venerdì 29 aprile 2016

TAG: 25 FATTI LIBRESCHI SU DI ME!

Cari lettori,

oggi desidero soddisfare le vostre curiosità su di me utilizzando un TAG a tema “libri”. Questo mi è stato segnalato dalla mia amica Francesca , che ringrazio e saluto.

Ecco dunque 25 curiosità che riguardano il mio amore per la lettura:







1 – Il mio libro preferito, dall'infanzia al giorno d'oggi, è Piccole donne. Ora sono un po' di anni che non lo prendo in mano, ma, quando ero piccola, l'ho riletto sei volte nel corso dei cinque anni di scuola elementare.




2 – La mia passione per la lettura quasi sicuramente nasce fin da quando, da bambina, ero solita leggere ad alta voce storie a mio fratello, che ha solo due anni in meno di me e che adorava starmi a sentire.




3 – La mia prof di italiano delle superiori sosteneva che Orgoglio e pregiudizio non fosse una “lettura da ombrellone”. Io invece l'ho letto proprio sotto l'ombrellone.




4 – Quando, alle scuole medie, entravo in libreria a comprare qualcosa per me, spesso i librai mi dicevano che tendevo a scegliere libri troppo complessi per la mia età. 
 



5 – Sempre alle medie, amavo leggere libri al femminile, soprattutto di Sveva Casati Modignani, nello studio di mio nonno. Ne parlo in modo più approfondito qui







6 – A 18 anni ho letto quasi per sbaglio un libro di Valerio Massimo Manfredi ed è stato amore a prima lettura. È per questo motivo che, tra i suoi libri, Le paludi di Hesperia sarà sempre il mio preferito.




 7– Le protagoniste femminili di romanzi rosa nelle quali mi sono identificata di più sono Abby di Innamorarsi a New York e Candice di La compagna di scuola. Ne parlo di più in questo post






8 – Nonostante questo, io credo che il mio alter ego “di carta” sia sempre stato il commissario Montalbano.

Escludendo le differenze più ovvie, infatti, tipo il sesso, la professione e l'età, spesso sento di condividere molto con lui.

Comprendo il suo attaccamento per gli amici fidati, la sua generosità silenziosa, il suo amore per sole e mare, il suo desiderio di nuotare da solo, la sua ritrosia nel viaggiare, la sua ironia, la sua imbranataggine nel guidare, il suo amore per la buona cucina e soprattutto il suo costante desiderio di libertà.




9 – Uno dei miei luoghi preferiti è la biblioteca: ogni volta entro con una pila di libri e ne esco con un'altra altrettanto grande!

Dopo un'adolescenza passata a girare nelle librerie, ho deciso di “convertirmi” alla biblioteca perché, altrimenti, non avrei avuto più soldi né spazio in casa.




10 – Ciò ovviamente non significa che io non entri in libreria e non vada a curiosare ogni volta tra le nuove uscite.







11Adoro leggere i libri di teatro. A partire dalle tragedie classiche, passando per gli scritti di Shakespeare, per arrivare al dramma borghese, tutto per me è una piacevole lettura.




12 – Forse la mia opera teatrale preferita è Casa di bambola di Ibsen. L'ho letta a 17 anni e l'ho trovata molto significativa. Ne parlo meglio in questo post




13 – Probabilmente le opere più corpose che ho letto sono state l'Odissea , l'Orlando Furioso e la Gerusalemme liberata.

Le ho lette per motivi di studio, ma sono molto contenta di averlo fatto.




14 – Uno dei miei libri preferiti da ragazzina si intitola Volevo fare la modella. È curioso, perché non ho mai voluto fare la modella in vita mia.




15 – La rivelazione degli ultimi anni è stata per me la serie de L'amica geniale, di Elena Ferrante. Di essa ho amato i personaggi, la trama, la documentazione dettagliata, il messaggio di fondo.

Qui elenco 10 motivi per cui non ci si può assolutamente perdere questa lettura.






 16 – Ho una vera e propria adorazione per Harry Potter. Il primo libro mi è stato regalato a 11 anni, in occasione della mia Cresima. Da quel giorno non ho mai smesso di leggere e rileggere questa fantastica saga, che, secondo me, tra qualche decennio sarà considerata parte della letteratura.




