lunedì 18 luglio 2022

ANDIAMO IN VACANZA! ... CON LA POESIA

 Poesie per celebrare questa stagione di relax e divertimento




Cari lettori,

iniziamo una nuova settimana con “L’angolo della poesia!”

Come forse avrete visto dalle mie storie Instagram, con il 1 luglio è iniziata la mia estate e da qualche giorno anche io mi sono spostata nella casa ligure di famiglia per un po’ di relax balneare.


Oggi ho pensato di condividere con voi qualche componimento che ci faccia entrare in atmosfera “vacanze”! Spero che chi di voi è già andato in ferie riviva qualche momento speciale, che chi le sta vivendo adesso si stia divertendo e chi non ha ancora potuto staccare riesca a farlo presto :-)



Febbre del mare, di John Mansfield


Devo tornare sul mare, solitario sotto il cielo,

e chiedo solo un’alta nave e una stella per guidarla,

colpi di timone, canti del vento,

sbuffi della vela bianca,

e bigia foschia sul volto del mare

e un bigio romper dell’alba.


Devo tornare sul mare, ché la chiamata

della marea irruente è una chiara

selvaggia chiamata imperiosa;

e io chiedo soltanto un giorno di vento

con volanti nuvole bianche,

pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.


Devo tornare sul mare, alla vita

da zingaro vagabondo; alla via

delle balene e degli uccelli marini,

dove il vento è una lama tagliente;

e io chiedo solo un’allegra canzone

da un compagno ridente e un buon sonno

e un bel sogno

quando la lunga giocata è finita.



Il paese delle vacanze, di Gianni Rodari


Il paese delle vacanze

sulle carte non è segnato,

ma di tutti i paesi

è certo il più beato.

Ci vanno, dopo gli esami,

scolari e studenti

e ci trovano da svolgere

temi facili e divertenti:

nuotare a rana e a farfalla”,

fare un tuffo dal trampolino”,

piantare la tenda

all’ombra di un pino”.


Nel paese delle vacanze,

mettendo da parte i pensieri,

ci va gente di ogni specie:

operai, ragionieri,

signori e signorine

dell’alta società,

(qualcuno, a dire il vero,

tutto l’anno ci sta…)


Però conosco molti

che non ci sono mai stati.

Eppure, vi assicuro,

non si tratta di bocciati.

Laggiù non contano i voti,

contano solo i quattrini:

costa caro il mare azzurro

e costa anche l’aria dei pini.



La conchiglia marina, di Salvatore Quasimodo


O conchiglia marina, figlia

della pietra e del mare

biancheggiante,

tu meravigli la mente dei fanciulli.



Canzoncina delle vacanze, di Marcello Argilli


Viva l’estate, i fiori, le farfalle,

le ciliegie rosse, le zucche gialle!

Viva la rondine che in cielo vola,

viva la fine della scuola!

Care vacanze, siete arrivate;

al cuore di tutti gioia portate!

Bimbo allegro, la scuola è finita!

Cogli e sfoglia la margherita;

per ogni petalo un amico trovi:

tanti, tanti amici nuovi!



Estate, di Giovanni Titta Rosa


Sono scomparsi i gelsomini,

l’estate è colma, dagli spazi trabocca;

impetuoso dal mare scocca

il sole sugli squillanti mattini.

Ma stanchezza ci preme il sangue,

sonnolenza all’ombra ci prostra:

la terra, madre nostra,

s’estenua nel fiore che langue.


Fatica il tempo e la sera

esausta attende che sul colle

versi refrigerio di polle

il vento dall’alpe nera.

Ma anche il buio fiata calore

sull’erbe prone, sulle strade,

mentre cadono solenni e rade

dall’alta notte stelle e ore.



Il granchiolino in vacanza, di Vivian Lamarque


Viva viva le vacanze!

Un promosso granchiolino

passeggiava in su e in giù

sulla spiaggia in costumino.


Niente scuola stamattina!

Finalmente potrò farmi

una bella gitarella!


Mentre andava beatamente

...zac! Un bimbo se lo prende

e lo infila in un secchiello,

poverino poverello.


Il sole scotta,

l’acqua manca,

perde il granchiolino ogni speranza:

che bruttissima vacanza!

Ma ecco un’onda salvatrice:

il secchiello si rovescia,

fugge fugge il granchiolino

dal temibile bambino.



