lunedì 18 gennaio 2016

TRA RISATE, NOUVELLE CUISINE ED INTEGRAZIONE CULTURALE


I suoceri albanesi” in scena al Teatro Carcano

 

 


Molti di voi hanno probabilmente già letto le mie recensioni ad alcuni spettacoli della stagione 2015-2016 del Teatro Carcano (“L'Ulisse” e “Il grande dittatore”). 
Il mio primo spettacolo teatrale del 2016 appartiene, ancora una volta, a questa rassegna, che si dimostra costantemente varia e ricca di sorprese.


I suoceri albanesi” è una commedia brillante portata avanti da un cast d'eccezione, capitanato da Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi.

Se siete in cerca di una rappresentazione leggera e divertente, ma che vi possa dare qualche utile spunto di riflessione, questa è la scelta giusta.

I suoceri albanesi” sono uno spettacolo pieno di…



realtà quotidiane e familiari affrontate con un sorriso. 

La famiglia presentata nella rappresentazione è del tutto nella media. 
Lucio è un assessore costantemente cercato al telefono dai suoi consiglieri, la moglie Ginevra è una chef impegnata ogni giorno nella creazione di nuovi piatti e la figlia Camilla è un'adolescente in lotta con lo studio ed i genitori. Nel corso dello spettacolo, i tre litigano per sciocchezze, inciampano nel bagno e si lamentano di non riuscire mai a fare colazione insieme.


Non siamo davanti ad una famiglia “da spot pubblicitario”, bensì ad un trio di persone distratte, di corsa e – ognuna di esse a suo modo – indaffarate.

Le vite di questi personaggi non cambieranno per un evento straordinario, bensì grazie ad un bagno rotto.


Ciò che viene rappresentato sulla scena, dunque, risulta così semplice e quotidiano che è difficile non identificarsi.



ironia riguardo a tante “nuove mode”.  

Nel corso del primo tempo, Lucio e Ginevra conoscono un divertente individuo: si tratta dell'inquilino del piano di sotto, Corrado, un ex-colonnello ritiratosi a vita più tranquilla dopo una serie di viaggi ed avventure. 
 

Corrado è un grande appassionato di thai-chi, ed ama praticare quest'arte all'aperto ed alle prime ore del mattino, ma, come lo spettatore ben presto noterà, l'idea non è ritenuta propriamente geniale dagli abitanti del quartiere.



Ugualmente incompresa è Ginevra, la madre di famiglia, che, forte della sua fama da chef, cerca di insegnare il suo amore per il cibo sano e la nouvelle cuisine al marito ed alla figlia, mentre questi ultimi si abbuffano calzoni e supplì di nascosto.


La commedia, in definitiva, si fa beffe di alcune delle più popolari fissazioni di questi ultimi anni, in modo particolare quelle riguardanti l'alimentazione e la salute. Assistendo allo spettacolo, lo spettatore non può fare a meno di sentirsi come Lucio, che, ad un certo punto, si chiede sconsolato se offrire un caffè sia diventato qualcosa di strano ed inusuale.



osservazioni intelligenti riguardo alla tematica del razzismo. 

Lucio accoglie con gioia l'idea di far lavorare operai albanesi per riparare il suo bagno, ma lo spettatore ha la fondata idea che si tratti di una manovra politica per mantenere il consenso.


Ginevra asseconda il marito, ma poi si ritrova perplessa davanti alla prospettiva di lasciare le chiavi di casa agli operai.


Questi ultimi si offendono se il padrone di casa fa qualche osservazione sulla loro origine, ma non risparmiano commenti meschini nei confronti di altre minoranze etniche.


Attraverso questi personaggi, lo spettacolo ci consente di osservare ed analizzare molto da vicino il tema del pregiudizio razziale, cogliendone sfumature spesso nuove e presentando diversi punti di vista.



una morale sull'integrazione culturale! 

Secondo gli autori della commedia, per quanto difficile possa essere l'incontro tra due differenti culture e tradizioni, vale comunque la pena fare un tentativo. 
La stretta frequentazione tra i “borghesi piccoli piccoli” ed i modesti operai che sistemano il loro bagno darà vita, infatti, ad una sequenza di avvenimenti destinata a cambiare l'esistenza di tutti i personaggi.


