venerdì 20 settembre 2019

TAG: LA MUSICA DELLA NOSTRA VITA




Cari lettori,
oggi, per le nostre rubriche “Tag&Booktag” e “Consigli musicali”, ho scelto di proporvi un questionario a tema musicale che ho trovato sulla blogosfera.

Come sempre, ho cercato di darvi qualche consiglio per tutti i gusti!



1. La sigla di un cartone animato preferito



Sono cresciuta con tanti classici Disney, ma il mio preferito degli ultimi anni è Ribelle – The Brave. Una canzone che mi ha sempre colpito molto tra quelle di questo cartone è Tra vento e aria, un brano cantato da Noemi che parla di quegli affetti familiari che sono difficili da vivere a causa di una grande diversità caratteriale, ma che, con tanta pazienza ed amore, possono donare anche una grande gioia.


L’amore è una stella che trova la strada giusta per te
risplende caldo su di noi per mostrarti le cose che vuoi
c’è tanto che ancora tu non sai ma io credo che sia tardi ormai.
Guardo i muri che crollano giù, voglio volare ancora più su,
potrò trovare la mia libertà tra il vento e l’aria.

Noi siamo giunti fino a qua, quel che proviamo poi ci mancherà.
Se finirà son certa che ne porterò il ricordo con me.
Osservo i muri che crollano giù, mi sento libera ancora di più,
questo amore si diffonderà tra vento ed aria.

L’amore scalda l’anima.



2. Canzone preferita della vostra band



Come forse qualcuno di voi saprà, adoro il film Mamma mia! ed ho trovato carino anche il sequel, per quanto non all’altezza del primo capitolo (qui ne parlo meglio). 

Adoro le canzoni degli ABBA e, tra tutte, credo che When all is said and done mi resterà sempre nel cuore.


Questo è per noi, un altro brindisi e poi pagheremo il conto
E nel profondo, entrambi possiamo sentire il fresco dell’autunno
Siamo uccelli di passaggio, io e te, voliamo istintivamente
quando l’estate è finita e le nuvole scure nascondono il sole
né io né te siamo da incolpare, quando tutto è detto e fatto...


3. Colonna sonora dell’estate



Un grande classico delle estati a Varazze è l’immancabile tributo a De André, che quest’anno è stato la sera dell’11 agosto. 

La band di quest’anno ha scelto un repertorio un po’ più ricercato, proponendo anche brani meno noti dell’amatissimo cantautore. Una canzone che non avevo mai sentito, ma il cui testo mi ha colpito molto, è Disamistade, dall’album Anime salve.


Che ci fanno queste anime davanti alla chiesa,
questa gente divisa, questa storia sospesa,
a misura di braccio, a distanza di offesa,
che alla pace si pensa, che la pace si sfiora.
Due famiglie disarmate di sangue si schierano a resa
e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà

Si accontenta di cause leggere la guerra del cuore,
il lamento di un cane abbattuto da un'ombra di passo
si soddisfa di brevi agonie sulla strada di casa,
uno scoppio di sangue, un’assenza apparecchiata per cena,
e ad ogni sparo di caccia all’intorno si domanda fortuna...


4. Una canzone che mi fa divertire



Da sempre le canzoni che mi fanno divertire di più sono quelle che accompagnano le lezioni di danza e zumba e quelle che scegliamo per lo spettacolo di giugno.


questo link trovate i brani che abbiamo scelto per i balletti in cui ci siamo esibite lo scorso 7 giugno.


A questo, invece, potete scoprire le canzoni che abbiamo utilizzato nell’annata 2018/2019 per il corso di zumba/latino americano.



5. La canzone della mia infanzia



Il cantante che adoro fin da piccola, come voi tutti ormai saprete, è Nek. Tra tutte le canzoni che potrei scegliere quella che forse ricorda maggiormente la mia infanzia è Ci sei tu, che ho ascoltato tante, tante volte da una vecchia radio portatile.


Ho provato a non amarti, è impossibile per me
chiedi tempo per pensarci, ma perché
ho provato a non cercarti, ma so sempre dove sei,
e mi costa non chiamarti, e tu lo sai…
Dici che devi star sola, se un dubbio c’è
che vuoi risolverlo da te, e non hai capito niente di me…

Ci sei tu, ed io mi illumino, mi agito quando non ci sei,
ma tu non vedi niente, pensi ad altro ormai, e lo sai...