17 – Ho letto le due trilogie fantasy degli Hunger Games e di Divergent e penso di essere una delle poche persone che preferisce la seconda alla prima. Di Divergent, infatti, ho apprezzato il maggiore spazio dato alla famiglia, alla ricerca di una vocazione personale, all'introspezione ed all'elaborazione del lutto.




18 – Con grande orrore di tutti i fan di Amleto e di Romeo e Giulietta, la mia opera preferita di Shakespeare sarà sempre Molto rumore per nulla. Ho adorato i personaggi di Beatrice e Benedetto: li trovo magnifici e molto attuali.






19 – Un libro che dice molto della mia filosofia di vita è Mr Gwyn, di Alessandro Baricco. Credo fermamente nel fatto che noi, in realtà, non siamo personaggi, ma siamo storie.




20 – Amo moltissimo i romanzi che hanno come tema la produzione del vino. Trovo che poche opere di narrativa siano suggestive come quelle ambientate tra le vigne e le campagne assolate. I miei preferiti sono in questo post .




21 – Nel 2015 ho incontrato o visto dal vivo quattro scrittori: Roberto Saviano, Sveva Casati Modignani, Camilla Lackberg e Marco Malvaldi.




22 – Tra gli scrittori che mi piacerebbe incontrare ci sono di sicuro Valerio Massimo Manfredi, Andrea Camilleri, Sophie Kinsella e Melissa Hill.




23 – Uno dei libri peggiori che io abbia mai letto è stato Cinquanta sfumature di grigio. Tralasciamo le mediocri e poco realistiche scene “d'amore” (virgolette necessarie). Tralasciamo una trama banale, personaggi inconsistenti ed odiosi, un lessico sciatto, dialoghi che dovrebbero eccitare ma mi han fatto solo sbadigliare.

Quello che mi lascia più stupefatta è come questo libro, definito ingiustamente “innovativo”, sia l'operazione più retrograda, classista, maschilista, puritana ed anche vagamente razzista degli ultimi tempi. Il messaggio che dà è pericolosissimo, soprattutto per le ragazze più giovani.




24 – Se fossi scrittrice, penso che mi occuperei di saghe familiari, come le care Sveva ed Elena.







25 – L'ultimo libro che ho letto è stato Io prima di te, di Jojo Moyes. È stata una delle letture più belle degli ultimi mesi. In compenso, forse per il ponte del 2 giugno ce la farò a smettere di piangere.





Eccoci arrivati alla fine! Spero che questi 25 “fatti” vi abbiano incuriosito.



Aspetto vostri pareri e commenti! Ci sarebbero così tante osservazioni da fare a tema “libri”… condividiamole!



Grazie per aver letto fino a qui ed al prossimo post :-)

martedì 12 aprile 2016

MONDI DA SCOPRIRE GRAZIE AL SIMBOLISMO


Una visita alla mostra di Palazzo Reale






Cari lettori,

come forse saprete già, nel corso di questi mesi le mostre in esposizione a Palazzo Reale sono state principalmente dedicate al periodo tra Ottocento e Novecento.

Si tratta di decenni ricchi e complessi dal punto di vista artistico: vi sono state, infatti, così tante correnti ed influenze che sicuramente non basta un'unica mostra per presentarle tutte.


Tuttavia, l'esposizione di cui parlerò oggi ha il grande pregio di raccogliere in sé molte di queste categorie artistiche sotto un unico comune denominatore: il Simbolismo. 
 

La mostra è più ampia di altre che sono state ospitate a Palazzo Reale quest'anno, ma, proprio per questo motivo, è anche particolarmente ricca di autori ed opere differenti. L'esposizione è molto ben organizzata: ci sono 21 sottosezioni, alcune delle quali più grandi ed altre alle quali è dedicata una sala più piccola, ed ognuna di esse introduce un piccolo nuovo mondo.


Il visitatore ha dunque la sensazione di essere guidato attraverso questo interessante e variegato percorso, e di venire in contatto, di volta in volta, con una realtà differente.

Ecco quali sono, secondo il mio parere, quelle da non lasciarsi assolutamente sfuggire.




1) Baudelaire ed i Fiori del Male.



