sabato 10 dicembre 2016

BOOKTAG: "PREFERIRESTI..."





Cari lettori,

è tornato il momento della rubrica “Tag&Booktag”!

Oggi, con questo TAG dal titolo Preferiresti..., spero di dire la mia su alcune questioni a tema libri, letture ed editoria.

Ecco i miei pareri al riguardo!




1. Preferiresti leggere solo trilogie o solo romanzi autoconclusivi?



Ho letto qualche trilogia, ma ho davvero apprezzato solo quelle fantasy. Personalmente, trovo che la recente moda di far diventare delle “trilogie” i romanzi rosa sia inutile, anzi, quasi dannosa. Spesso, infatti, si finisce per allungare eccessivamente una storia con particolari non importanti. Per questo motivo, dovendo scegliere, preferisco i romanzi autoconclusivi.




2. Preferiresti leggere solo autori o solo autrici?



Purché una storia sia ben scritta, non ha importanza chi la scrive.


3. Preferiresti comprare solo a La Feltrinelli o solo su Amazon?

 


La verità è che acquisto molto poco perché sono una devota fan della biblioteca. Comunque, dovendo scegliere, preferisco la libreria all'acquisto on-line.




4. Preferiresti vedere i libri diventare film o serie TV?

 


Preferisco un film, perché non sono una grande appassionata di serie tv e non so se mi metterei a guardare un numero imprecisato di puntate. Inoltre, quando un libro diventa una serie tv, spesso si aggiunge una serie di particolari e contesti completamente inventati, specie dopo la prima stagione.




5. Preferiresti leggere 5 pagine/giorno o 5 libri/settimana?




Preferisco… leggere il più possibile, compatibilmente con tutti gli impegni.




6. Preferiresti essere un recensore professionista o un autore?




Amo leggere e recensire, quindi di sicuro fare il recensore professionista può essere un sogno nel cassetto. Quanto ad essere un autore… un giorno, forse, chissà!




7. Preferiresti leggere sempre i tuoi 20 libri preferiti o leggere solo nuovi titoli?




Sono sempre in cerca di nuovi titoli, ma ogni tanto c'è bisogno di tornare a qualcosa che ci è rimasto nel cuore.




8. Preferiresti essere una bibliotecaria o una libraia?




Entrambe sembrano professioni piuttosto adatte a me! Forse la bibliotecaria.




9. Preferiresti leggere solo i tuoi generi preferiti o tutti gli altri?




Ci sono generi che adoro, altri dai quali attingo occasionalmente ed alcuni che non considero quasi mai. In generale, però, mi piace spaziare tra i generi.




10. Preferiresti leggere solo libri fisici o solo e-book?



Ogni tanto leggo gli e-book, e non è affatto una brutta soluzione, ma, da brava tradizionalista, continuo a preferire i libri fisici.






Spero che questo piccolo decalogo sulle mie preferenze vi abbia interessato!
So che molti degli argomenti di questo TAG sono oggetto di discussione tra noi blogger (e non solo), quindi... voi che ne pensate?
Che risposta dareste a queste domande?

Fatemi sapere nello spazio sottostante.

Grazie e al prossimo post :-)

sabato 3 dicembre 2016

10 INDIMENTICABILI "FIORI DEL MALE"

Una selezione dalla raccolta poetica di Baudelaire

Letteratura francese #1


Cari lettori,
inauguriamo Dicembre con la rubrica “L'angolo della poesia”!
Oggi vi propongo alcuni estratti di quella che, forse, è la mia raccolta poetica preferita: I fiori del male di Charles Baudelaire.




Così come ho fatto nel mio post "Per 10 classici, 10 citazioni" , non ho intenzione di fare una classifica, anche perché, come ben immaginate, le preferenze, in caso di poesia, sono tutt'altro che oggettive.


Ho semplicemente pensato di condividere con voi degli estratti che mi hanno colpito e di indicarvi brevemente il perché.

Ecco dunque a voi i miei fiori del male preferiti.