6. Canzone da musical o da film musicale preferita



Un brano a cui sono legata ormai da tempo è Good morning, tratto dal celeberrimo film musicale Cantando sotto la pioggia

Con la mia scuola di danza lo abbiamo proposto nel 2010, io e due ragazze, con un originale costume: ...i nostri pigiami!

Nel 2018, in occasione dei 40 anni della scuola, lo abbiamo riproposto: nuovi pigiami, due compagne diverse, un bel divano e mascherine per gli occhi per completare il tutto!


Buongiorno, buongiorno, abbiamo parlato tutta la notte
buongiorno, buongiorno a te!
Buongiorno, buongiorno, che bello stare in piedi fino a tardi
buongiorno, buongiorno a te!
Quando la banda ha iniziato a suonare, le stelle scintillavano,
ora il lattaio è partito, è troppo tardi per dire buonanotte!
Quindi buongiorno, buongiorno, i raggi del sole presto spunteranno,
buongiorno, buongiorno a te!


7. Canzone con cui scaricare l’ansia



Nei momenti in cui mi sento un po’ giù e mi capita di pensare al futuro ed alle incertezze che l’età adulta porta con sé, mi torna spesso in mente una vecchia canzone degli 883, Come deve andare. Anche questa è una canzone della mia infanzia, ma credo di aver capito il suo vero significato solo negli ultimi anni.


...e siamo qui ai piedi di una strada che sale su,
ripida e dissestata, la chiamano età della ragione,
ci passano miliardi di persone, io spero di poterla fare tutta
guardare giù quando arriverò in vetta
anche arrancando come quel vecchissimo Peugeut.
E tutto va come deve andare, o perlomeno così dicono
e tutto va come deve andare, o perlomeno me lo auguro...



8. La mia attuale colonna sonora



Piccolo anticipo dei preferiti di settembre! Il 23 agosto è uscito Lover, il settimo album di Taylor Swift. Conoscete il mio amore per le sue canzoni, quindi capirete che sono stata davvero felice dell’uscita di un nuovo disco!

Vi descriverò l’album più nel dettaglio a fine mese!

Oggi vi segnalo soltanto quella che al momento è una delle mie canzoni preferite del disco, Miss Americana and the Heartbreak Prince. Ciò che mi piace di più di questo brano è il fatto che sia interamente costruito su una metafora: potrebbe sembrare un suo ricordo del liceo… ma è ben altro. 

Taylor l’ha presentata come una canzone “anti-Trump”, ma, di fatto, è una dolorosa lettera d’amore di una ragazza innamorata della sua nazione (la “Miss America”) nei confronti della patria che ha tradito le sue speranze e sta andando a rotoli (il “Principe Spezzacuore”). Inutile specificare che secondo me il testo ritrae benissimo anche l’Italia. Come vedrete, una volta compresa la metafora di base, i riferimenti sono decisamente espliciti!


Sai che ti adoro, sono pazza di te, persino più di quando avevo 16 anni
ed ero persa in una scena da film, salutando le reginette e la banda che passava
ora sono persa tra le luci.
La gloria americana si è spenta di fronte a me, ora mi sento senza speranza,
il mio vestito per il ballo è strappato, corro tra le spine di rose,
ho visto i punteggi del tabellone e corro via spaventata […]

La mia squadra sta perdendo, è battuta e sconfitta,
vedo i ragazzacci che si danno il cinque […]
Le storie americane bruciano di fronte a me, io mi sento senza speranza,
le fanciulle sono depresse: se sui ragazzi non si può contare,
allora dove sono gli uomini saggi? Mio caro, sono preoccupata! […]

E non voglio che tu te ne vada, non voglio davvero combattere,
perché in questo modo nessuno vincerà, e dovresti sapere
che non ti lascerò mai perdere, perché so che è una battaglia
che un giorno vinceremo!

Siamo io e te, è tutto il mio mondo,
le persone dicono nei corridoi: “Lei è una ragazzaccia!”
Tutta la scuola fa rotolare dei dadi falsi,
voi fate dei giochi stupidi e vincete stupidi premi!
Siamo io e te, non c’è niente di simile,
Miss Americana ed il principe Spezzacuori,
siamo così tristi da dipingere la città di blu
ed io ho votato in modo da scappare con te da tutto questo!