Temporale in montagna, di Filippo De Pisis


Ecco una rapida immagine di un temporale

nei silenzi alti della montagna. Un subitaneo

mutar d’aria, lo scoppio accecante della folgore

e poi il dileguare degli ultimi rimbombi del

tuono giù per le valli.

Tra tuoni e lampi suonan le campane

che benedicono il Tempo.

E che frescura nel verde fondo!

E che gorgoglio da le grondaie.

E l’aria all’improvviso sa di ghiaccio.

Un pigolio d’uccelletto sperduto

lungo le pause dell’acqua che scroscia.


Un lampo di magnesio

e dopo un attimo

scoppiar di mitraglia.

Poi lento rimbombo dei tuoni

si spegne più in valli sperdute

sotto una stella che guarda.



Filastrocca dell’estate, di Giuseppe Bordi


Filastrocca dell’estate:

in vacanza dove andate?

Dentro il mare che vi bagna

o sulla cima della montagna?

Forse andate giù in paese

o in campagna per un mese?


Tante cose in verità

sono anche qui in città;

c’è un amico, c’è un’amica

c’è la vespa e la formica,

spunta un fiore quando piove

e le zanzare da ogni dove.


Cantano i grilli e le cicale,

i passerotti sul davanzale;

brilla qui la buona stella

se si posa una coccinella.



Ma se il tramonto, di Attilio Bertolucci


Ma se il tramonto dura sulle cime

degli alberi che chiudono la pianura

soffocata da brume estive, il cielo

è una leggera arida spoglia inerte.


Eterno giorno, che cos’è la morte

quando sui visi radianti si posa

la maschera lucente

del tramonto lentissimo di luglio?


Non c’è memoria più, non c’è speranza

nel transito fatale del tempo.



Luglio, di Bruno Tognolini


Tutti a luglio fanno uffa

Sbuffa e bevi, sbuffa e sudi

dentro il mare ci si tuffa

Tutti neri, tutti nudi!


Che bellezza andare al mare

Cavalloni da saltare

Giochi, amici, corse al molo

E merende col ghiacciolo

tutti neri, tutti nudi!



I primi di Luglio, di Eugenio Montale


Siamo ai primi di luglio e già il pensiero

è entrato in moratoria.

Drammi non se ne vedono,

se mai disfunzioni.

Che il ritmo della mente si dislenti,

questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.

Meglio si affronta il tempo quando è folto,

mezza giornata basta a sbaraccarlo.

Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia

e l’idraulico è in ferie.



Allora è giunta l’estate, di Renzo Pezzani


Se

le cicale cantano sugli alberi del viale,

il frumento è diventato giallo e ha i grani duri,

i fiumi hanno appena una vena d’acqua,

le rondini vanno alte sino a sparire nel cielo.


Se

nel giardino sono fioriti i girasoli,

la fontana mette voglia di bere,

il ronzìo della trebbiatrice è nelle aie,

per la pioggia il cielo tuona e lampeggia,


allora è giunta l’estate!




Ecco la mia scelta di poesie per questo periodo di vacanze!

Ne ho alternate alcune più allegre ad altre più malinconiche, perché anche l’estate, come tutte le stagioni, ha un suo lato meno allegro, fatto di un pizzico di malinconia, dal tempo “sospeso” che alcuni giorni è pesante da sopportare e dalla paura che con l’arrivo dell’autunno arrivino troppe novità inaspettate.

Intanto… godiamoci tutto quello che c’è di bello! Fatemi sapere che ne pensate di queste poesie :-)


giovedì 14 luglio 2022

STORIE MISTERY TRA NAPOLI E IL LAGO DI COMO

 Due romanzi di Maurizio De Giovanni ed Andrea Vitali




Cari lettori, 

oggi, per la nostra rubrica "Letture...a tema", stiamo sul giallo e sul mistery e vi propongo due storie scritte da autori che chi segue il mio blog conoscerà molto bene. Si tratta dei capitoli più recenti, o quasi, di due serie nostrane celeberrime: quella dei Bastardi di Pizzofalcone e quella del Maresciallo Maccadò! Ecco che cosa ne penso :-)



Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni


Sono passati ormai molti mesi da quando la questura di Pizzofalcone, destinata a qualche tempo di ordinaria amministrazione e poi ad un’inevitabile chiusura, si è invece rivelata un importante punto di riferimento nella lotta contro la criminalità. Eppure gli elementi che ne fanno parte non sono ancora redenti agli occhi della società e continuano a comportarsi da esclusi.

