mercoledì 15 giugno 2016

ALLA SCOPERTA DI MILANO... INDAGANDO!

Perché leggere i romanzi di Dario Crapanzano

 

 Cari lettori,come già anticipato nel post riguardante il Liebster Award, eccomi con qualche consiglio per alcune letture “da ombrellone”, ovvero piuttosto scorrevoli e gradevoli, vista la stagione in corso e la conseguente speranza di riuscire ad andare al mare.
 
Non potevo non cominciare da uno dei generi principi della spiaggia: il giallo.
In questo periodo mi sono appassionata quasi per caso ai romanzi di Dario Crapanzano, pubblicati da Fratelli Frilli Editore, nella collana I Tascabili.




Il commissario Mario Arrigoni, protagonista indiscusso di questa serie, è un uomo sui cinquanta che vive l'immediato Dopoguerra a Milano. 
A quei tempi, alla sua età (a stragrande differenza nostra) si era già ad un passo dalla pensione, ma egli ha troppa passione per il suo lavoro e continua a dirigere con energia ed arguzia il commissariato di Porta Venezia, affiancato dai simpatici sottoposti Giovine e Di Pasquale e dal molto meno affabile vice Mastrantonio.

È un uomo che ha avuto tardi la sua occasione di farsi una famiglia, ma che da diversi anni vive ormai serenamente con la moglie Lucia, molto più giovane e bella di lui, e con la figlia Claudia, una ragazzina molto lontana dal prototipo dell'adolescente ribelle a cui ci hanno abituato i romanzi contemporanei.



La seconda protagonista di questa collana è indubbiamente la città di Milano, in ogni suo angolo e sfumatura. Chi si aspetta però la città della moda, dei locali notturni e del benessere resterà deluso: la Milano degli anni '50 è una città in via di ricostruzione, tenacemente attaccata ai suoi costumi ed alle sue tradizioni, e caratterizzata da una fisionomia ben diversa da quella attuale. 

 



Vi propongo di seguito un breve riassunto di trame e tematiche dei primi quattro romanzi della serie, sperando di incuriosirvi (anche e soprattutto se non siete milanesi!).





Il giallo di via Tadino




Una traversa poco conosciuta della zona di Porta Venezia è proprio via Tadino, piccola viuzza caratterizzata da una serie di case a ringhiera.


È lì che, una sera fredda e piovosa, gli abitanti di uno dei complessi sentono un urlo, per poi ritrovare, al di sotto di uno dei balconi, il cadavere di una madre di famiglia che abitava in quello stabile e che tutti conoscevano.


L'ipotesi del suicidio è la più ovvia ed immediata.

Solo il commissario capo Arrigoni non è convinto di questa ipotesi, e prova a condurre le indagini ipotizzando che si tratti di un omicidio…


Questo primo giallo affronta il tema di quella che era, nel 1950, la vita nelle case popolari di Milano.

Forse qualche lettore, come me, si stupirà di quanti aspetti della vita, anche i più intimi, fossero invece in comune in tali complessi. Dal bagno condiviso ai ballatoi pubblici, passando per i corridoi che collegavano un appartamento ad un altro, gli spazi da dividere erano tanti e tali che ogni casa “a ringhiera” diventava una sorta di famiglia allargata, con le sue gioie, ma anche con i suoi segreti.






La Bella del Chiaravalle




Il secondo romanzo della serie tratta il delicato tema delle case chiuse, popolarissime negli anni '50 in Italia, ben prima della loro chiusura e molto prima del triste fenomeno delle minorenni straniere costrette a prostituirsi in strada.


Frequentare un simile ambiente era, ai tempi, quasi di routine per i giovani scapoli ed anche per molti sposati, ma non certo per il commissario Arrigoni, il quale, suo malgrado, si trova coinvolto in questo mondo.


Viene ritrovato, infatti, il cadavere di una giovanissima e bella ragazza che esercitava la professione, orribilmente squarciato sul ventre da una serie di coltellate.

