupa di gestire l’immensa tenuta e la servitù, e nonostante il molto lavoro da fare, riesce a portare avanti le molteplici gravidanze senza mai mettersi a riposo. Ella proviene dalla Provenza e si è portata con sé solo una ragazza, Alienor, salvata da un brutto destino. Sia Madonna Yvette che la sua protetta talvolta si fanno prendere dalla malinconia, l’una per la sua terra natale, l’altra per aver perso un fratello in modo drammatico, ma entrambe hanno trovato la loro felicità, chi in un matrimonio riuscito, chi facendo da balia alla primogenita, Costanza.


Quest’ultima è una bambina, e poi una ragazza, determinata e piena di sogni: il suo desiderio più grande è quello di partire per una Crociata e combattere a fianco del re e dei suoi cavalieri. Tutti gli uomini di famiglia – soprattutto Konrad, un protetto del padre che non ama particolarmente l’addestramento militare – cercano di convincerla che non solo questo è un sogno insolito per una donna, ma soprattutto che Outremer assomiglia molto di più a un Inferno in terra che ad un luogo di redenzione (come viene dipinto dalla propaganda).


Le uniche che ascoltano davvero Costanza sono la tata Alienor e la secondogenita, Melisenda, che anno dopo anno assume sempre più il ruolo di “uomo di casa” e di preferita del padre. Per quanto Madonna Yvette preghi tutte le sere, infatti, anche la terzogenita, Sibilla, è una femmina, e in seguito nascono altre due bambine.


Melisenda, più pratica della sorella Costanza, assiste la madre, sempre più fiaccata dai parti e dalle fatiche, nella gestione della casa, e, allo stesso tempo, si avvicina alla falconeria. All’inizio ella resta sconvolta dai metodi duri con cui l’uomo deve piegare un falcone al suo volere; poi, però, impara pian piano a conoscere un esemplare, che chiama Sparr, e diventerà la sua ombra.


Costanza e Melisenda vivono per anni il loro idillio, insieme a Sibilla, ad Alienor ed alle altre tate, a tutti i maestri che danno loro un’istruzione ragguardevole per i tempi. Ma l’età da marito si avvicina, ed anche il momento in cui Federico II sarà davvero obbligato dal Papa a partire per quella Crociata rimandata più e più volte…



Bianca Pitzorno ha definito questo suo romanzo una sorta di “Piccole donne” medioevale e devo dire che l’intento è piuttosto riuscito. Certamente quella che viene dipinta è un’utopia al femminile ed una famiglia composta da sorelle molto unite.


Non paragonerei però Costanza e Melisenda a Meg e Jo: anzi, è quasi l’opposto! È Costanza ad essere una sognatrice e a voler andare in crociata (esattamente come Jo desiderava “essere un uomo” per poter raggiungere il padre in guerra), ed è Melisenda a prendere in mano con coraggio le redini della tenuta (proprio come Meg perseguiva il suo sogno quieto e pragmatico di una vita familiare). E di certo Sibilla e le due piccole sono troppo poco cresciute per essere paragonate a Beth o Amy.


Grande spazio rivestono invece le balie: più che delle tate o delle serve, delle amiche più grandi, che insegnano molto alle nostre protagoniste. Gli uomini sono in secondo piano, anche se non li definirei "sullo sfondo": il padre, considerato soprattutto il secolo in cui è ambientata la storia, è un genitore presente; c’è un bambino (figlio di una balia), Nureddin, che riveste il ruolo che oggi occuperebbe un cugino; e la figura di Konrad, una sorta di equivalente del figlio maschio che non è mai arrivato.


Il sogno della Crociata svela tutta la sua inconsistenza in un “tentativo di fuga” che Costanza effettuerà da adulta, ma siamo pur sempre in un libro per ragazzi, quindi l’autrice sceglie la strada dell’ironia (è difficile conciliare i sogni di gloria con un cammino faticoso solo per raggiungere la nave, giacigli di fortuna e un poco simpatico virus intestinale), e non quella del dramma.