Queste sono le mie risposte… in musica!
Conoscete queste canzoni? Vi piacciono?
Che cosa avreste scelto?
Non taggo nessuno, ma invito tutti voi a “rubare” il TAG, se vi va, ed a farmelo sapere, così leggo la vostra versione! Potete anche indicare le vostre scelte nei commenti!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

martedì 17 settembre 2019

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - SETTEMBRE 2019




Cari lettori,
come qualcuno di voi avrà notato, la rubrica “L’angolo vintage” è andata in vacanza nel mese di agosto. Oggi è il 17 del mese di settembre e...si ricomincia!


Per questo mese ho scelto due gialli che avevo letto tempo fa e poi non avevo più recensito. In questi giorni li ho ripresi ed ho pensato di parlarvene. Si tratta di Parce sepulto e Morituri te salutant, due gialli della scrittrice Danila Comastri Montanari.


Questi romanzi sono dei gialli ambientati nella Roma dell’imperatore Claudio, tra il 45 ed il 50 d.C., ed il protagonista e “detective per caso” è Publio Aurelio Stazio, un senatore considerato da tutti un tipo eccentrico per vari motivi.

Innanzitutto, egli è di mentalità molto aperta per i tempi e crede tanto nell’integrazione: la sua Domus ha servitori di ogni genere ed alcuni di loro sono addirittura dei liberti (schiavi ai quali è stata restituita la libertà) che hanno scelto di continuare a lavorare con lui perché legati da un rapporto di stima e fiducia. Il suo tentativo di cooperare con quelli che da molti sono ritenuti “barbari” è malvisto da buona parte della società.

Inoltre, è considerato da tutti uno scapolo impenitente, ma pochi sanno che anni prima ha scelto di divorziare dalla moglie perché entrambi avevano sofferto troppo per la morte del figlioletto in tenera età ed avevano deciso di prendere strade diverse.

Infine, egli è amico dell’imperatore Claudio, con il quale la storia non è stata affatto tenera: molti letterati ed intellettuali, infatti, l’hanno reso oggetto di una satira piuttosto pesante, anche e soprattutto dopo la sua morte. Principalmente egli è stato accusato di essere stato troppo permissivo con Nerone, prima suo lontano parente e poi suo figliastro, consentendogli di diventare il tiranno che è stato.


Parce sepulto e Morituri te salutant sono soltanto due delle sue molte indagini… ed oggi ve le racconto!



PARCE SEPULTO
(Rispetta i morti)



Questa storia sembra inizialmente presentare un’occasione di festa. Aurelio, infatti, è stato invitato ad un matrimonio insieme ai suoi amici più cari: Servilio, un senatore allegro e dedito ai piaceri della vita e della tavola, e Pomponia, una matrona molto chiacchierona.

La sposa è la nipote di quest’ultima, Lucilla, una delle due figlie gemelle del retore Arriano, un uomo molto importante per la città dal punto di vista politico. Non si tratta soltanto di un’unione amorosa, ma anche e soprattutto di un accordo di potere: il padre della sposa, infatti, dopo la cerimonia, adotterà, di fatto, Ottavio, il suo genero, rendendolo suo erede, dal momento che non ha figli maschi.


Mentre gli ospiti attendono l’inizio della cerimonia, si verifica, però, una vera e propria tragedia: Lucilla viene trovata morta nella vasca dove stava facendo una sorta di bagno di fango (trattamento termale molto in voga ai tempi).

La festa si trasforma rapidamente in un dramma, e tutti sono propensi a credere alla versione della tragica fatalità, tranne Pomponia e, ovviamente, Aurelio. La matrona chiede al suo amico, che si è già distinto in alcune indagini, di venire a capo di quello che le sembra un mistero da risolvere.

Aurelio mette subito in campo le sue risorse, primo tra tutti il suo segretario Castore, un liberto che ha salvato da morte certa e che è particolarmente abile in sotterfugi e piccole truffe.