L’ormai pensionato – o quasi – Pisanelli ed il giovanissimo Marco Aragona hanno risolto le loro mancanze (rispettivamente un figlio assente ed un padre con cui c’è conflitto) creando una sorta di famiglia tutta loro, con l’aiuto della gentile infermiera Nadia. Anche quest’ultima, però, in alcuni momenti è ombrosa e preoccupata.

L’ispettore Romano è ormai sempre più lontano dalla moglie e molto vicino alla dottoressa Susy ed alla piccola Giorgia, la bambina che ha salvato nel corso di un vecchio caso.

Il vicequestore Palma e l’ispettrice Ottavia proseguono la loro relazione nonostante il problema della famiglia di lei, rappresentato soprattutto dal figlio Riccardo, affetto da grave ritardo dello sviluppo.

Alex e Rosaria si sono chiuse nel loro appartamento dopo che Rosaria ha rischiato la vita in un’incidente in moto, e stanno provando a ricostruire il loro rapporto.

Viki, la figlia del sovrintendente Elsa Martini, ha capito da sola che il suo padre mai conosciuto è il PM Diego Buffardi e non si è fatta alcun problema a rivelargli la verità ed a dirgli che lo vuole conoscere.

L’ispettore Lojacono, infine, è sempre più in crisi con la PM Laura Piras, che ha già chiesto il trasferimento.


Un contesto complicato per tutti, che diventa ancora più difficile quando si verifica un caso di omicidio. In un’officina estremamente pulita ed ordinata è stato rinvenuto il cadavere del proprietario, Nando Iaccarino, un uomo in età matura, benvoluto ed apprezzato da tutti, soprattutto dagli amanti dei motori. Egli, infatti, era considerato quasi un mago, specializzato nel conservare gelosamente quei pezzi che altri meccanici avrebbero buttato e nel rimettere a nuovo gioiellini d’epoca o modelli di lusso.


Nando aveva un unico affetto al mondo, la figlia Giulia. Quest’ultima è fidanzata con un giovane imprenditore, erede di una famiglia molto ricca per la quale Nando aveva lavorato in gioventù. La pista della vita privata sembra nascondere qualcosa, ma anche dal punto di vista lavorativo Nando custodiva i suoi segreti: chi ripara macchinari di lusso e ne trae importanti guadagni può rischiare di essere invischiato in qualche traffico poco lecito di pezzi rari.


Mentre Palma e Lojacono si concentrano sul caso, i sempre concordi (per modo di dire) Aragona e Romano cercano di fare luce su un mistero di tipo familiare, aiutati dalla dottoressa Susy. Essi, infatti, sospettano che una bambina riceva percosse dal nuovo compagno della madre, ma la piccola non ha trovato il coraggio di confidarsi (anche se il linguaggio del corpo ha detto molto) e l’uomo in questione è un personaggio quantomeno ambiguo.



Le disavventure e le indagini dei Bastardi di Pizzofalcone proseguono con questo romanzo che, per molti versi, mi sembra di transizione, almeno per quanto riguarda le vicende dei protagonisti. Tutti quanti, all’inizio della serie, portavano con sé dei carichi personali molto pesanti, e per tutti le soddisfazioni lavorative e l’amicizia ritrovata grazie a dei colleghi altrettanto “ammaccati” sono stati la chiave per dare una svolta alle proprie vite. Adesso, però, sembra giunto il momento di fare un passo in più: è come se tutti avessero capito qual è la scelta di vita giusta per loro, ma esitassero ad abbracciarla completamente, oppure si vergognassero a portarla alla luce del sole. Questo vale per quasi tutti tranne che per il povero Lojacono, che invece soffre molto per il progressivo allontanamento di una donna per la quale egli prova sentimenti profondi.