Da grande fan di Baudelaire quale sono sempre stata, è stata davvero una gioia, nonché una gradita sorpresa, scoprire che alcune delle sottosezioni di cui vi ho parlato prima sono accompagnati, grazie alle didascalie ed all'audioguida, dalle poesie e dagli scritti del poeta francese.


Egli è l'ispirazione, quando non proprio il modello, di molti dei quadri che sono esposti. Si può trovare una fedele rappresentazione dell'ingresso dell'Inferno, ben descritto nella poesia di Baudelaire Al lettore.

Oppure, sono presenti varie rappresentazioni della bellezza femminile, ispirate all'omonimo componimento su questo tema. O, ancora, nella prima sala della mostra c'è la rappresentazione di una donna in uno stato di trance, e tutti gli appassionati di Baudelaire conoscono la perenne ricerca di ebbrezza del poeta.


È proprio quest'ultimo, dunque, a prenderci per mano come un amico ed a mostrarci la rappresentazione visiva di quello che ha scritto.


 

2) Il mare.




L'acqua è sempre stata un elemento importante nella vita dell'uomo, ed ha ispirato opere d'arte e di fantasia sia in positivo che in negativo.


Il mare, poi, è stato visto sia come un grande alleato dell'uomo (ed anche qui possiamo citare il nostro caro Baudelaire: per sempre tu, uomo libero, amerai il mare!) che come il suo più insidioso nemico.

A questo tema è dedicata una delle sale dell'esposizione, ed i due aspetti sono ampiamente presentati l'uno accanto all'altro.


È impossibile non farsi coinvolgere dalla serenità di due amanti che si abbracciano in riva al mare, così come non si può restare colpiti dalla sirena che attira un incauto marinaio in una trappola fatale.


La grande qualità del Simbolismo è quella di poter prendere in considerazione un elemento neutro come l'acqua e di poter dare, attraverso un'unica immagine, una rappresentazione del tutto personale.



3) La primavera ed i suoi colori.



Per il Simbolismo la primavera indica la rinascita, il riaccendersi dell'amore, il ritorno alla vita. La sezione dedicata, all'interno della mostra, a questo tema, è una vera esplosione di colori pastello, che, soprattutto in questa stagione, riscaldano il cuore.


Tra i dipinti, impossibile non citare “L'amore alla fonte della vita” di Segantini. In questo quadro, infatti, un angelo e due amanti sono perfettamente incorniciati da un trionfo di rosa, verde e bianco.

Personalmente adoro la tecnica divisionista e trovo che quest'opera sia un esempio notevole di delicatezza e raffinatezza.



4) L'amore folle e le donne pericolose.



Dimentichiamoci gli angeli, gli amanti e gli alberi in fiore: più sezioni della mostra sono dedicati anche ai lati più oscuri ed irrazionali del sentimento.


Quello che ci viene proposto è un vero e proprio viaggio alla scoperta di come e quando il Romanticismo abbia dovuto cedere il passo. Possiamo ammirare rappresentazioni di donne fatali accompagnate da serpenti, di cortigiane disegnate curiosamente, di storie in bianco e nero con un inizio romantico ma con una continuazione rocambolesca.

Amore e morte, in questo caso, sembrano andare di pari passo.




5) Il mito.



Che cosa c'è di più simbolico di quelle storie raccontate dagli antichi greci e romani con lo scopo di dare un senso alla storia ed alla scienza? E come avrebbe potuto il Simbolismo non raccogliere la sfida lanciata dai nostri antenati?

Sono tre, in particolare, le figure mitiche che la mostra ci propone.


Una è la Sfinge, donna-animale misteriosa e seducente. 
Un altro è Orfeo, eroe già un po' romantico ed un po' decadente ante litteram.

L'ultimo, infine, è un anonimo eroe, forse simbolo della vita umana stessa, presentato sia nel momento del trionfo che in quello della morte.



6) Edgar Allan Poe e le atmosfere horror.




La penultima sala presenta dei piccoli quadri in bianco e nero che sono delle rappresentazioni di alcuni racconti del terrore di Edgar Allan Poe.

Quest'ultimo, se non ci accompagna esattamente per tutta la mostra, è però, con il suo gusto per le atmosfere che richiamano morte ed orrore, una delle fonti d'ispirazione.