Uno dei personaggi sul quale si concentrano le sue indagini è Camilla, sorella gemella della defunta, assolutamente identica a lei tranne che per un neo sull’orecchio. Caratterialmente, le due non potrebbero essere più diverse: tanto la povera Lucilla era tranquilla e pudica, tanto lei è spavalda e sicura di sé. L’atteggiamento licenzioso della donna desta i sospetti di Aurelio, anche perché lei non è affatto libera, anzi, è sposata.

Nemmeno il marito di Camilla piace al senatore: egli, infatti, è un affarista dai modi rozzi e sgradevoli, già finito in varie inchieste per truffa e per questo motivo malvisto dal suocero Arriano, che gli ha sempre preferito Ottavio (suo pupillo ben da prima di fidanzarsi con Lucilla).

Quando anche il retore viene ucciso, però, le fantasie di Pomponia diventano una solida certezza: qualcuno sta cercando davvero di distruggere questa importante famiglia! Ma chi?


Una delle caratteristiche di questi romanzi è la scrittura che riesce ad essere, al tempo stesso, raffinata e scorrevole. I riferimenti storici alla cultura ed alle usanze del I secolo d.C. sono davvero moltissimi, una vera chicca per chi, come me, ha fatto studi umanistici ed ha un debole per il periodo classico.

Di Parce sepulto, tuttavia, ciò che ho amato di più in assoluto sono stati i tanti colpi di scena, che mi hanno tenuto con il fiato in sospeso. Questo è uno di quei romanzi nei quali la verità non è affatto quella che sembra ed il lettore si ritrova spesso ad essere spiazzato, e questo, a mio parere, è un grande pregio in un giallo.



MORITURI TE SALUTANT
(I destinati a morire ti salutano)



A Roma è la Vigilia delle Calende di Giugno del 45 d.C. (quasi fine mese, dunque) e, al Campo Marzio, l’anfiteatro è gremito di gente.

Per una volta, infatti, il timido, intellettuale, schivo Claudio ha deciso di organizzare una serie di spettacoli di lotta tra gladiatori e non ha badato a spese. Questa mossa gli è stata suggerita dai suoi consiglieri, che sperano di aumentare il consenso sia tra i senatori più interessati alla guerra che alla cultura ed ovviamente anche tra i popolani.


Aurelio farebbe volentieri tutt’altro, ma Servilio lo convince ed è solo per lui e per la particolare amicizia che lo lega al Divo Claudio che egli, alla fine, si ritrova in tribuna ad osservare le selvagge lotte tra schiavi costretti a lottare e/o tra belve feroci.

Dopo una serie di spettacoli molto applauditi, è il momento clou della giornata: l’entrata in scena di Chelidone, la star dell’Arena, un temibile killer che ha già vinto moltissimi scontri. La sua vittoria, ancora una volta, sembra essere scontata, ma, proprio nel momento in cui egli sta per uccidere il suo sfidante, cade a terra all’indietro, come colpito da un malore, e muore sul colpo.

Nonostante lo sconcerto sia tanto, i Giochi, sul momento, proseguono, perché in fondo il destino dei gladiatori è proprio quello di essere morituri (cioè destinati alla morte). Chelidone, però, era ammirato da larga parte del popolo, un po’ come al giorno d’oggi molte persone sono fan di un calciatore di serie A, e, nelle settimane successive, le ipotesi su quale sia stata la vera causa della sua morte si moltiplicano, e non pochi iniziano ad immaginare un complotto o un assassinio.


Quello che sembrava un banale incidente, dunque, rischia di trasformarsi in un altro potenziale di malcontento nei confronti di Claudio, che convoca Aurelio e gli propone di condurre un’indagine riservata.


Insieme al fido Castore, il senatore si trova a conoscere meglio l’universo bifronte dei gladiatori. 

Da un lato c’è la loro terribile condizione di schiavitù e la loro tragedia personale: essere costretti a lottare contro altri disperati (e talvolta contro gli animali feroci) per sopravvivere...e continuare a fare questa orribile vita. 

Dall’altro, però, ci sono tanti aspetti che Aurelio, da bravo intellettuale, non aveva considerato, primo tra tutti l’atteggiamento da “divi” dei gladiatori che sono riusciti a sopravvivere a lungo. Più che in un’arena, al senatore sembra infatti di essere in una compagnia teatrale o artistica, tra rivalità, gelosie, leader con i loro leccapiedi e tanti, troppi segreti.