1) n°100: il fiore dell'elaborazione del lutto






Una delle mie poesie preferite in assoluto. 
In questo componimento, Baudelaire ricorda con affetto la governante che ha aiutato la madre a crescerlo e ne piange la morte. Grazie alle parole ed alle immagini che il poeta utilizza, il lettore ha l'impressione che si parli quasi di una premurosa nonna.





Se una sera, quando il ceppo sibila e canta,

se, calma, la vedessi sedersi sulla poltrona,

se, in una notte buia e fredda di Dicembre,

la trovassi rincantucciata in un angolo della mia camera

e, seria, venuta dal suo letto eterno

la vedessi cullare il bambino ormai cresciuto col suo occhio materno,

che cosa potrei rispondere io a quell'anima pietosa,

vedendo scendere delle lacrime dalle sue palpebre vuote?





2) “Il cigno” (n°89): il fiore dello straniamento a casa propria






Nel corso del 1800, la città di Parigi cambia. 
Per ordine di Napoleone, l'architetto urbanista Haussmann tramuta quello che era un grande borgo tentacolare e dalle caratteristiche ancora rinascimentali in una metropoli moderna, fatta di grandiosi monumenti e vialoni squadrati. Baudelaire non vede più in Parigi quella che è stata la sua casa e afferma di sentirsi come un cigno che cerca l'acqua nella polvere di una pozza ormai vuota.





Un cigno evaso dalla sua gabbia:

con i piedi palmati fregava il selciato arido,

trascinando il bianco piumaggio sul terreno accidentato.

Presso un ruscello secco, l'animale, aprendo il becco



immergeva nervosamente le ali nella polvere,

e diceva, il cuore tutto memore del suo bel luogo natale:

Quando scenderai, acqua? Quando esploderai, fulmine?”




3) “L'uomo ed il mare” (n°14): il fiore della libertà e del mistero umano






In questo breve componimento, Baudelaire paragona la libertà del mare a quella di un uomo solo, probabilmente in fuga. Tra i due, egli immagina un'affinità di animi ed intenti, quasi fossero fratelli.




Uomo libero, tu per sempre amerai il mare!

Il mare è il tuo specchio: tu contempli la tua anima

nello svolgersi infinito delle sue onde.

Ed il tuo animo non è un abisso meno amaro. […]



E tuttavia sono innumerevoli secoli

che vi combattete senza pietà né rimorsi,

talmente amate la carneficina e la morte,

o lottatori eterni, o fratelli implacabili!
 




4) “L'albatro” (n°2): il fiore dell'essenza del Poeta





Baudelaire, nel corso della sua raccolta poetica, utilizza moltissime immagini per spiegare, secondo lui, chi è davvero un Poeta e com'è la vita di chi ha questa vocazione. La più famosa ed efficace, però, è quella che paragona chi scrive versi ad un albatro:





Sovente, per diletto, i marinai

catturano degli albatri, vasti uccelli di mare,

che seguono, indolenti compagni di viaggio,

il bastimento scivolante sugli abissi amari.



Appena li hanno deposti sulle tavole,

questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi,

lasciano pietosamente che le loro grandi ali bianche

si trascinino di fianco a loro, come dei remi.



Com'è goffo ed incapace questo viaggiatore alato!

Lui, poco prima così bello, com'è goffo e ridicolo!

Qualcuno irrita il suo becco con una pipa,

l'altro mima, zoppicando, l'infermo che prima volava!



Il Poeta assomiglia al principe delle nubi

che è avvezzo alla tempesta ed irride l'arciere:

esiliato sul suolo, tra gli scherni,

le sue ali da gigante gli impediscono di camminare.





5) “I fari” (n°6): il fiore dell'ammirazione per gli artisti





Baudelaire nutre una grandissima stima per molti artisti che lo hanno preceduto, che indica come dei fari nella notte, delle guide per la sua ispirazione. In questa poesia, egli descrive, a suo modo, i suoi preferiti.