Lo stile quasi vignettistico dei quadri, infine, si adatta perfettamente al suo stile di narrazione.




7) L'Oriente ed il desiderio di viaggiare.



L'ultima sala della mostra è un universo a sé, fatto di grandi tele, colori forti e rappresentazioni esotiche. È il vero e proprio Invito al viaggio di cui ci parla Baudelaire, con il sole che tramonta su paesaggi spettacolari e le atmosfere che fanno provare, ad un tempo, voglia d'avventura e malinconia.


Il messaggio implicito della mostra è quello di non fermarsi davanti a ciò che si è appena visto, ma, al contrario, una volta usciti, di continuare ad osservare il mondo con occhi curiosi di analizzare la realtà.






La mostra resterà a Palazzo Reale fino al 5 giugno.

L'avete già vista? Pensate di andare? Che cosa vi ha più colpito?

Lasciate pure un commento qua sotto!!




Come sempre, grazie per avermi letto ed al prossimo post :-)

venerdì 1 aprile 2016

NON DITECI MAI...


Un viaggio tra i luoghi comuni sui letterati da sfatare

 

 


Cari lettori,
la maggior parte di voi conosce già il mio percorso di formazione e di lavoro. Per chi ancora non lo sapesse, io mi sono laureata prima in Lettere e poi in Filologia moderna, ed al momento lavoro come insegnante.


Fin dai tempi del liceo, una parte di me si è sempre sentita “letterata”, e credo, inconsciamente, di avere sempre saputo quale fosse la mia strada.


Tuttavia, nel corso di questi anni ho dovuto, mio malgrado, avere a che fare con tante frasi di circostanza, luoghi comuni e pregiudizi che nessun letterato vorrebbe sentire mai.


Ho deciso così di riportare qua sotto i più sentiti, spiegando brevemente perché non sono veri. Spero di riuscire a sfatare qualche mito.


Ecco dunque le frasi che noi letterati/studenti di Lettere/appassionati di materie umanistiche siamo stufi di sentirci ripetere!




1) "Perché hai scelto Lettere? Vuoi fare l'insegnante?"

 
Idea comunissima e sbagliatissima. È vero, c'erano alcuni miei compagni di corso che fin dal primo semestre del primo anno erano decisi ad insegnare dopo la laurea.
Li conosco bene: sono quelli che ora non stanno insegnando affatto.


Perché?, direte voi. Perché il mondo del lavoro, nel settore umanistico, è complesso e sfaccettato. Puoi lavorare come ufficio stampa, negli eventi, nell'editoria, nel marketing ed in mille altri campi.
E sì, puoi anche insegnare. Ma tutto quello che ti capiterà, in questi anni tumultuosi, è soltanto una grandissima botta di fattore C. 


Non siamo più ai tempi dei nostri genitori e non si può più scegliere comodamente il lavoro della propria vita.
Si può invece, fortunatamente, selezionare un corso di laurea che ci appassiona, come Lettere.
Dopodiché, sarà quel che sarà.



2) "Lettere è una facoltà semplice. Basta studiare."

 
Ok, caro signore/signora che mi hai detto questa frase.
Studia un autore. Ce l'hai fatta? Facile, no?
Bene, ora studiane un altro. Ed un altro. Ed un altro ancora.
Continua così per 3 volumi di 800 pagine l'una.
Considera che ogni autore occupa una di queste pagine e che all'esame possono iniziare a chiedertene una qualunque, e mandarti via se non la sai.
Ripeti questo processo per ogni singolo esame.
È ancora facile?



3) "Con Lettere sarai disoccupata a vita!"

 
Non mi risulta proprio. Al contrario, le facoltà più inflazionate sembrano essere, ultimamente, quelle che forniscono un “lavoro sicuro”, che poi tanto sicuro non è più, vista la sovrabbondanza di candidati.
È vero che un letterato dovrà essere versatile e prestarsi a lavori dei quali forse non conosceva neanche l'esistenza; non si può nemmeno negare il consistente problema del precariato.
È anche vero, però, che la capacità di reinventarsi di chi si è laureato in materie umanistiche può essere notevole.
Io stessa ho sperimentato questa realtà l'anno scorso: ci possono sempre essere offerte di lavoro inaspettate.