Questo è un romanzo pensato per avvicinare alla storia i più giovani, quindi anche le tematiche più serie vengono trattate con una giusta leggerezza. L’ho apprezzato, così come sono stata contenta che lo stile di scrittura non fosse né troppo difficile (per ovvi motivi) né troppo facile (come tante storie “usa e getta” per minorenni che in questi ultimi anni sono state super gettonate): è una lettura piacevole, ma un po’ di impegno è richiesto anche a noi adulti.




Che ne dite di questi due titoli? Li avete letti?

Conoscete le autrici? Che ne pensate?

Fatemi sapere!

Spero che abbiate apprezzato il salto nel passato…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 12 gennaio 2026

UN ULTIMO SALUTO AL NATALE CON "PRESEPIANDO"

 Un tour virtuale della manifestazione ligure




Cari lettori,

prima settimana intera dopo le feste… e si fa fatica, lo so. Proprio per ovviare alla nostalgia e forse al malumore che alcuni di noi proveranno in questi giorni, oggi ho pensato ad un post che fosse un “ultimo saluto al Natale”.


Il nostro “Christmas Countdown” si è chiuso ormai da un po’, anzi, abbiamo già salutato – con una certa mestizia, per quanto mi riguarda – Natale, Santo Stefano, Capodanno e pure l’Epifania. Però, come immagino saprete se avete dato un’occhiata ai miei preferiti di dicembre o alle mie foto su Instagram, io sono stata nella mia “seconda casa” ligure dal 28 dicembre al 5 gennaio, e quindi solo oggi riesco a parlarvi di un’iniziativa secondo me molto carina a tema presepi!


So che qualcuno di voi lettori non abita nelle mie zone, e forse non avrà occasione di andare a Varazze (o proprio in Liguria in generale) però questo piccolo “Evento culturale” mi sembrava interessante da condividere… per salutare in bellezza il Natale e compagnia!


Piccolo disclaimer prima di procedere: come credo di aver accennato un paio di volte su questi schermi, da circa cinque anni non sono più vicina alla Chiesa per molti motivi e non frequento più. Mi è rimasta la passione per i presepi per motivi familiari (io a casa mia ne ho creato uno gigante unendo quello dei miei nonni a quello della mia prozia) e per motivi artistici (la trovo comunque una forma d’arte del nostro Paese, una bella tradizione). Per questo credo e spero che questo post sarà di gradimento anche a chi di voi, come me, non è più molto osservante, o a chi non è proprio credente.


Detto questo, vi lascio al nostro… ultimo post natalizio!



L’iniziativa “Presepiando”


Per chi non lo sa (immagino la maggioranza di voi): Varazze è ricchissima di chiesette storiche. Alcuni sono solo dei piccoli oratori di fatto sconsacrati, utilizzati per concerti di musica lirica o classica perché comunque restano delle location molto belle. 

E tutt’intorno a Varazze, nelle vicine montagne, ci sono dei minuscoli paesi (le sue frazioni), ognuno dei quali ha a sua volta una piccola chiesetta.


Da anni, nel corso delle vacanze natalizie, ognuna di queste piccole chiese ospita un presepe, fatto con cura dai volontari del luogo, spesso ideato con creatività da qualche associazione.

Quest’anno, però, il Comune ha pensato – forse per far conoscere i presepi e le chiesette meno frequentate, come quelle delle frazioni – di creare una sorta di “tessera del pellegrino”, un po’ come quelle che si utilizzano a Santiago di Compostela o lungo altri cammini.


C’è una sorta di “passaporto” e per ogni presepe visitato i volontari appongono un timbro. Con 7, 10, 15 timbri si riceve un piccolo omaggio dall’Ufficio Turismo del Comune. Personalmente ho ritirato solo il primo dei premi: ho visto solo i presepi in città. Raggiungere le frazioni senza muovere la macchina è un po’ complicato, e nei giorni di vacanza, essendoci di mezzo anche Capodanno, c’erano già tantissime iniziative in città, e poi abbiamo dedicato una giornata alla vicina Celle ed un’altra a Savona (spero di potervi parlare presto anche di questa gitarella).



Il disegno sul passaporto è dell’artista locale Guglielmo Bozzano, nato nel 1913, in attività dal 1941, insegnante e artista, scomparso nel 1999. 