Senza contare che Camilla ed il ragazzo di cui si innamora danno una notevole lezione sui sentimenti alla generazione adulta, troppo impegnata ad organizzare cene e ad esplorare siti di appuntamenti per accettare un sentimento nato con naturalezza.



risate! 

Questo elemento non manca mai nel corso delle due ore di rappresentazione. 
“I suoceri albanesi” sono uno spettacolo che fa ridere, spesso anche parecchio. 
Senza dubbio buona parte del merito va agli interpreti, davvero eccezionali ed estremamente spontanei. 

Lo spettacolo scorre rapidamente ed arriva quasi inaspettatamente alla conclusione, lasciando lo spettatore soddisfatto e divertito.






Lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 24 gennaio!

Spero che questa mia recensione possa avervi interessato ed incuriosito.



Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, e, come sempre, vi invito a lasciare un vostro parere nello spazio sottostante. Sarei curiosa di conoscere altre opinioni di chi ha visto lo spettacolo!


A presto :-)

martedì 5 gennaio 2016

QUANDO UN PROFESSORE DI LETTERE...

Lo stupidario dei miei anni dell'Università

 

Durante queste feste, ormai (quasi) concluse, mi è capitato di scambiare una chiacchierata con alcune ragazze più giovani, che stanno frequentando la mia vecchia Facoltà.


Mi ha sorpreso molto, ascoltando il resoconto delle loro avventure, scoprire che non è poi cambiato tanto in quel piccolo mondo che, incredibile ma vero, ho lasciato già da quasi due anni.

Presa da un'inevitabile nostalgia, ho iniziato a riguardare le vecchie agende che avevo conservato in un angolo della cantina, e mi sono ricordata che, nel corso di quegli anni, avevo l'abitudine di annotare tutte le “sparate” più simpatiche, divertenti e fuori dalle righe dei miei professori.


Per quanto l'Università sia stata una lunga scalata ed io non abbia mai avuto dubbi sulla validità di chi mi ha formato, devo ammettere che, riguardando quelle pagine, mi sono tornati alla mente parecchi momenti spassosi.



È per questo che oggi, in forma del tutto anonima, ho deciso di condividerli con voi.

Per facilitare questo piccolo viaggio nella memoria, ho diviso ogni frase in “categorie”, tentando di immedesimarmi nei miei vecchi professori.

Spero che ridiate almeno quanto l'ho fatto io!



Quando un professore di Lettere vuole mettere un po' di pepe nello studio dei classici!



La seconda navigazione di Platone è un rischio…come viaggiare con Alitalia!”




Aristotele si può leggere a vari livelli… insomma, lo si riceve o in pigiama o in abito da sera!”




Perché la consolazione della filosofia è come un ragazzo che viene reclutato per andare a combattere a Troia. Lui torna a casa e dice a sua madre: <Mamma, devo andare a Troia!> E lei: <Eh, ho capito, ma prendi qualche precauzione…> (si interrompe) Oddio ragazzi… credo di aver appena detto la frase più equivoca di tutta la mia vita!!”




E dunque questo metro lirico assomiglia al pentametro, che è paragonabile ad un ronzino zoppicante, mentre l’esametro è un purosangue galoppante. In effetti, è una lirica d’amore, e dopo un rapporto sessuale uno poteva non essere più proprio uno stallone…!”




Insomma, tra i soldati a quel tempo una relazione guerriero- scudiero di tipo guerresco ed omosessuale era più che normale… dev’essere per quello che mi hanno scartato dal militare!”




Io nell’Iliade ho sempre fatto il tifo per il personaggio più sfigato, Aiace Telamonio…E ci sono rimasto malissimo quando ho visto Troy ed ho visto com’è rappresentato!! Sembra Homer Simpson con una clava!! Beh comunque capite che chi tifa per un personaggio del genere non può che essere interista!”




Insomma, Cicerone cercava di convogliare una sensazione sgradevole… un po’ come quando vi stringe la mano una persona che non usa la crema… so che non c’entra, ma a me dà fastidio!”



Quando un professore di Lettere vuole fare il simpatico ma riesce a portare solo tanta… sfortuna!



“…e poi al massimo vi diciamo che non avete passato l’esame… ma insomma, ve lo diciamo sorridendo!”




Come poesia benaugurale per le vostre vacanze natalizie ho scelto un carme funebre…!”




“…aveva assistito a uno spettacolo che lo aveva emozionato molto… peccato che poi quella notte è morto!” (e tutti si toccarono!)