4) "Chi fa Lettere/Filosofia ecc. non si sa divertire!"

 
La mia splendida esperienza universitaria dimostra l'esatto contrario.
Si può frequentare una facoltà umanistica e, al tempo stesso, sapersi divertire.
È vero, forse i laureati in Economia o Moda o Design sono più informati di noi sui locali più alla moda della grande città, sulle feste di tendenza o sulle cosiddette “serate universitarie”.


Però noi letterati siamo molto allegri, conviviali, sappiamo cosa mangiare e, credetemi, grazie ad Alceo, Orazio e tutti i loro amici, sappiamo decisamente cosa bere.
La nostra massima aspirazione è ricreare l'atmosfera di festa degli antichi, dai banchetti organizzati dagli imperatori ai riti dionisiaci (da sempre e per sempre rimpianti).
Inoltre, non abbiamo bisogno di viaggi fin dall'altra parte del mondo: c'è sempre qualche piccolo angolo culturale nelle vicinanze che non abbiamo visto e che vogliamo visitare, ed ecco che la nostra voglia di vacanze è già soddisfatta.
Infine, ci divertiamo in modo vario: nel corso degli anni, infatti, ho organizzato con gli amici delle uscite per andare a teatro, a vedere dei musical, a visitare mostre, a girare festival. Basta con questo monopolio dei locali notturni, insomma!



5) "Lo studio di arte e letteratura non serve più a niente!"

 
Innanzitutto io rimango sempre male di fronte a chi mi dice una cosa del genere, non solo per la pochezza di un simile pensiero, ma anche perché ci troviamo in Italia, una delle più straordinarie culle della civiltà mondiale.
Spero di non sembrare troppo polemica o “in lotta”, come spesso qualcuno mi ha definita, ma ho proprio la necessità di togliermi un sassolino dalla scarpa.


Troppo spesso, negli ultimi anni, ho avuto l'impressione che le persone che ci governano (di qualunque colore politico), le persone che diffondono le opinioni su scala nazionale e quanti occupano le alte sfere del nostro Paese abbiano tutte un medesimo obiettivo.


Vogliono farci credere che l'istruzione non sia poi così importante.
Che serve sapere un pochino di tutto e basta, solo per avere una carriera il più possibile sfavillante.
Che i professori di ogni ordine e grado sono solo figure noiose ed obsolete che creano problemi.
Che l'apprendimento è qualcosa di facile, veloce e che funziona a comando.
Che i prodotti culturali migliori che possiamo trovare sono serie tv e reality show trash, e chi se ne frega dei premi letterari e degli autori contemporanei.


Ci stanno riempiendo di mediocrità in ogni campo, facendoci credere che tutto ciò sia normale.
Per scrivere un libro basta essere personaggi noti, per essere personaggi noti basta poco e niente e poco e niente è esattamente quello che molti ragazzi in età scolare (purtroppo) hanno voglia di fare.
Ed allora sì, passare un pomeriggio intero a chiedersi perché Ungaretti parla di morte ed è invece tanto attaccato alla vita o perché Caravaggio dipinga con un tratto diverso rispetto a Michelangelo può sembrare inutile.


Io penso che stiano facendo tutto questo per sottometterci. Ci stanno soltanto dando una serie di caramelle avvelenate.
Ci vogliono ignoranti, e quindi docili, obbedienti, manipolabili, e persino servili con il più forte.
È per questo che noi dobbiamo fregare il sistema.
Dobbiamo studiare!





Mi auguro che questa “top five” relativa ai pregiudizi sui letterati e sui laureandi in Lettere vi sia piaciuta.
Ovviamente ci sarebbe molto altro da dire su alcune tematiche.
Sicuramente ho tralasciato qualche altro irrinunciabile luogo comune.
Per questo motivo aspetto i vostri interventi!
Come sempre grazie ed al prossimo post :-)

martedì 15 marzo 2016

TIPI DI PERSONE A TEATRO

Quando il vero spettacolo è osservare il pubblico

 

 
Un po' di tempo fa mi è capitato di pubblicare un post relativo alle biblioteche ed alle persone che solitamente le frequentano, suddividendole per tipologie. 
 