Ammetto che sono stata un po’ indecisa nell’approcciarmi alla lettura di Angeli: la terza stagione dei Bastardi sul piccolo schermo è stata piuttosto deludente per me. Alcuni gialli che sulla carta mi erano piaciuti molto sono stati completamente stravolti, soprattutto Nozze, che nel libro era una storia delicata su due giovani che, pur essendo cresciuti in un contesto malavitoso, avevano deciso di allontanarsene, ed invece, inspiegabilmente, nella trasposizione televisiva si è trasformato in un episodio di Gomorra. Il personaggio di Romano, che pure nei libri fa scelte sbagliate di non poco conto, è stato dipinto come un uomo estremamente tossico che rovina la vita all’ex moglie, convincendola a ricominciare solo perché gli serve qualcuna che faccia da madre alla piccola Giorgia. L’introduzione di Elsa e Viki è interessante, ma viene tagliata completamente la parte in cui è la piccola a scoprire tutto sul padre, che secondo me era un elemento di originalità. Comunque, nulla di tutto questo è imperdonabile quanto l’aver rovinato il personaggio di Letizia. Nei libri, semplicemente l’amicizia si spegne e lei esce di scena, come talvolta purtroppo succede anche nella vita. Ora, io mi dico, perché non fare la medesima scelta anche nella fiction? Perché rovinare il personaggio di un’amica innamorata, buona e generosa, che semplicemente se ne fa una ragione e lascia perdere, in… chi ha visto lo sa?!? Taccio sul cosiddetto “colpo di scena” degli ultimi cinque minuti, poi. Ecco, sinceramente non sono sicura che seguirei una quarta stagione.


In Angeli, invece, ho trovato tutto quello che mi piace di questa serie: l’attenzione per i dettagli, l’intreccio giallo non scontato (e senza infilare per forza la criminalità organizzata perché siamo a Napoli), i piccoli grandi drammi della vita di ogni giorno, la celebrazione della felicità improvvisa e per niente scontata. Anche lo stile coinvolgente e super scorrevole dell’autore è sempre lo stesso.


Ecco, resta il dubbio del perché libri e tv abbiano preso due direzioni tanto diverse. L’ho già visto succedere con Mina Settembre, a proposito di romanzi di De Giovanni, però mi è parso qualcosa di molto più “perdonabile”, perché gli autori della fiction hanno dichiarato subito di non voler essere fedeli ai romanzi (che comunque, rispetto ad altre serie, sono anche pochi) e di voler puntare sulla commedia e sul lato sentimentale più che sul giallo, intento che comunque secondo me è riuscito. Invece, per quanto riguarda i Bastardi, il voler ricercare a tutti i costi il dramma e l’attenzione eccessiva posta sul personaggio di Lojacono/Alessandro Gassmann (sembra che succeda tutto a lui, mentre Maurizio de Giovanni ha sempre ribadito la peculiarità della squadra che vale più della somma dei singoli) non mi sono piaciute molto.


Pazienza, mi limiterò ai libri!



Nessuno scrive al Federale, di Andrea Vitali


Siamo nell’autunno del 1929 ed il maresciallo Ernesto Maccadò, arrivato non molto tempo prima a Bellano, lasciando la Calabria insieme all’amata moglie Maristella, si è ormai ambientato abbastanza bene sulle sponde del Lago di Como.


Da poco tempo è nato il suo primogenito Rocco, ed egli ha preso l’abitudine di andare in latteria ad orari antelucani per trovare il latte di qualità migliore per figlio e neo-mamma. Peccato che una di queste notti/mattine, facendo il suo abituale tragitto, gli capiti un quasi incidente: per un pelo, infatti, egli evita una gigantesca sveglia, piovuta a terra da un appartamento, probabilmente all’ultimo piano. È vero che a quell’ora non passa quasi nessuno, ma chi mai potrebbe commettere una stupidaggine del genere?


Il maresciallo Maccadò ignora che – anche se il lancio non è stata un’idea sua – la sveglia appartiene al procaccia, il postino Fracacci. Egli, infatti, è stato minacciato non troppo velatamente dal nuovo segretario del Partito Fascista, Caio Scafandro, un capomastro che preferisce le mani alle parole.


La sezione bellanese del Partito è in difficoltà da un anno e mezzo. Il primo segretario, detto “Il Tartina”, è stato obbligato a dimettersi dopo la rovinosa fuga di un toro chiamato Benito – e curiosamente senza corna -, e si è messo a lavorare nella pescheria del suocero. Il secondo, Aurelio Trovatore, ha preferito sposarsi ed andare lontano. Ora Caio Scafandro è più deciso che mai a mantenere la carica ottenuta, ma ha uno scheletro nell’armadio da non far venire a galla, e per questo ha chiesto la “collaborazione forzata” del povero Fracacci.