Ho letto questo romanzo prima di Parce sepulto e devo ammettere che mi sono sentita esattamente come Aurelio: davvero sorpresa nello scoprire come l’autrice abbia descritto il mondo dell’Arena, che erano, di fatto, gli sportivi del tempo. 
Questa storia mi ha fatto fare anche qualche riflessione su come e quanto gli “spettacoli trash” abbiano sempre attirato in modo totalizzante le masse, e su come, per i politici, essi costituiscano un modo per distrarre la folla dai veri problemi e, al contempo, per alzare i consensi. L’ho trovata una lettura non solo coinvolgente, ma anche istruttiva.




Queste sono le mie scelte per il mese di settembre!
Conoscete quest’autrice? Avete letto questi romanzi?
Che ne pensate delle avventure di Publio Aurelio?
Come ogni mese, vi invito a leggere anche i contributi delle mie “colleghe blogger” (i blog partecipanti sono indicati nel solito banner in alto).
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)

giovedì 12 settembre 2019

I CANTI DELLA VITTORIA

Lirici greci  #1





Cari lettori,
per la nostra rubrica “L’angolo della poesia”, oggi sono davvero felice di iniziare insieme a voi un nuovo progetto di tipo letterario.


Al centro dell’attenzione ci sono i miei amatissimi classici, e, in particolare, i poeti lirici greci. Questo genere poetico si distingue nettamente dall’epica (l’Iliade e l’Odissea) e dall’elegia (poemetti dall’atmosfera malinconica e dall’argomento romantico), in quanto il suo intento è sempre quello di esprimere il pensiero personale dell’autore. Inoltre, la parola “lirica” fa riferimento alla lira, lo strumento musicale che solitamente accompagnava la declamazione di queste poesie.


Qualche tempo fa ho dedicato un post a Saffo, la poetessa diventata famosa per le sue liriche d’amore nei confronti di altre donne.

In questo post e nei successivi spero di presentarvi buona parte dei poeti lirici più importanti, suddividendoli per autori e tematiche.


Oggi vorrei iniziare parlandovi dei primissimi frammenti di poeti lirici che siano mai stati rinvenuti. Come vedrete voi stessi proseguendo la lettura di questo post, gli argomenti che hanno reso la lirica un genere celebre e così importante per la cultura occidentale (l’amore, i piaceri della vita, le riflessioni introspettive) sono arrivati qualche secolo dopo rispetto a questi reperti.


La prima tematica centrale della lirica è infatti l’esortazione alla guerra, anche se declinata in modi diversi. Vediamo insieme quali!



CALLINO



Questo è il primissimo frammento di poesia lirica di tutta la letteratura greca. Callino è vissuto nel VII secolo a.C. e per alcuni critici rientra ancora tra i poeti elegiaci.

Questo breve brano che è arrivato fino a noi è la versione letteraria di uno dei classici discorsi che i generali facevano ai loro soldati prima della battaglia. Sono presenti tutte le tecniche retoriche dell’Iliade, come il grande onore di far vincere la propria patria, la triste prospettiva di una morte in casa, la ricompensa di una gloria eterna.

Tuttavia, il taglio più personale di tante affermazioni ed alcune scelte stilistiche lo pongono su un piano diverso rispetto al poema epico.



1.

Fino a quando sarete oziosi? Quando avrete un animo forte,
o giovani? Non provate vergogna, così neghittosi,
dei vostri vicini? Stare seduti in tempo di pace
voi sembrate, ma la guerra possiede l’intero paese.

* * *

Mentre muore, ognuno per l’ultima volta scagli la lancia.
È cosa onorevole e splendida per l’uomo combattere
contro i nemici, difendendo la terra, i figli e la moglie
legittima; allora la morte verrà, quando le Parche
l’abbian filata. Brandendo in alto la lancia,
avanzi ognuno diritto, e sotto lo scudo raccolga
il suo cuore valoroso, non appena s’accenda la mischia.
Che un uomo sfugga alla morte non è concesso dal fato,
neppure se è prole di antenati immortali.
Spesso, chi fugge la lotta e lo strepito dei dardi
ritorna, e in casa lo coglie destino di morte.
Ma costui non è caro al popolo né desiderabile mai;
l’altro, umili e potenti lo piangono se qualcosa gli accade.
Tutto il popolo ha rimpianto dell’uomo valoroso
quando muore, ma se vive è degno dei semidèi;
nei loro occhi lo vedono quasi fosse una torre:
da solo egli compie imprese degne di molti.