La Fondazione dedicata a lui partecipa alla manifestazione, non con un vero e proprio presepe, ma con dei suoi pannelli a tema natalizio sparsi tra la biblioteca locale (che comunque è una bellissima chiesetta sconsacrata) e qualche piccola nicchia/chiostro a lato delle chiese.



Questo presepe, per esempio, è creato interamente su pannelli posti ad incastro, in modo che stiano verticali.



Un presepe di montagna… al mare


Solitamente il presepe più grande e atteso, uno dei protagonisti di questa manifestazione, è quello della chiesetta di San Bartolomeo, una confraternita molto viva, perché si tratta proprio del Santo Patrono di Varazze. Ogni anno, il 24 agosto, c’è una grandissima festa (che, giorno più giorno meno, coincide con il fanalino di coda delle mie vacanze estive).

Quest’anno i volontari della confraternita hanno voluto fare una sorpresa a tutti noi: dopo qualche anno a tema “marittimo” (in particolare, l’anno scorso, era stato creato un villaggio di pescatori), il presepe di quest’anno è tipicamente montano...e innevato!



Il vivace centro ligure, ricco di botteghe, stavolta ha lasciato il posto a pochi negozi, un’ampia area boschiva intorno alla montagna, e un’atmosfera invernale, molto poetica (specie nel momento “notte”, in cui le luci si spengono).



Non manca un ampio laghetto di montagna, in mezzo alla neve…



...e si dà comunque spazio alla vita locale, tra anziane massaie e uomini di fatica con i loro animali, ancora più carichi dei loro padroni.



Credo che anche questa scelta sia in linea con l’idea di valorizzare le frazioni della vicina montagna, che, lo ammetto, anche io conosco troppo poco, per essere una “mezza varazzina”!



La vecchia Varazze


Un classico degli altri presepi è la “vecchia Varazze”. Nell’oratorio di San Giuseppe (la location per eccellenza di alcuni bellissimi concerti estivi di musica lirica) sono riconoscibili alcune chiese, i campanili, le vecchie mura. 

Quel che è un po’ meno riconoscibile – e che comunque è spesso presente – è un laghetto. Sappiamo che Varazze è solcato dal fiume Teiro, ma ora non ci sono dei laghi. Probabilmente, un tempo il fiume creava delle conche.



In un altro Oratorio utilizzato ormai quasi solo per concerti e iniziative culturali, quello dell’Assunta, si dà spazio anche alla vecchia ferrovia, che un tempo tagliava in due il paese, ed ora è molto più esterna.



C’è anche il vecchio Municipio, un bellissimo edificio dove ora ha sede l’Ufficio del Turismo. È così ben conservato che è un vero peccato che sia stato sostituito da un mega edificio grigio scuro… non troppo bello, ad essere sincera. 

Ma mi rendo conto che un Comune oggi deve ospitare molti uffici e dipendenti, e quindi va bene così.



Le vecchie botteghe sono sempre un grande classico del presepe: i panifici dove la focaccia si faceva tritando acqua e farina sotto una ruota, il frantoio per fare la quantità d’olio necessaria ad una sola famiglia, la falegnameria per lavorare il legno… ed altro ancora!



Soluzioni originali per un presepe


La chiesetta di SS. Nazario e Celso ha pensato ad una capanna direttamente sull’altare…



...e ad un messaggio di pace, di questi tempi più che mai necessario!



L’Oratorio dei Salesiani ha invece creato un presepe fatto a pannelli con un camminamento illuminato…



e un albero di Natale ricavato da una scala dipinta di verde!



E poi ancora c’è spazio per gli artisti locali, per le associazioni, per l’asilo “Piccoli passi” che ha proposto un presepe di carta in onore del Giubileo, e altro ancora.




Concludiamo qui il giretto per “Presepiando”!

Sarebbe stato un peccato, secondo me, non parlarvene, anche se ormai è quasi metà gennaio. Tanto lo so, che avete ancora qualche decorazione natalizia sparsa per casa e un po’ di panettoni da smaltire…

Spero di avervi fatto conoscere meglio anche un po’ della “mia” Varazze.

Fatemi sapere, se vi va, se dalle vostre parti c’è qualcosa di simile!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)