Ne è venuto fuori il ritratto di un luogo nel quale la varietà degli usi e dei costumi delle persone che lo frequentano è davvero affascinante e quasi surreale. 
 

Rileggendo il mio vecchio post, mi sono resa conto che si potrebbe fare il medesimo discorso poco prima di uno spettacolo teatrale. Non è necessario interagire con i frequentatori abituali della sala d'attesa di fronte all'ingresso: spesso basta un po' di spirito di osservazione.


Quali sono, dunque, le tipologie di persone più diffuse tra gli appassionati di drammaturgia?






Gli studenti (liceali).


Esemplare difficilissimo da trovare in solitudine. In tal caso, si tratterebbe di un ragazzo/a straordinariamente diligente.


Nel 99% dei casi, gli studenti liceali si muovono (a fatica) come una cosa sola. Il più delle volte trascinano i piedi e si guardano in giro con un misto di noia e curiosità.

Alcuni di loro si sono impegnati per presentarsi al meglio e quindi sfoggiano giacca e cravatta (per i ragazzi) o un bel vestito (per le ragazze). La maggioranza, però, rimane fedele ai soliti jeans stracciati.

Si lasciano cadere sulle poltroncine quasi in contemporanea, e non di rado il pavimento trema. 
 

Se si tratta di una buona classe, molti di loro seguono lo spettacolo ed alcuni arrivano persino a concludere che “non è così male”. 
 

Tuttavia, ci sarà sempre qualcuno che chiacchiera, o, peggio, che estrae il cellulare, illuminando di azzurrino una parte della sala e suscitando le proteste degli altri spettatori, specie di colui-che-non-vuole-essere-disturbato (vedi sezione dedicata). 
 

Le persone che non sono sedute vicino a loro tirano spesso un sospiro di sollievo.






Lo studente (universitario).  


A differenza degli studenti liceali, quest'ultimo è abbastanza facile da reperire da solo. In altri casi può essere accompagnato, spesso da una persona appassionata di teatro quanto lui. 
 

Lo studente universitario di cui parlo difficilmente proviene da Economia o da Ingegneria: spesso appartiene a qualcuno dei moltissimi corsi di Laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia, ed ha la necessità di vedere questo spettacolo per scrivere una relazione che completi un laboratorio o un esame di Storia del Teatro o affini.


Sulle prime, il nostro studente non è così entusiasta di venire a vedere lo spettacolo, e, pensando alla bevuta con i compagni di corso che ha dovuto disertare, potrebbe esibirsi in una vaga imitazione dello studente liceale.


Tuttavia, man mano che lo spettacolo va avanti egli si incuriosisce, si interessa, si appassiona. Ricorda, minuto dopo minuto, perché ha scelto l'esame di Storia del Teatro, perché ha voluto fare un determinato corso di laurea e non altri, e perché, in definitiva, andare a teatro gli piacerà sempre.


Per questo motivo egli esce dalla sala sollevato e vagamente soddisfatto, con la relazione già per metà in testa.


Ultimo indizio: ero io fino a due anni fa.






La signora elegante. 


In nove casi su dieci è accompagnata dal consorte, sul cui volto, in otto casi su dieci, è scritto il seguente pensiero: “Ho dovuto mettermi pure un abito da matrimonio, un po' di pietà, di mercoledì c'è la Champions!”


Non si siede sulle poltroncine della sala d'attesa perché sull'abito si creerebbero delle antiestetiche piegoline. I tre must della signora elegante sono il tubino (alternato ad un tailleur per non essere troppo monotona), la pelliccia (vera, altrimenti che gusto c'è) ed i tacchi (ovviamente decolleté accompagnate da calze sottili, anche in gennaio).


Non appena entra nella sala, chiede subito a qualche maschera di lasciare al guardaroba il secondo dei suoi tre must (di certo non si può tenere sulle ginocchia o dietro la schiena come un cappotto, si rovina!).


Durante l'intervallo, chiacchiera solo con signore eleganti quanto lei, e con i relativi consorti (che fingono di ascoltarle ed accendono lo smartphone in un tentativo di aggiornarsi sul risultato del primo tempo della partita).