TIRTEO



Tirteo pone al centro della sua narrazione le stesse tematiche di Callino, ma è molto più lontano dalla tradizione epica e rende i suoi versi molto più personali.

Questi brani presentano infatti dei piccoli quadretti idilliaci, degli intermezzi drammatici, delle immagini di rara delicatezza. Per questo motivo Tirteo può essere considerato uno dei precursori dei più grandi lirici greci.



1.

Per un uomo valoroso è bello cadere morto
combattendo in prima fila per la patria;
abbandonare la propria città e i fertili campi
e vagare mendico, è di tutte la sorte più misera,
con la madre errando e con il vecchio padre,
con i figli piccoli e la moglie.
Sarà odioso alla gente presso cui giunge,
cedendo al bisogno e alla detestata povertà:
disonora la stirpe, smentisce il florido aspetto;
disprezzo e sventura lo seguono.
Se, così, dell’uomo randagio non vi è cura,
né rispetto, neppure in futuro per la sua stirpe,
con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli
andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.


2.

Al nostro re Teopompo, caro agli dèi,
per merito del quale conquistammo Messene, dalle ampie contrade

* * *

Messene, luogo bello per arare, bello per piantare

* * *

intorno ad essa combatterono per diciannove anni,
sempre, senza interruzione, con animo coraggioso,
i guerrieri, padri dei nostri padri.
E nel ventesimo anno, lasciati i pingui campi,
quelli fuggivano dalle alte cime dell’Itome.



ARCHILOCO



Archiloco è un autore successivo rispetto a Callino e Tirteo, e la differenza rispetto agli altri due è evidente. 

Innanzitutto, egli non scrive soltanto di guerra e di potere, ma anche di altre tematiche che spero affronteremo presto in altri post. Inoltre, in tanti frammenti egli fa delle riflessioni decisamente ironiche sulla guerra, che finiscono per “smitizzare” questo tema e dargli una dimensione molto più umana, nel bene e nel male.


1.

Io sono scudiero di Enialio signore,
e conosco il dono amabile delle Muse.


2.

Con la grande coppa vieni spesso tra i banchi
della nave veloce, e togli i tappi agli orci panciuti;
fino alla feccia spilla il vino rosso: noi,
in questa guardia, non potremo essere sobri.

* * *

Sul banco della nave sta la mia focaccia impastata; sul banco
della nave sta il vino d’Ismaro; disteso sul banco io bevo.


3.

Qualcuno dei Sai si vanta del mio scudo, che presso un cespuglio
- arma gloriosa – lasciai non volendo.
Ma salvai la mia vita. Quello scudo, che importa?
Vada in malora. Un altro ne acquisterò, non meno bello.



4.

Nessuno dei cittadini, Pericle, biasimando
i lutti dolorosi, gioirà con banchetti, e neppure la città.
Tali sono gli uomini che l’onda del mare sonante
sommerse; e gonfio di pianto è il cuore
per la pena. Ma ai mali irrimediabili gli dèi,
o amico, diedero la virile sopportazione
come rimedio: ora uno, ora un altro ha questa sorte;
su di noi adesso si è volta, e piangiamo la ferita che sanguina.
Poi, di nuovo, toccherà ad altri. Ma presto, via,
allontanate il lutto femmineo, e sopportate.


5.

La fortuna di Gige ricco d’oro non m’interessa;
non mi prese mai invidia, né sono geloso
di opere divine; un grande potere non bramo;
è lontano dai miei occhi.


8.

Non amo un generale alto, che sta a gambe larghe,
fiero dei suoi riccioli e ben rasato.
Uno basso ne voglio, con le gambe storte,
ma ben saldo sui piedi, e pieno di coraggio.




Questi sono gli autori che ho scelto oggi per dare inizio a questo progetto!
Spero che l’idea di approfondire insieme il mondo classico ed i lirici greci vi possa interessare.

Voi conoscete questi poeti? Li avete studiati a scuola?
Ce n’è qualcuno che ricordate con particolare interesse?
So che Saffo, per esempio, è molto amata!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)