Ragazzi, non capite che è una situazione con un minimo di pericolo?!? Uscite dall’aula, in fretta!” (…per un microfono che faceva contatto.)



Quando un professore di Lettere ha a che fare con la Lega Nord




"Riguarda i miei conterranei... oh beh, posso ben dirlo, conterronei.”




Perché ricordate, il cristiano deve fare del bene nei confronti di ogni angolo del mondo… non solo nella Padania!!”





Quando un professore di Lettere si mette a dare insolite lezioni di biologia





Toh…di nuovo l’uccellino! Si vede che gli piacciono le mie lezioni!”




“…Il passero di Lesbia, che, giustamente, a furia di essere sempre sballottato qua e là dalla fanciulla, aveva pensato bene di morire…”




Le bufale sono essenzialmente delle mucche incazzate…”




Ragazzi, c’è il bruco saggio e il bruco stolto…però, parliamoci chiaramente! Questo bruco non è stolto, è pirla!”




Venghino, signori, venghino!! Più gente entra e più bestie si vedono!! [Si interrompe] Non per dare a voi delle bestie, ovviamente…”




Quando un professore di Lettere interpreta in modo personale grammatica e letteratura



“…a quel tempo dire Cesare Borgia era come dire Il Padrino…”




Magari fossimo sul K2…invece siamo solo sul codice K2!”




“…perché Machiavelli in quella posizione era un uomo al di sopra di ogni obbligo, ogni costrizione…insomma, i nostri parlamentari!”




In francese abbiamo una sorta di festival del dittongo…”




Dire che la grammatica serve a parlar bene è come dire che per fare la cacca bisogna conoscere la storia del water!”




E insomma, la ninfa è come un babà, e Giuliano De Medici prova un immediato appetito nei suoi confronti… ne è ghiotto, diciamo!”



Quando un professore di Lettere ha qualcosa da ridire sulla sua Università



La nostra aula è come il refettorio di Harry Potter!”




Ecco… ci siamo connessi… vediamo… scusate,eh… dovrebbe aprirsi la slide…!” (Detto ogni volta, e la metà delle volte abbiamo dovuto chiamare il bidello)



Quei fantasmi che non si presentano mai al mio corso e poi io mi trovo a correggere 140 elaborati invece di 80… Dio li strafulmini!”



Noi non siamo docenti, siamo la bassa manovalanza dell'Università!!”




Quando un professore di Lettere è semplicemente un po' troppo sincero



Io non dormo bene di pomeriggio… forse in memoria di quando ero bambino, vi ricordate? Quando vi dicevano <Vai a dormire!> e voi: <Mai!>”




Nel caso non l’aveste capito, sto cercando di farvi regredire all’età di un bambino di quattro anni!”




L’altro giorno, entrando in Università, ho visto ragazzo e ragazza che questionavano visibilmente… non ho capito quale fosse la natura della questione perché non ho avuto il coraggio di nascondermi dietro una colonna ad origliare!!”




Ma, io dico…si può travestirsi da Paris Hilton per la festa di Carnevale? È come se io adesso tornassi a casa e trovassi mia moglie vestita da Maria De Filippi!”




L’anno scorso uno studente tramite i quiz di gradimento mi aveva invitata a cena…ma io preferirei evitare!”




Ma anche se arrivate qui a lezione con il vostro bel panino a me non disturba… anzi,portatene uno anche a me!”




Se dite smoking in Inghilterra non pensano al vestito, ma pensano che vogliate fumare, e, siccome mi pare che l’Inghilterra sia ancora un paese civile, vi lasceranno fumare anche nei locali!!”






Scherzi a parte, la Facoltà di Lettere è seria, impegnativa e formativa, come ogni facoltà universitaria che si rispetti. 
 

Tuttavia, a volte, quando ripenso ad alcune lezioni o alcuni momenti particolari, ancora rido o sorrido.


Che c'è di più bello del poter studiare con leggerezza quello che tanto ci appassiona?





Vi ringrazio tantissimo per aver letto fin qui, e per le quasi 1700 visualizzazioni (un traguardo che mi ha davvero resa felice!).


Ovviamente lo spazio sottostante è a disposizione per il “vostro” stupidario… sarei davvero curiosa di scoprire come siano/siano stati i vostri professori!