Egli riesce a nascondere il pericoloso segreto in cui Caio Scafandro lo ha trascinato solo perché alle Poste è arrivato un nuovo direttore, un uomo di mezza età tutt’altro che attraente o interessante, che però è scapolo ed intenzionato a maritarsi, e con poche frasi ha causato scompiglio tra le due impiegate zitelle delle poste.


Il direttore, dal canto suo, ha un occhio di riguardo per la segretaria della sezione femminile del Partito, la Fusagna Carpignati, una donna che solitamente si innamora in un attimo ma non viene mai ricambiata. Questa volta, però, ella non ha tempo per indugiare in sentimentalismi: deve organizzare la “Befana fascista”, che negli intenti di chi l’ha pensata dovrebbe sostituire la vecchina di origine cattolica. Nonostante la perplessità di genitori ed amici che trovano l’iniziativa una totale idiozia, e la delusione di prevosto e perpetua che si vedono esclusi da una festa tutta loro, ella va avanti ferma nel suo proposito, ignara di quanti ostacoli dovrà affrontare…



Andrea Vitali è uno degli autori più prolifici del panorama italiano, ed io personalmente ho letto molti suoi libri. Essi sono tutti ambientati a Bellano, sua città natale, ma in vari momenti del passato: dalla fine del 1800 agli anni ‘30, dal dopoguerra agli anni ‘60. Il maresciallo Maccadò è uno dei suoi personaggi ricorrenti, ma negli ultimi anni egli ha iniziato a scrivere una vera e propria serie, ripartendo “dalle origini” e dall’arrivo di uno spaesato ufficiale alla questura sul lago.


Tema costante di questa serie ambientata nel ventennio è la presa in giro del fascismo. Ricordo di aver parlato di questo anche con la mia amica Mara, settimane fa. Vitali non si è mai dichiarato un autore impegnato, non ha mai preso parte a manifestazioni di tipo politico ed i suoi romanzi, raccontati alle molteplici piccole presentazioni che fa in giro per l’Italia, sono scritti innanzitutto con lo scopo di intrattenere e divertire il lettore. Eppure lui, con le sue sottili prese in giro, riesce a prendere posizione ed a mettere alla berlina certi totalitarismi molto più di quanto non accada in altri contesti, in apparenza più impegnati.

Ed infatti il Partito bellanese è descritto come un vero disastro. Prima il toro scornato di nome Benito. Poi un segretario dal soprannome che fa ridere. Poi l’opera di “bonifica delle fogne”… i cessi, in pratica, come occupazione principale. Ora un misterioso segreto che, ne sono certa, non stupirà nessuno, specie visto il periodo di elezioni appena trascorso. Per non parlare della “Befana fascista”, un capolavoro di comicità.


Si tratta di una serie “comfort” per il lettore affezionato, con tutti i pro ed i contro del caso. Equivoci di paese e personaggi inverosimili restano le costanti delle tante storielle che Andrea Vitali deve aver sentito nel corso della sua carriera di medico bellanese e che poi ha riportato su carta. Sono libri da leggere forse non di fila, ma più una volta ogni tanto, per tornare a questo piccolo mondo che (forse?) non c’è più e ritrovare tutto quello che l’altra volta ci aveva fatto tanto ridere. Personalmente le risate sono state tante, anche stavolta!



Ecco il mio parere su queste due piacevoli letture!

Che ne pensate? Conoscete questi romanzi? E gli autori?

Vi sono piaciuti? Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 11 luglio 2022

IDEE PER UN MENU DI LUGLIO

 Ricette dell'estate!




Cari lettori,

iniziamo la settimana con un nuovo post di ricette estive!

Quello dello scorso mese vi è piaciuto, così ho pensato di proporvene un altro, sempre estivo. Anche stavolta, le verdure dell’orto fanno la parte del leone (soprattutto i pomodori e le zucchine), e ci sono anche pesce e frutta!

Ho creato una nuova rubrica, dal titolo “Menu e ricette”, in cui inserirò post di questo tipo… anche per altre stagioni!



Antipasto

ZUCCHINE RIPIENE AL FORMAGGIO



Ingredienti


- 4 zucchine

- Una ricottina da 100 gr

- 50 gr di scamorza affumicata

- 1 uovo

- 3 cucchiai di pangrattato

- 2 cucchiai di parmigiano



Preparazione


- Pulire le zucchine e farle lessare in acqua bollente e salata per circa 10 minuti.