Rubens, fiume d'oblio, giardino della pigrizia,

cuscino di carne fresca su cui non si può amare,

ma in cui la vita fluisce e di continuo s'agita,

come l'aria nel cielo ed il mare dentro il mare;



Leonardo da Vinci, specchio oscuro e profondo

in cui angeli affascinanti, con un dolce sorriso

pieno di mistero, appaiono all'ombra

dei ghiacciai e dei pini che chiudono il loro paesaggio…





6) “A una passante” (n°93): il fiore dell'amore vagheggiato e mai vissuto




Il poeta vede una giovane donna per strada e subito, nella sua mente, moltissime fantasie prendono vita. In pochi minuti egli immagina un amore travolgente; inevitabilmente, però, la passante si allontana e porta con sé tutti questi pensieri.

Al poeta non rimane altro da fare se non domandarsi che cosa sarebbe potuto succedere con questa donna che non ha avuto il coraggio di avvicinare.




Un lampo...poi la notte! - Fuggitiva bellezza,

il cui sguardo mi ha improvvisamente ridato la vita,

non ti vedrò più, se non nell'eternità?



Altrove, ben lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai!

Perché ignoro dove tu fuggi e tu non sai dove io vada.

O te che avrei amato, o te che lo sapevi!





7) n°24: il fiore dell'amore vissuto ma mai soddisfatto





Per questo autore le donne sono tanto affascinanti ed amate quanto misteriose e malvagie. Baudelaire avrà sempre un rapporto di odio ed amore con l'altro sesso, del quale sembra sfuggirgli la vera essenza.

Questo suo conflitto è spiegato in modo molto evocativo in questa breve poesia.




T'adoro al pari della volta notturna,

o vaso di tristezza, o grande taciturna,

e tanto ti amo di più, o bella, quanto tu mi fuggi,

e che sembri, ornamento delle mie notti,

più ironicamente accumulare la distanza

che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.



Mi porto all'attacco, mi arrampico all'assalto

come fa una fila di vermi presso un cadavere

e ti amo, bestia implacabile e cruda!

Fino alla freddezza che ti fa per me più bella!





8) “Invito al viaggio” (n°53): il fiore della fuga verso l'ignoto





Un'altra tematica ricorrente ne I fiori del male è il desiderio di fuggire da una Parigi sempre più estranea all'autore (vedi punto 2) e di raggiungere qualche luogo fantastico. In molti componimenti il poeta immagina luoghi caldi ed esotici, mentre, in questa famosa poesia, prova a descrivere una città che potrebbe sembrare Amsterdam, evocando un'atmosfera quasi decadente.




Guarda sui canali

dormire questi vascelli

dall'umore vagabondo:

è per esaudire

ogni tuo desiderio

che sono venuti dall'altra parte del mondo.

I soli declinanti

rivestono i campi,

i canali, tutta la città,

di giacinto e d'oro;

il mondo si addormenta

in una luce calda.



Laggiù tutto è ordine e bellezza,

lusso, calma e voluttà.





9) “Il vino degli amanti” (n°108): il fiore dell'ebbrezza




Un'intera sezione de I fiori del male è dedicata al vino. Il poeta prova ad immaginare che importanza possa avere questa bevanda da lui amatissima per i poveri, per un solitario, per un assassino. 
Nell'ultima poesia di questa sezione, invece, egli descrive l'ebbrezza di due innamorati, i sentimenti dei quali sembrano essere amplificati proprio dal vino.




Oggi lo spazio è splendido!

Senza morsi, senza speroni, senza briglie

partiamo a cavallo sul vino

per un cielo divino ed incantato!



Come due angeli che tortura

un implacabile rovello,

nel cristallo azzurro del mattino

seguiamo il miraggio lontano!



Mollemente cullati sull'ala

del turbine intelligente,

in un delirio parallelo,



sorella mia, navigando fianco a fianco,

fuggiremo senza riposo né tregue

verso il paradiso dei miei sogni!





10) “Raccoglimento” (poesie escluse): il fiore del testamento spirituale





In questa poesia, rimasta al di fuori della raccolta ma inserita in un supplemento, il poeta descrive i suoi sentimenti nel momento in cui cala la sera ed egli resta solo con i suoi pensieri. Ci potrebbero essere diverse interpretazioni di questo componimento, ma a me piace considerarlo una sorta di “testamento spirituale” dell'autore: egli, infatti, affronta il Dolore, il Rimorso ed il Rimpianto come se fossero vecchi amici, guardandoli dall'alto e con una nuova consapevolezza di sé.