A presto :-)

sabato 19 dicembre 2015

BUON NATALE! CON CHARLES DICKENS

Cinque buoni motivi per (ri)leggere "Canto di Natale"

 

 

Cari lettori,


non è un mistero che ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. 
Le grandi città si riempiono, le strade diventano trafficate, i centri storici sono impraticabili durante il fine settimana e, per quanto a molti di noi le feste piacciano e le vacanze siano imminenti, capita che lo stress aumenti invece di diminuire.



Fidatevi: in questi casi non c'è niente di meglio che rifugiarsi in poltrona (o sul divano, si sta ancora più comodi) con un buon libro.

Visto il periodo, mi sento di consigliarvi di cuore il romanzo per eccellenza dedicato al 25 dicembre: “Canto di Natale” (in inglese A Christmas carol) di Charles Dickens.





Questo racconto è stato usato, re-interpretato ed anche riprodotto in molte versioni cinematografiche ed animate (celeberrima quella disneyana).

Penso che la storia della redenzione dell'avaro Scrooge sia di dominio pubblico, e che persino un bambino sia in grado di poterla raccontare.


Tuttavia, mi sento, ancora una volta, di consigliare la lettura di “Canto di Natale”.

Io stessa ho perso il conto di quante volte lo abbia riletto, e, ciò nonostante, quando riapro quel volumetto che ormai conosco quasi a memoria rimango piacevolmente stupita da qualche sfumatura che precedentemente avevo dimenticato o non avevo colto appieno.


Inutile ribadire che un grande classico è tale solo quando ha qualcosa da comunicare ancora oggi e ad ogni rilettura, e che Dickens è annoverato tra di essi proprio per questa ragione.


Ecco invece una breve lista di ottimi motivi per cui dedicare un pomeriggio o una sera delle vacanze di Natale a questo libro:





1) “Canto di Natale” ci impone una pausa dai nostri affari quotidiani.  

Nel momento in cui Scrooge incontra lo spettro di Marley, è tangibile il suo stupore nel constatare che il suo amico deceduto sette anni prima sia incatenato.

Ancora incredulo, infatti, egli non comprende la ragione per cui l'anima dell'ex collega si senta tanto abbattuta e e frustrata, e gli fa notare che in vita egli è stato un ottimo uomo d'affari.

Lo spirito di Marley, però, con somma costernazione, fa presente a Scrooge che i suoi “affari” avrebbero dovuto essere gli affetti, la ricerca della felicità e, in generale, prendersi cura dell'umanità.
 

Ogni volta che rileggo questo brano, mi capita di fermarmi a pensare.

Molti tra noi svolgono dei mestieri che impongono di correre, di essere indaffarati, di essere sempre concentrati sulla mossa successiva, che sia concludere un accordo finanziario, ultimare un progetto entro la scadenza prevista, o, nel mio caso, insegnare a studiare a qualche dodicenne riluttante.

Eppure, nel momento in cui lo spirito di Marley parla a Scrooge, e dunque anche a noi, ci rendiamo conto che i nostri affari sono, come il personaggio stesso afferma, “una goccia nell'oceano”.

Le nostre carriere sono importanti e possono darci tanto, ma la gioia che può darci il sorriso di un amico, la gratitudine di una persona a cui abbiamo fatto un piccolo favore o la soddisfazione dopo una giornata in cui ci siamo dedicati ad una nostra passione sono davvero impagabili. Quale occasione è migliore del Natale per fermarci un po'?





2) “Canto di Natale” è un'esplosione di gioia, di spirito natalizio e persino di consigli per i festeggiamenti.


Tra tutti i piccoli capitoli dei quali è composto il racconto, il mio preferito è sempre stato quello dedicato allo Spirito del Natale presente.

In compagnia di quest'ultimo, infatti, Scrooge compie una lunga passeggiata attraverso il piccolo paese nel quale vive, e scopre motivi di insospettabile felicità.

Egli scopre che, se si è pervasi dallo spirito natalizio, si può essere pieni di gioia anche nel bel mezzo di un quartiere popolare, mentre si spala neve e carbone, o mentre si fa la fila in un negozio affollato e caotico, o, ancora, mentre si chiacchiera tranquillamente di fronte ad un semplice fuoco in una casa modesta.


Ogni volta che lo Spirito, come uno stravagante Babbo Natale, cosparge cose e persone con il magico contenuto della sua torcia, anche il lettore ha l'impressione di essere coinvolto.