- Preparare il ripieno con pangrattato, parmigiano, la ricotta, la scamorza a cubetti ed infine un uovo.

- Scolare le zucchine e passarle sotto l'acqua fredda per fermare la cottura.

- Tagliarle a metà e privarle della polpa. Unire un po' di polpa al ripieno.

- Riempire le zucchine con il ripieno preparato.

- Mettere le zucchine sulla placca da forno e farle cuocere a 180° per 30 minuti.



Primo

TAGLIATELLE ALLE ORTICHE CON SUGO DI TONNO ROSSO


Ingredienti per quattro persone


- 500 gr di tagliatelle alle ortiche (io le ho trovate in un pastificio di Varazze; in caso possono essere sostituite con quelle tradizionali);

- 500 gr di pomodori

- olio

- cipolla surgelata a pezzetti

- due tranci di tonno rosso

- origano

- sale grosso



Preparazione


- Lavare i pomodori, togliere il picciolo e tagliarli in grossi pezzetti, poi disporli nel mixer e frullare.

- Versare in una padella antiaderente un filo d’olio, cipolla surgelata a piacere ed i pomodori passati nel mixer. Far andare il sugo a fiamma bassa.

- Aggiungere i due tranci di tonno rosso a cubetti e l’origano e fare cuocere bene.

- Nel frattempo fare bollire abbondante acqua salata e versare le tagliatelle. Il tempo di cottura della mia confezione erano 5/6 minuti circa… controllate la vostra! 

- Scolare le tagliatelle, condire con il sugo e servire.



Secondo

PARMIGIANA DI ZUCCHINE “A CRUDO” (NO FRITTO)


Ingredienti per una teglia da 28x18


- 7 zucchine

- olio

- cipolla surgelata a cubetti

- 5/6 grosse foglie di basilico

- 500 gr di ciliegini e/o datterini

- due mozzarelle (fiordilatte o bufala a seconda dei gusti)

- parmigiano a piacere




Preparazione


- Iniziare dal sugo: lavare i pomodorini e frullarli nel mixer, poi versare il composto ottenuto in una padella antiaderente con olio, cipolla e foglie di basilico a pezzetti. Accendere la fiamma bassa e farlo cuocere.


- Nel frattempo, lavare e pulire le zucchine e tagliarle a fette longitudinali, né troppo spesse né troppo sottili.

- Tagliare a pezzetti le mozzarelle.


- Una volta preparati tutti gli ingredienti, comporre la parmigiana!

Iniziare mettendo un pochino di sugo alla base della teglia, poi alternare zucchine, sugo, mozzarella e parmigiano.

- Dovrebbero venire circa 4 strati. Aggiungere altro parmigiano in cima per gratinare.

- Cuocere in forno a 200° per circa 35 minuti.

- Servire calda o tiepida, a seconda dei gusti, con pane fresco.



Dolce

TORTA PESCHE E MARMELLATA


Ingredienti


100 g di burro

120 g di zucchero

2 uova

3 o 4 pesche (a seconda della dimensione)

Un bicchierino di marsala

1 vasetto di yogurt bianco

200 g di farina

1 bustina di lievito

Qualche cucchiaiata di marmellata di pesche



Preparazione


- Sbucciare le pesche e tagliarle a pezzettini. Tenere da parte una metà, farla a fettine lunghe e sottili e metterla su un piattino.

- Far fondere il burro a bagnomaria.

- Mescolare burro e zucchero.

- Aggiungere i tuorli, gli albumi montati a neve, lo yogurt ed il marsala.

- Aggiungere farina e lievito e mescolare tutto.

- Versare le pesche a cubetti nell’impasto.

- Versare l'impasto in una tortiera già cosparsa di burro e farina.

- Decorare il tutto con le fettine di pesca rimaste sul piattino e cucchiaiate di marmellata di pesca.

- Far cuocere a 180° per 45 minuti.





Che ne pensate delle mie “ricette per le vacanze”?

So che chi di voi è del Sud protesterà per la parmigiana senza fritto, e ne ha tutte le ragioni, ma personalmente preferisco questa versione, che si può mangiare anche la sera e non appesantisce troppo. Ovviamente le tagliatelle alle ortiche possono essere sostituite dalle classiche, o anche da dei tagliolini al nero di seppia… a piacere!

Fatemi sapere se provate qualcuna di queste ricette!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)