Sii saggio, mio Dolore, e calmati!

Volevi la sera? Eccola, scende!

Un'atmosfera oscura avvolge la città:

ad alcuni porta la pace, ad altri l'affanno.



Mentre la moltitudine dei mortali,

sotto la frusta del Piacere, quel boia senza pietà,

va a cogliere rimorsi nella festa servile,

mio Dolore, donami la mano, vieni qui,



lontano da loro! Ecco affacciarsi gli Anni defunti,

sui balconi del cielo, in vestiti antiquati;

e sorge dal loro fondo il Rimpianto sorridente;



il sole moribondo si addormenta sotto un ponte,

e, come un lungo lenzuolo strisciante ad Oriente,

ascolta, mio caro, ascolta la dolce Notte che avanza.








Con questi dieci poesie (o estratti di esse), mi piacerebbe molto avervi fatto conoscere meglio Charles Baudelaire, un poeta che è stato molto importante per i miei studi ed anche per me stessa. 
 

Se invece si tratta di un autore che conoscevate già, vorrei sapere se i vostri Fiori del male preferiti corrispondono ai miei o se avreste fatto una scelta differente.


Quale di questi 10 componimenti vi ha colpito di più?

Aspetto, come sempre, i vostri commenti.

Grazie per la lettura ed al prossimo post :-)

sabato 26 novembre 2016

IL SECONDO FIGLIO DI DIO

La discussa figura di Davide Lazzaretti raccontata da Simone Cristicchi

 




Cari lettori,
ultimo appuntamento con i “Consigli teatrali” per il mese di novembre, che è stato molto ricco.
Oggi vi parlo di uno spettacolo in scena al Teatro Carcano di Milano, dal titolo “Il secondo figlio di Dio”.

Due sono i grandi protagonisti di questa rappresentazione: Simone Cristicchi, autore ed unico attore, e Davide Lazzaretti, personaggio centrale della storia raccontata.
Ho trovato questo spettacolo davvero affascinante, di rara poesia e delicatezza. Vediamo più da vicino gli elementi che lo compongono!



La storia raccontata



Prima di andare a vedere la rappresentazione, non avevo mai sentito parlare di Davide Lazzaretti, così come, forse, molti altri spettatori.

È proprio Simone Cristicchi a dire che questa è una storia che, se non te la raccontano, non la sai. 
 
Nato il 6 novembre 1834 in un piccolo paese della Maremma contadina, Davide Lazzaretti è fin da giovane tormentato da strane visioni mistiche e sembrerebbe voler coltivare una vocazione sacerdotale, ma finisce per sposarsi, fare una famiglia e vivere dello stesso lavoro che faceva il padre: il birocciaio.

Egli, tuttavia, spinto da una forte fede personale, diventa ben presto un predicatore amato e, una volta ritiratosi in cima al Monte Labbro, tra le colline della Toscana, dà vita ad una larga comunità di persone che vivono e lavorano insieme mettendo in comune il poco che hanno.

Il fascino che le sue teorie ed il racconto delle sue visioni esercitano sulla gente lo rende famoso in tutta Italia e perfino in Europa, ma attira anche l'odio del potere ecclesiale e statale. Sempre più isolato, Davide Lazzaretti finisce per andare incontro ad un tragico destino.



Siamo di fronte, com'è facile capire, ad un personaggio assolutamente discusso e controverso, che ha scosso le anime di molti quand'era in vita ma è andato incontro alla damnatio memoriae dopo la sua morte.

Lo spettacolo sospende il giudizio sul Davide Lazzaretti predicatore, e non fornisce lezioni, né religiose né di altro genere; esso si concentra, al contrario, su chi fosse realmente quest'uomo, sui suoi sentimenti, sui suoi dubbi e difficoltà, sulla quotidianità.
Una storia impegnativa, dunque, trasformatasi in un racconto.



La narrazione di Simone Cristicchi



Lo spettacolo, come appena detto, non è né didattico né troppo nozionistico, e gran parte del merito è da attribuire a Simone Cristicchi, “cant-attore” davvero camaleontico. 
 