Inutile dire che gli spettacoli che gradisce di più sono quelli nei quali i costumi sono curati in modo impeccabile.

Se c'è qualche attore vestito con abiti H&M, prende in considerazione l'idea di cambiare teatro.






Il gruppo di pensionati. 


Innanzitutto un consiglio: FUGGITE!


Questi pittoreschi personaggi, il più delle volte, sono in possesso di un abbonamento annuale, comprato in gruppo di comune accordo.

Raggiungono il teatro insieme. Allo stesso modo aspettano che si possa entrare nella sala d'ingresso ed escono commentando lo spettacolo.


La caratteristica principale di questa tipologia di spettatori è il loro irrefrenabile desiderio di condividere quest'esperienza con il primo malcapitato che si pari loro davanti, perché, ehi, non è fantastico conoscere gente nuova?


In tal senso, vi racconto la mia esperienza.

L'anno scorso stavo incautamente mangiando un trancio di pizza su una panchina di fronte ad un noto teatro di Milano. Avevo lavorato tutto il giorno, non tornavo a casa dal mattino ed aspettavo altre persone con i miei biglietti.

A breve distanza da me c'era un gruppo degli esemplari sopra descritti.

Uno di loro mi si è avvicinato ed ha detto “Buon appetito!” ed io ho ingenuamente ringraziato. Risultato: avendo appurato che avrei morso solo la pizza e nient'altro, mi si sono fatti tutti vicini, chiedendomi in coro se aspettassi qualcuno, da che parte di Milano venissi, che lavoro facessi e molto altro che al momento non ricordo.


È vero che un po' di calore umano non fa mai male, e, presi in piccole dosi, possono risultare pure simpatici. 
Tuttavia, meglio non esagerare.




Colui-che-non-deve-essere-disturbato. 


Questo esemplare è vagamente imparentato con Voldemort, l'antagonista di Harry Potter, noto anche come Colui-che-non-deve-essere-nominato. Nel momento in cui ci si trova ad avere a che fare con questa persona, infatti, si ha come l'impressione di avere una Maledizione senza Perdono che pende sulla nostra testa. 
 

Colui-che-non-deve-essere-disturbato incenerirebbe tutti: gli studenti liceali, che per lui sono più o meno delle zecche fastidiose; gli studenti universitari, perché hanno l'ingresso ridotto, e non è giusto, ed io che vengo sempre qui chi sono?; le signore eleganti, perché la pelliccia ostacola la visuale, e poi come si sono pettinate?; i pensionati, perché chiacchierano all'ingresso come se si trattasse di un bar, e questo è un posto serio!; non ultimi, i mariti delle signore eleganti, perché questi smartphone dovrebbero essere confiscati all'ingresso, e poi, nel 2016, ancora questa fissa del mercoledì di coppa?


È difficile che Colui-che-non-deve-essere-disturbato resti per tutto lo spettacolo. Il più delle volte, se ne va durante l'intervallo. Persino la rappresentazione riesce ad offenderlo. 

  



L'appassionato. 

 

Quest'ultima tipologia di persone non appartiene a nessuna categoria di quelle sopracitate, o, a volte, ha fatto parte (o fa parte sporadicamente) di una di esse.


L'appassionato è la persona alla quale piace moltissimo venire a teatro… e basta.

Non importa se all'ingresso dovrà attendere seduto di fianco a qualche curiosa signora che le chiede dove ha comprato quella borsa tanto carina. Se durante lo spettacolo verrà accecata da qualcuno che proprio non riesce a mettere via il telefono. Se all'uscita dovrà sentire i commenti sgarbati del solito criticone.


Per lui, o per lei, è semplicemente bellissimo rilassarsi sulla poltroncina e godersi, di volta in volta, una storia diversa.


L'appassionato sono io, la maggior parte delle volte, e tantissime altre persone che non vedo l'ora di conoscere (sì, anche quelle appartenenti ai gruppi di pensionati).






Che ne dite di questo breve ritratto del mondo teatrale e dei suoi fan? Vi riconoscete in qualche categoria? Vi viene in mente qualche altro interessante personaggio? Attendo vostre opinioni!




Grazie come sempre, ed al prossimo post :-)