La ragazza, com'è facile immaginare, era circondata, in vita, da una serie di personaggi poco raccomandabili: parenti desiderosi di approfittarsi di lei, un “fidanzato” che la cercava solo per soldi, alcune colleghe invidiose della sua avvenenza…


Il commissario capo si sente un pesce fuor d'acqua in questo contesto, ma, con tenacia e pazienza, riesce ad arrivare anche alla fine di questo caso.






Il delitto di via Brera





Siamo nell'afoso luglio del 1952 ed il commissario Arrigoni si annoia più che mai. Madre, moglie e figlia sono in montagna e lui può raggiungerle solo nel weekend. Durante la settimana, infatti, egli deve restare in commissariato, ma sembra che a Porta Venezia persino il crimine sia andato in vacanza. 
 

È per questo motivo che i suoi superiori gli affidano un caso riguardante tutt'altra zona di Milano: via Brera.

Il morto è, questa volta, un direttore di una delle prime agenzie pubblicitarie d'Italia, aspirante artista sull'orlo del fallimento per via delle sue rovinose passioni: donne e gioco d'azzardo.


Questa volta, l'indagine del commissario si concentra su quello che nell'immediato Dopoguerra era, ad ogni effetto, il quartiere degli artisti: egli si addentra in un mondo ormai perduto, nel quale le pubblicità venivano fatte da pittori e non da moderni “creativi”, in cui era possibile millantare una laurea in Architettura senza averla e bastavano un paio di bar sulla via dei Fiori Chiari per creare circoli artistici.





Il caso di Piazzale Loreto





In questo quarto romanzo, la grande protagonista è la festività che sta più a cuore ai milanesi: Sant'Ambrogio. 
Tra l'annuale fiera intorno alla Basilica, il tradizionale acquisto del primo panettone ed il tanto sospirato ponte, Arrigoni si trova ad avere a che fare con un caso imprevisto: il ritrovamento, nella sua auto, di una giovane ragazza morta, proprietaria di un bar tabacchi. L'ipotesi di un malore viene scartata quasi subito, in seguito alla scoperta di cianuro nel corpo.


Gilda, la ragazza assassinata, aveva moltissimi conoscenti, ed ognuno di essi racconta al commissario una verità differente. Il ritratto della ragazza che ne vien fuori è complesso e tutt'altro che edificante, ed il commissario sta quasi per rinunciare e chiudere le indagini… quando sono i suoi sottoposti a venirgli in soccorso ed a condurlo alla risoluzione del caso.






Molti sono i motivi che mi hanno spinto a leggere ben quattro romanzi di questa serie (e sicuramente leggerò anche i successivi), a partire dall'ambientazione milanese, davvero realistica e ricca di spunti istruttivi, passando per l'ironia di molte scene, fino alla semplicità ed alla piacevolezza dello stile.




Ora tocca a voi! Avete letto questi libri? Cosa ne pensate? Avete qualche altro giallo da consigliarmi?

Come sempre, grazie ed al prossimo post :-)

6 commenti :

  1. ciao Silvia! non conoscevo nè l'autore nè i suoi libri, quindi grazie per la "dritta"! i gialli costituiscono sempre una lettura piacevolissima, Agatha Christie è una delle mie autrici preferite :)
    tempo lessi un bel giallo sempre ambientato a Milano, UN DELITTO MOLTO MILANESE di Antonio Steffenoni ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao! Non conosco il libro che hai citato, ma lo cercherò! Secondo me questi gialli ti piacerebbero molto :-)

      Elimina
  2. Ciao Silvia, non conoscevo quest'autore ma i suoi gialli "milanesi" sembrano molto interessanti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao! conoscendoti, ti piacerebbero sicuramente!!

      Elimina
  3. Ciao! Io non prediligo molto i romanzi gialli sotto l'ombrellone ma i tuoi consigli mi ispirano molto! Oltretutto io AMO Milano! Questi sono libri da mettere sicuramente in lista :D
    Ciao!
    -G

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere che tu ami Milano... io la considero la mia città, anche se vivo in provincia!

      Elimina