Non è la prima volta che egli studia bene e poi porta sul palcoscenico qualche pagina di storia spesso trascurata, se non dimenticata: è già successo, infatti, con lo spettacolo “Magazzino 18”, che narra una vicenda del XX secolo sconosciuta ai più.


Questa volta Cristicchi ci riporta in pieno '800, tra le difficoltà dell'Italia prima divisa e poi “unita” in modo sommario e l'amarezza della vita quotidiana dei contadini.
Egli racconta con grande precisione ed abbondanza di dettagli, ma il suo non è un classico monologo. Egli riesce, infatti, a dare vita a tutti i personaggi della storia, con imitazioni spesso divertenti e scenette che danno colore e realismo al racconto.
Non mancano, ovviamente, le musiche: le canzoni sono scritte e cantate da lui ed intervallano la narrazione, lasciando spazio all'immaginazione dello spettatore.


Spettacolo dopo spettacolo, Simone Cristicchi si mostra sempre più un artista completo, capace di fare musica così come di recitare, oltre che di arricchire il nostro bagaglio culturale con queste particolarissime storie.



Il biroccio, cuore della scenografia



Una parte importante della vita di Davide Lazzaretti, come già detto, è trascorsa svolgendo il mestiere del padre, che era birocciao.

Forse per questo motivo la scenografia dello spettacolo è stata costruita in modo davvero originale: il grande carro di legno a due ruote non è un semplice elemento della scena, ma ne diventa il cuore. 
 
All'inizio è un semplice biroccio che trasporta grossi pacchi di carta e di legno: nel corso dello spettacolo, però, Simone Cristicchi lo ribalta, lo gira, lo trasforma in una porta, inserisce dei bastoni che creano una sorta di grata, lo riveste di drappi, lo riempie di fiori e fa tanto altro ancora.

Grazie alla sua fantasia, quello che poteva essere un semplice elemento di contorno diviene il simbolo delle ripetute “trasformazioni” di Davide Lazzaretti: da umile carrettiere a padre di famiglia, da leader di una comunità a discusso predicatore.

Solo un cappello, una lanterna ed una croce al collo caratterizzano invece l'ipotetico narratore di questa storia, che è l'ultimo che lo spettatore si potrebbe immaginare.



Il messaggio


Il tema della rappresentazione, così discusso e, allo stesso tempo, così delicato, porta lo spettatore a chiedersi se ci sia un messaggio tra le righe e, in questo caso, quale sia. Personalmente, credo che gli autori dello spettacolo avessero a cuore in particolare due aspetti della vita di Davide Lazzaretti.

Il primo è l'idea del miracolo: tutti i suoi seguaci se ne aspettavano uno da lui, in modo che egli potesse dimostrare di essere davvero il secondo figlio di Dio. Tuttavia, la narrazione ci fa capire che il vero miracolo operato da Lazzaretti era sotto gli occhi di tutti, ed era proprio la creazione di quella comunità eccezionale, che, nonostante tutto, funzionava come una macchina umana.

Il secondo è invece la denuncia di una situazione di disuguaglianza sociale: Davide Lazzaretti era benvoluto dalla Chiesa finché era un semplice birocciaio virtuoso, ma è stato subito allontanato nel momento in cui le sue teorie hanno iniziato a rappresentare una sorta di alternativa alla Chiesa stessa. È stato proprio il clero, più ancora dello Stato, a voler “rimettere a posto” e punire un cristiano che era andato troppo al di fuori del seminato.
Come dice amaramente Cristicchi, non sono tutte uguali le croci dei figlioli di Dio.





Ecco il mio punto di vista su questa rappresentazione, che consiglio caldamente a tutti. Lo spettacolo resterà in scena fino al 4 dicembre, quindi avete ancora qualche giorno per recuperare il vostro biglietto!

Ora tocca a voi! Avete visto questo spettacolo?
Vi è già capitato di assistere a qualche rappresentazione di Simone Cristicchi?
Avevate già sentito parlare della storia di Davide Lazzaretti (che è stato studiato e citato da autori del calibro di Pascoli e Tolstoj)?
Grazie mille per la lettura e l'attenzione! Al prossimo post :-)