Sfido persino i più scettici a non ritrovare la voglia di festeggiare osservando dalla finestra, proprio come fa Scrooge, il pranzo organizzato da Fred.

Molto del merito, tuttavia, è da attribuirsi allo stile di Dickens, che, in questo capitolo, ci delizia e si diverte, descrivendo con tanta precisione ed abbondanza di particolari pranzi, cene e vetrine di alimentari, al punto da far venire l'acquolina in bocca.





3) “Canto di Natale” dimostra che le festività sono per tutti, anche indipendentemente dalla religione.


La prima volta che ho letto il racconto ho amato fin da subito il discorso che Fred, il nipote di Scrooge, fa al suo recalcitrante zio per convincerlo a prendere parte ai festeggiamenti insieme a lui.

Fred ribadisce che non ha alcuna importanza chi siamo, da dove proveniamo, quale sia la nostra storia e le nostre tradizioni, anche religiose: di fronte al Natale, ogni uomo ha un'occasione straordinaria per venire incontro all'altro.


Alla luce dei recenti avvenimenti di cronaca, io non posso che augurarmi che molti di noi abbiano letto con attenzione le parole di Fred.

Tutti noi sappiamo bene che l'origine del Natale risiede in un avvenimento religioso; tuttavia, si tratta di una festività che può essere comunque vissuta in modo del tutto laico, proponendo a noi stessi ed agli altri di abbattere le barriere che ci siamo costruiti e di guardare al futuro con maggiore ottimismo e solidarietà.





4) “Canto di Natale” ci insegna a non aver paura se stiamo affrontando un lutto.

Nel corso del capitolo dedicato allo Spirito dei Natali futuri, Scrooge si trova in un camera mortuaria, anche se non sa ancora che il morto è il se stesso futuro. In quel momento, Dickens compie una piccola digressione, facendo notare al lettore come la camera mortuaria di Scrooge sia spoglia ed abbandonata, e come, invece, chi è stato amato in vita venga omaggiato anche dopo la morte.


Sinceramente, credo che l'insegnamento di Dickens in queste pagine sia fortemente significativo. Quello che l'autore ci comunica è che nessuno di noi deve avere paura di una mano fredda, di due occhi chiusi, di un corpo che non accoglie più in sé la vita. Che importanza può avere, infatti, nel momento in cui quella mano è stata aperta e generosa, gli occhi hanno visto il mondo, ed i ricordi di quell'anima sono in ognuno di noi?


Secondo una tradizione anglosassone e del Nord Europa, le persone che non ci sono più devono essere ricordate con più forza ed intensità proprio nel periodo delle feste natalizie, e, forse, nel modo migliore: non piangendo la loro scomparsa, bensì festeggiando come loro ci hanno precedentemente insegnato a fare.





5) “Canto di Natale” ci fa sentire un po' tutti Scrooge.


Siamo onesti: quanti di noi hanno pensato, almeno una volta, che Scrooge non abbia poi tutti i torti?

Natale “arriva quando arriva” e noi non sempre abbiamo mente e cuore pronti per accoglierlo.

A Dicembre molti luoghi che frequentiamo abitualmente diventano una sorta di girone dell'Inferno per via dell'onnipresente – ed a volte un po' disperata – caccia al regalo.

Ci aspettano settimane di pranzi, cene, colazioni e merende, e noi, dopo il quarto o quinto giorno, cominciamo a desiderare con struggente intensità un'insalatina scondita.

La quantità di impegni presi per le feste ci fanno pensare che stiamo andando incontro, più che ad un periodo di vacanza, ad una sorta di lavoro alternativo.

In questo caso, ognuno di noi vorrebbe essere “un piccolo Scrooge” e desidera soltanto essere lasciato in pace.
 

Ecco, leggere “Canto di Natale” ci fa viaggiare insieme al nostro avarastro preferito ed ai suoi amici spiriti, e, pagina dopo pagina, ci ricorda tutti i motivi per cui vale ancora la pena di festeggiare il Natale, e di essere felici che esso sia arrivato per l'ennesima volta. Niente male per un romanzo che ha due secoli di vita, no?!?






Ringrazio di cuore chiunque abbia letto questa mia “recensione personalizzata”.

Le visualizzazioni crescono sempre di più ed io ne sono felicissima!

Sentitevi liberi di lasciare un commento, se vi va.

Nel caso siate in cerca di libri da leggere durante le vacanze (oltre a Dickens, ovviamente) e di mostre da visitare/luoghi da vedere a Milano, vi consiglio di dare un occhio ai miei post precedenti.



Vi auguro di trascorrere un lieto Natale e delle splendide feste.

A presto :-)

lunedì 30 novembre 2015

RISATE AMARE E LACRIME DI GIOIA

"Il grande dittatore" va in scena al Teatro Carcano

 

Molti di voi hanno probabilmente già letto la mia recensione relativa allo spettacolo “L'Ulisse”, in scena al Teatro Carcano di Milano tra ottobre e l'inizio di novembre. 
 

La stagione 2015 – 2016 del sopracitato teatro non potrebbe essere più varia: ad una rappresentazione completamente dedicata ai classici ed al mondo forse perduto dei poemi omerici ha fatto seguito, infatti, una messa in scena ambientata in pieno XX secolo ed ispirata ad uno dei capisaldi della cinematografia di quegli anni: “Il grande dittatore”, di e con Charlie Chaplin.


L'adattamento e l'interpretazione di Massimo Venturiello, unito all'energia appassionata di Tosca, danno nuovamente vita ad un capolavoro mai dimenticato.

Ecco perché, secondo me, è un'ottima idea sfruttare una delle prossime serate per andare al Teatro Carcano.





Il grande dittatore” è… musicale! 

A dispetto delle tematiche trattate, di una serietà estrema, la leggerezza di fondo di quest'opera si esprime in modi inaspettati e creativi.
 

La musica è, infatti, un elemento principe della rappresentazione, e lo spettatore se ne accorge subito. Fin dall'inizio vi è una forte contrapposizione tra gli ebrei e le guardie armate del dittatore, ed entrambi i gruppi hanno musica, canzoni, perfino mosse di ballo proprie. 
 

Impeccabili le voci dal vivo (in modo particolare quella di Tosca).





Il grande dittatore” è… scenografico nella sua semplicità!  

Sul palcoscenico troneggiano dei cubi e dei parallelepipedi di colore grigio, intervallati da scale al centro. Nel primo tempo della rappresentazione, basta l'aggiunta di alcune vetrate per richiamare il ghetto ebreo, nella sua povertà ed essenzialità.


Tra il primo ed il secondo tempo, però, alcune parti della scenografia (e dunque del ghetto) vengono bruciate dall'esercito del dittatore, e non in modo casuale.


È allora, infatti, che lo sfondo del secondo tempo assume i contorni inquietanti di una svastica nazista.

Essa non sarà più visibile solo e soltanto quando il barbiere ebraico protagonista farà il suo discorso finale.





Il grande dittatore” è… comico! 

Moltissimi sono i momenti divertenti, a partire dalla rissa tra il barbiere, l'amica Anna e le guardie (un omaggio alla commedia slapstick), passando per i siparietti tra i due ebrei nel ghetto (classico confronto tra ottimista e pessimista) fino ad arrivare alla caricatura delle “camicie grigie” (semplici burattini nelle mani del dittatore).


Notevoli sono le caratterizzazioni dei personaggi dei due dittatori, i quali incarnano, rispettivamente, due tipologie (il folle megalomane ed il maleducato ignorante) che nessuno spettatore faticherà ad associare ai più famosi dittatori del XX secolo.


Durante lo spettacolo, dunque, si ride, anche se è facile immaginare quanto amare possano essere queste risate.





Il grande dittatore” è… pieno di speranza!  

Il discorso finale del barbiere ebraico protagonista, erroneamente scambiato per il dittatore, è di un'attualità quasi sconcertante.


Il messaggio che egli vuole trasmettere mira soprattutto all'unità, non solo di una nazione, quanto di tutto il genere umano.


È così che, in seguito ad una serie di amare risate, nascono spontanee delle lacrime, questa volta di gioia, perché questo spettacolo insegna che nessun impulso coercitivo e distruttivo può soffocare il desiderio umano di libertà e di pace.






Lo spettacolo resterà al Teatro Carcano fino a 6 dicembre!

Spero di avervi interessato ed incuriosito.

Grazie per la lettura e per l'attenzione!


Come sempre, se vi va, sentitevi liberi di lasciare un commento nello spazio sottostante.

A presto!